Intelligenza artificiale e blockchain: focus sulla strategia nazionale

Alessandro Foti
Alessandro Foti
23.12.2021
Tempo di lettura: 3'
In tema digitalizzazione emerge un quadro poco rassicurante per l'Italia, che si posiziona, in base a diversi indici, ben al di sotto delle medie europea e Ocse. Come si sta muovendo il nostro Paese?
Il livello di digitalizzazione di un Paese rappresenta ormai convenzionalmente un indice chiave di valutazione del grado di sviluppo con il quale i governi devono confrontarsi. Non a caso la comunità internazionale (in particolare la Commissione europea e l'Ocse), già da tempo monitora ed esamina i progressi per singolo Stato pubblicandone periodicamente dettagliate analisi come, ad esempio, l'edizione 2021 dell'indice di digitalizzazione dell'economia e della società (Desi) della Commissione europea e l'edizione 2019 del “Measuring the digital transformation, a roadmap for the future”, dell'Ocse.In termini complessivi, dai dati statistici rilevati ...

A che punto è la strategia nazionale sull'IA?


Sorti parzialmente diverse sono toccate al progetto di definizione della strategia nazionale in materia di IA.
A livello internazionale questa tecnologia è percepita come una componente capace di facilitare il processo di transizione digitale e quindi la ripresa economica.

In quest'ottica numerosi documenti sono stati elaborati dalla comunità internazionale in materia di intelligenza artificiale quali, ad esempio, i “Principi di intelligenza artificiale” dell'Ocse e la proposta di Regolamento per l'IA della Commissione europea (COM(2021) 206 final) fortemente voluta, tra gli altri, dalla presidente Ursula Von der Leyen – nonché parte della più ampia Strategia europea delineata nel “Coordinated plan on artificial intelligence 2021” e nel “Libro bianco sull'intelligenza artificiale” (COM(2020) 65 final).

Tra i documenti più recenti merita di essere menzionato anche l'“AI watch, national strategies on artificial intelligence” del 22 giugno 2021 con il quale la Commissione europea e l'Ocse analizzano le strategie di 28 Paesi dei quali sette, tra cui l'Italia (oltre Romania, Grecia, Irlanda, Croazia, Belgio e Austria), ne risultano totalmente sprovvisti.

Invero, nel caso dell'Italia non è più così.
Risale, infatti, a qualche settimana fa (24 novembre 2021) la pubblicazione nostrana del “Programma strategico per l'intelligenza artificiale (IA) 2022-2024” che da seguito alla consultazione pubblica conclusasi il 31 ottobre 2020.
Dal documento si evince che l'obiettivo è di rafforzare la ricerca e incentivare il trasferimento tecnologico in modo da rendere l'Italia un player internazionale in materia IA e competitivo a livello globale. In questa prospettiva, il Programma individua le aree prioritarie e le politiche di intervento con iniziative dedicate a “talenti e competenze” per la quale sono previste azioni tese ad aumentare il numero di dottorati e attrarre in Italia i migliori ricercatori, sia in ambito di ricerca fondamentale sia applicata. Al tempo stesso, il Programma individua politiche per favorire corsi e carriere nelle materie Stem e per rafforzare le competenze digitali e in materia di IA.

Ulteriore componente di rilievo contenuta nel documento è data dalla previsione di politiche di consolidamento dell'ecosistema di ricerca italiano nell'IA, favorendo le collaborazioni tra il mondo accademico e della ricerca, l'industria, gli enti pubblici e la società. A questa componente si affianca la creazione di un team stabile sull'AI in seno al Comitato interministeriale per la transizione digitale per garantire un'efficace governance, per monitorare lo stato di attuazione della strategia, e per coordinare tutte le iniziative di governo sul tema.

Il Programma prevede poi un'area di intervento focalizzata nella promozione di politiche finalizzare alla diffusione dell'uso di questa tecnologia nelle imprese e nella pubblica amministrazione. Le misure a favore delle imprese hanno lo scopo di supportare la “Transizione 4.0”, favorire la nascita e la crescita di imprese innovative in questo comparto digitale e supportarle nella sperimentazione e certificazione dei prodotti del settore. Gli interventi per la PA sono volti alla creazione di infrastrutture dati per sfruttare in sicurezza il potenziale dei big data generati dalla pubblica amministrazione, alla semplificazione e personalizzazione dell'offerta dei servizi pubblici e all'innovazione delle amministrazioni, tramite il rafforzamento dell'ecosistema GovTech in Italia. Quest'ultima misura, per esempio, prevede l'introduzione di bandi periodici per identificare e supportare le start-up che offrono soluzioni basate sull'AI che possono risolvere problemi critici del settore pubblico.

