L'hi-tech resiste al covid. E rinnova il settore industriale italiano

Rita Annunziata
12.10.2021
Tempo di lettura: 3'
Il mercato italiano dell'industria 4.0 ha toccato i 4,1 miliardi di euro nel 2020 e si prepara a superare i 4,5 miliardi nel 2021. Ecco come sta rinnovando il settore industriale

Gli investimenti delle imprese manifatturiere si sono focalizzati principalmente su progetti di connettività e acquisizione di dati, che hanno raccolto il 60% della spesa per 2,4 miliardi di euro. Ma anche sugli industrial analytics (17% per 685 milioni)

Taisch: “Per avviare progetti di digitalizzazione pervasivi, multi-tecnologici e basati sul cloud e su reti innovative sarà necessaria una visione di lungo termine, il coraggio di sperimentare nuove applicazioni e un forte investimento nelle competenze 4.0”

A dispetto della crisi il mercato italiano dell'industria 4.0 ha sfondato il tetto dei 4,1 miliardi di euro nel 2020, registrando una crescita del +8%. Un balzo certamente più contenuto rispetto alle attese del 2019 (si parlava del +20%) ma allo stesso tempo positivo se si confronta con il calo del 5% stimato durante il primo lockdown. E che si prepara a riconfermarsi anche nel 2021, quando la spesa nell'hi-tech potrebbe superare i 4,5 miliardi di euro.
Sono le previsioni della nuova ricerca dell'Osservatorio transizione industria 4.0 della School of management del Politecnico di Milano, presentata in occasione del convegno online “L'industria 4.0 in un mondo che cambia”. Un cambiamento che, nelle parole di Marco Taisch, responsabile scientifico dell'osservatorio, vede il settore industriale italiano rinnovarsi “in modo persistente” accantonando l'idea dell'hi-tech come una “moda passeggera”. Analizzando nel dettaglio il mercato, gli investimenti delle imprese manifatturiere si sono focalizzati principalmente su progetti di connettività e acquisizione di dati (industrial internet of things), che hanno raccolto il 60% della spesa per 2,4 miliardi di euro. Ma anche su industrial analytics (17% per 685 milioni), cloud manufacturing (8% per 390 milioni), servizi di consulenza e formazione (7% per 275 milioni), advanced automation (5% per 215 milioni), additive manufacturing (2% per 92 milioni) e advanced human machine interface (1% per 57 milioni). Quanto al 2021, come anticipato in apertura, è attesa un'ulteriore accelerazione della spesa a un tasso compreso tra il +12% e il +15%, favorita soprattutto da cloud manufacturing (+25-30%), advanced automation (+15-20%) e advanced hmi (+12-18%).
“Le iniziative più semplici sono ormai conosciute e consolidate, con almeno un progetto attivato nel 75% delle imprese manifatturiere”, osserva Taisch, ma per avviare progetti di digitalizzazione pervasivi, multi-tecnologici e basati sul cloud e su reti innovative, aggiunge, “sarà necessaria una visione di lungo termine, il coraggio di sperimentare nuove applicazioni per le nuove sfide che si sono venute a creare e un forte investimento nelle competenze 4.0”. Secondo Giovanni Miragliotta, a sua volta direttore dell'Osservatorio transizione industria 4.0, la “trasformazione di modelli di business verso la digitalizzazione ha cambiato l'approccio con cui il valore viene trasmesso al cliente: remotizzazione, flessibilità e servitizzazione diventano gli elementi chiave nella gestione dell'impresa digitale”.

Soffermandoci sul primo punto, durante l'emergenza sanitaria sono state remotizzate in particolare il 40% delle attività di formazione, controllo e audit della qualità e di monitoraggio degli impianti, ma anche il 25-30% delle attività di manutenzione, gestione delle officine e collaudo delle macchine. Operazioni che hanno consentito un aumento della flessibilità e della tempestività nel rispondere ai problemi rispettivamente nel 67% e nel 55% dei casi, oltre a un miglioramento della soddisfazione dei lavoratori (60%) e del work-life balance (62%). E ad abilitare questa trasformazione sono state proprio le tecnologie smart: stando alla ricerca, le imprese ritengono indispensabile munirsi di strumenti di IoT per la datificazione dei processi (38%), di dashboard digitali (34%), piattaforme per la collaborazione a distanza (25%) e tecnologie per la cybersecurity (22%).

Senza dimenticare infine il capitolo green. “Diventare sostenibile, ormai, è un'esigenza dettata direttamente dal mercato e le imprese stanno sfruttando le tecnologie digitali per cogliere questo vantaggio competitivo”, interviene Luca Fumagalli, direttore dell'Osservatorio transizione industria 4.0. Poi conclude: “Advanced automation (30%) e industrial IoT (28%) sono le tecnologie più determinanti secondo le aziende che hanno concluso o avviato progetti di sostenibilità nelle operations, seguite da analytics (16%), cloud (11%), additive manufacturing (11%) e advanced hmi (5%). Le aree potenzialmente più interessate dall'impiego delle smart technologies per la sostenibilità, invece, sono il monitoraggio dei consumi nella gestione delle operations (56% del campione complessivo) e la gestione della fine vita del prodotto (46%)”.

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