Non solo big tech: tutte guardano ai servizi finanziari

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
22.4.2021
Tempo di lettura: 2'
Amazon, Google, Apple: tutti i giganti del tech stanno integrando nel loro business anche servizi finanziari. Ma a ben vedere non è solo un fenomeno americano né tantomeno tecnologico

Amazon, Google, Facebook, Apple, Alibaba: le big tech negli ultimi hanno e continuano a trasformare il mondo dei servizi finanziari

Il fenomeno non interessa solo l'e-commerce ma in generale tutto il retail. Il Politecnico di Milano ha identificato 12 settori in cui le imprese stanno implementando servizi finanziari

Telepass e Enel X sono due esempi tutti italiani di società che hanno integrato un'offerta di servizi finanziari al loro interno

È ormai da qualche anno che è diventato chiaro un fatto: i servizi finanziari non sono più appannaggio delle grandi banche. E non è solo una questione del proliferare, tra pagamenti digitali e app di investimento, delle fintech. E neanche solo dell'espansione monopolistica delle c.d big tech, quali Amazon e Google, verso settori di non loro appartenenza. I servizi, infatti, finanziari sono diventati un servizio alla portata (e nel mirino) di tutti.


A dirlo è Laura Grassi, dell'Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano. “L'offerta dei servizi finanziari non è più esclusiva del settore finanziario. Ad essere interessate a questi servizi non solo è l'e-commerce ma in generale tutto il retail” spiega che Grassi che sottolinea come dalle ricerche dell'osservatorio sia emerso che questa dinamica interessi ben 12 settori: agrifood, oil&gas, tech companies, automotive, utilities, retail, food service, transport, telecommunication, real estate, travel e sport ed entertainment. E non è un fenomeno recente. Già a fine 2019 si contavano 55 attori per 256 servizi finanziari forniti. Nella maggior parte dei casi si tratta di servizi assicurativi (41%), seguiti da prestiti e finanziamenti (31%) e pagamenti e trasferimenti (18%). L'offerta assicurativa prevale nel retail (43% del totale del settore) e in misura maggiore nelle utilities (66%). I servizi di finanziamento prevalgono nel settore tech (58%). Nell'automotive il 100% degli attori è attivo su assicurazioni e finanziamenti (36% e 37% dei servizi rispettivamente)

Non è un fenomeno estraneo al Bel Paese. “Anche in Italia sono nate piattaforme chiamate di openfinance che fanno leva sull'innovazione e che si propongono come fulcri, aggregatori, intermediari di una serie di servizi. Molte di questi sono b2C altri sono b2b e dunque meno visibili” spiega Grassi. Telepass e Enel X sono solo due esempi di società italiane non finanziarie che offrono servizi finanziari, realizzati in-house o in partnership con altri attori finanziari. “Enel X ha lanciato Enel X Pay, un conto corrente, e ha di recente siglato accordi con Tink. Telepass sta facendo un numero considerevole di accordi molto importanti con diverse società con il risultato che il telepass sta passando da essere una scatoletta di pagamento pedaggio ad essere una piattaforma di servizi legati alla mobilità”.

Infine, il tratto comune a queste realtà è il digitale. Senza innovazione e digitalizzazione  quest'evoluzione non sarebbe stata possibile. Tuttavia, secondo Grassi, per alcuni mercati, ad esempio gestione del risparmio e assicurazioni, il fattore umano rimane un fattore nevralgico.““Ci sono startup, anche alcune importanti e note, che hanno provato a disintermediare completamente il canale umano. Alcune di queste, penso ad esempio al wealth management, sono in realtà tornate indietro: il fattore umano in certi mercati è davvero core”.
In questo contesto di disruption dei servizi finanziari, le big tech sicuramente rientrano nel novero delle società che già da anni si stanno muovendo verso questa tipologia di offerta. La prima ad uscire dal proprio seminato è stata Amazon, che già nel 2007 aveva lanciato Amazon Pay che offriva ai propri clienti l'opportunità di pagare, utilizzando il proprio account, i venditori presenti sulla piattaforma e aderenti al servizio. Il leader dell'e-commerce ha inoltre lanciato negli Usa la prima carta di credito con marchio Amazon, sviluppata in collaborazione con Jp Morgan Chase e Visa e più recentemente anche un sistema di rateizzazione dei pagamenti. Nel 2017 ha introdotto Amazon Cash, programma che consente ai clienti di depositare contanti, senza commissioni, su un conto digitale mostrando un codice a barre (stampato fisicamente o digitalmente) o il loro numero di telefono collegato al loro account Amazon presso un rivenditore partner. Il settore delle assicurazioni, in cui Amazon è già presente con Amazon Protect, potrebbe essere una nuova direttrice di crescita. Anche le altre big tech non sono certe ferme. Apple dopo aver lanciato Apple Pay, ha proposto sul mercato americano la Apple Card, la prima carta di credito pensata dalla “Mela” in collaborazione con Goldman Sachs e MasterCard. Nel mentre Facebook con il progetto Libra vuole proporre una propria criptovaluta come infrastruttura di un nuovo sistema finanziario globale. Google invece punta, con la recente acquisizione di Fitbit, ma servizi di assistenza sanitaria. Lato Cina, Alibaba, con la controllata Ant, è diventata un colosso anche nei servizi di pagamento.

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