L'intero Programma di sviluppo della strategia IA dovrebbe essere finanziato con oltre 1 miliardo di euro tra fondi pubblici e contributi privati.

Tutte premesse queste che lasciano davvero ben sperare.

Ora, al di là delle questioni ancora aperte sulle tematiche che si intrecciano inevitabilmente con l'IA (per esempio, privacy, cyber security), sarebbe però opportuno che l'organo esecutivo del Programma strategico si confronti quantomeno con due profili: la coerenza complessiva del Programma con la citata proposta di Regolamento per l'IA della Commissione Ue; la questione della responsabilità civile dei danni derivanti dall'utilizzo dell'IA oltreché più in generale da software (e suoi update). Un profilo quest'ultimo che si innesta nel più ampio contesto delle politiche verdi Ue rilanciate dalla Commissione attraverso una consultazione pubblica (con termine al 10 gennaio 2022) che si pone, tra gli altri, l'obiettivo di allineare la direttiva europea sulla responsabilità da prodotto del 1985 all'economia digitale e circolare e ai progressi tecnologici portati dall'AI e dall'internet delle cose (IoT).

Quali sfide per il futuro?


Se è vero che il livello di digitalizzazione di un Paese è indice rappresentativo del suo grado di sviluppo, altrettanto vero è che le esigenze di sviluppo vanno necessariamente contemperate con quelle di tutela dei diritti, non solo individuali (e.g. privacy), che verrebbero mortificati (più o meno consapevolmente) dalle tecnologie basate su IA e Blockchain. Eventualità questa che potrebbe verificarsi qualora il quadro legislativo nazionale non fosse ispirato ai principi e alle raccomandazioni enunciate a livello internazionale dall'Ocse e dalla Commissione Ue affinché gli interessi dei soggetti coinvolti siano tutelati quali priorità imprescindibili. Tra le priorità non può non menzionarsi la necessità che queste tecnologie da un lato, avvantaggino persone e pianeta favorendo la crescita inclusiva, lo sviluppo sostenibile e il benessere; e dall'altro, che siano progettate in modo tale da rispettare lo stato di diritto, i diritti umani, i valori democratici e la diversità.

Anche di questi profili dovrà tenersi conto quando si tratterà di legiferare e rendere operative le strategie nazionali nel corso dei prossimi anni, durante i quali vale la pena ricordare il nostro Paese potrà cogliere le opportunità senza precedenti derivanti dalle risorse NGEU per sviluppare tecnologie del genere.

Un primo recente passo che muove in questa direzione è lo stanziamento di 45 milioni di euro messi a disposizione con il Fondo per lo sviluppo delle tecnologie e delle applicazioni di IA, dei sistemi basati su Blockchain e IoT, previsto dal decreto attuativo firmato lo scorso 9 dicembre dal Ministro dello sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti e dal Ministro dell'Economia e delle Finanze, Daniele Franco. Fondo che ha quale scopo precipuo di promuovere la competitività e la produttività del sistema imprenditoriale del nostro Paese attraverso progetti di ricerca e innovazione tecnologica legati al programma Transizione 4.0. AI e blockchain, in particolare, sono due dei temi strategici per lo sviluppo economico e sociale che nei prossimi anni domineranno la scena politica e i mercati.

L'auspicio è che questa iniziativa possa fungere da volano per il necessario rilancio e lo sviluppo della strategia nazionale non solo per AI e blockchain ma anche per il più complesso processo di digitalizzazione dell'intero Paese.
Opinione personale dell’autore
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Avvocato tributarista senior presso lo studio De Berti-Jacchia in Milano, si occupa della materia sia in ambito nazionale sia internazionale con particolare attenzione a Hnwi e multinazionali altamente digitalizzate, quali quelle operanti nei settori big data, Ai, cloud, cybersecurity, IoT, blockchain.

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