IoT: il mercato italiano rallenta ma resiste alla pandemia

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Nel 2020, il mercato Internet of Things (IoT) ha registrato un calo del 3% rispetto al 2019, attestandosi su un valore di 6 miliardi di euro I risultati dell'Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano

Internet delle cose: cala il fatturato ma crescono le connessioni IoT attive in Italia. Sono 93 milioni, di cui 34 milioni di connessioni cellulari (+10% rispetto al 2019) e 59 milioni abilitate da altre tecnologie (+15%)

Giulio Salvadori (PoliMi): “l'emergenza non ha permesso di replicare nel 2020 l'elevato ritmo di crescita tenuto dal mercato IoT negli ultimi anni. Ma, pur in leggera flessione, il mercato è comunque in salute e presenta una buona dinamicità, con tanti ambiti che sono cresciuti rispetto al 2019”

Industrial IoT: nel 2020 il gap tra le  grandi aziende e pmi è diminuito del 5% in termini di conoscenza delle soluzioni IoT per l'industria 4.0 e del 6% per quanto riguarda le iniziative in avviate

La pandemia ha frenato l'andamento positivo del mercato italiano dell'internet delle cose (IoT). Dopo la crescita a doppia cifra che ha caratterizzato gli ultimi tre anni (+24% nel 2019, +35% nel 2018 e +32% nel 2019) il 2020 ha visto calo del 3% in termini di fatturato, che si è attestato a quota 6 miliardi di euro, di cui 3 miliardi derivanti dalle applicazioni che sfruttano la “tradizionale” connettività cellulare e 3 dalle applicazioni che utilizzano altre tecnologie di comunicazione. Nel complesso, si tratta di un risultato in linea con quello registrato nei principali paesi occidentali (che oscilla fra il -5% e il +8%), a conferma della tenuta del mercato anche di fronte al difficile contesto generato dalla pandemia.
In termini di volumi, le connessioni IoT attive in Italia sono 93 milioni, di cui 34 milioni di connessioni cellulari (+10% rispetto al 2019) e 59 milioni abilitate da altre tecnologie (+15%). Tra queste, una spinta significativa arriva dalle reti Lpwa (Low Power Wide Area), che hanno raggiunto per la prima volta in Italia un milione di connessioni (+100%) e dalla componente dei servizi collegati agli oggetti connessi, che ha messo a segno una crescita del 4% rispetto al 2019, attestandosi a quota 2,4 miliardi di euro. Sono alcuni dei dati emersi dall'ultima ricerca dell'Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano. Lo studio  evidenzia i benefici che questa tecnologia può generare per consumatori, aziende e PA, in termini economici, ambientali e di riduzione del rischio.  Nella manifattura, ad esempio, "i dati provenienti da macchinari connessi (smart factory) consentono una migliore gestione delle attività di manutenzione, anticipando il malfunzionamento, invece di correggerlo, e riducendo tempi e costi legati all'inattività del macchinario".

La performance per comparto

Guardando ai diversi comparti, nonostante un calo del 13% rispetto al 2019, lo smart metering & smart asset management nelle utility si conferma come il primo segmento in termini di fatturato, con un valore di 1,5 miliardi di euro (pari al 25% del totale). A sostenere il mercato è la spinta della normativa sui contatori gas ed elettrici. Nel 2020 sono stati installati altri 2,7 milioni di contatori gas connessi presso utenze domestiche, portando la diffusione al 69% del parco complessivo, e ben 4,8 milioni di smart meter elettrici di seconda generazione, raggiungendo la metà del totale dei contatori elettrici. Al secondo posto ci sono le smart car, che rappresentano il 20% del mercato, con un fatturato di 1,18 miliardi di euro (-2%). I veicoli connessi sono 17,3 milioni, quasi la metà del parco circolante in Italia. Il segmento smart building, legato prevalentemente alla videosorveglianza e alla gestione dei consumi energetici all'interno dell'edificio, vale 685 milioni di euro (+2%) e occupa il terzo gradino del podio. Gli ambiti che hanno registrato la crescita più significativa sono smart agriculture (140 milioni di euro, +17) e smart factory (385 milioni di euro, +10%). In crescita anche smart city (560 milioni di euro, +8%) e smart logistics (610 milioni di euro, +4%).In calo smart home (505 milioni di euro, -5%) e l'ambito smart asset management in contesti diversi dalle utility (265 milioni di euro, -20%).

L'emergenza non ha permesso di replicare nel 2020 l'elevato ritmo di crescita tenuto dal mercato IoT negli ultimi anni. Ma, pur in leggera flessione, il mercato è comunque in salute e presenta una buona dinamicità, con tanti ambiti che sono cresciuti rispetto al 2019” ha commentato Giulio Salvadori, direttore dell'Osservatorio.

Industrial IoT: si riduce (lentamente) il gap tra grandi aziende e pmi

Nel 2020, l'industrial IoT, ovvero l'applicazione dell'Internet of Things nel mondo industriale ha mostrato una crescita in termini di consapevolezza e propensione a innovare in ottica 4.0 da parte delle aziende, con un assottigliamento del divario tra grandi aziende e pmi. Stando infatti a un sondaggio condotto dall'Osservatorio su un campione di 102 grandi aziende e 295 pmi italiane, nel 2020 il gap tra le due realtà è diminuito del 5% in termini di conoscenza e del 6% per quanto riguarda le iniziative in corso. In particolare il 94% delle grandi aziende ha dichiarato di conoscere le soluzioni IoT per l'industria 4.0 e il 68% ha avviato almeno un progetto, percentuali che scendono rispettivamente al 41% e 29% per le pmi. Smart factory (66%) e smart logistics (27%) risultano le applicazioni più diffuse, ma nascono progetti nell'ambito smart lifecycle, per migliorare lo sviluppo di nuovi modelli e l'aggiornamento dei prodotti (7%). Tuttavia, l'emergenza sanitaria ha pesato sugli investimenti e l'avvio di nuovi progetti nel 2020, con solo il 15% delle pmi e il 12% delle grandi aziende che ritiene prioritario attivare iniziative di I-IoT contro rispettivamente il 25% e il 16% che le mettono in secondo piano. Inoltre, il 22% delle grandi imprese ha aumentato il budget dedicato ai progetti IoT per l'Industria 4.0 (il 14% lo ha ridotto), contro solo l'11% delle pmi (il 12% lo ha diminuito) e un quarto delle grandi imprese e un terzo delle pmi hanno deciso di rimandare la decisione ai prossimi mesi.

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