Gap assicurativo: l'insurtech strizza l'occhio ai giovani

Tempo di lettura: 5'
Secondo Pietro Menghi, ceo di Neosurance, la strada per avvicinare le nuove generazioni al mercato assicurativo passa dall'insurtech e dall'open insurance

Pietro Menghi (Neosurance): "studi recenti hanno riportato che i millennial sono attualmente la generazione più sotto-assicurata e hanno meno probabilità di avere sottoscritto una protezione su aspetti come salute, affitto, vita e disabilità. Le cose non migliorano per la generazione successiva, quella dei Gen Z"

"La chiave per vendere assicurazioni alle generazioni più giovani è raggiungerli con il messaggio giusto, al momento giusto e con il giusto tono di voce, su un dispositivo con cui interagiscono mediamente 2.617 volte al giorno"

"L'open insurance permetterà una flessibilità senza precedenti lungo tutto il customer journey assicurativo, qualunque siano i contesti, sempre più mutevoli, in cui si materializzano i rischi per le persone. E, rendendo il mercato assicurativo più rilevante e accessibile, avrà un reale impatto sulla società"

Diverse indagini hanno evidenziato il ritardo dell'Italia sul fronte della protezione. Un ritardo che risulta ancora più evidente tra le nuove generazioni. Rapidità, semplicità, personalizzazione e trasparenza sono alcune delle caratteristiche principali che i più giovani ricercano nelle soluzioni assicurative. Per non lasciarsi sfuggire questi clienti nativi digitali, il mercato deve rispondere con prontezza, sviluppando prodotti e servizi vincenti. In questo contesto, l'insurtech e l'open insurance diventano due importanti leve strategiche per i player del mondo assicurativo. Ne abbiamo parlato con Pietro Menghi, ceo di Neosurance, scale-up insurtech globale e broker assicurativo che fornisce alle compagnie e alle community digitali una piattaforma Api end-to-end per consentire la vendita di polizze istantanee, pay-per-use e a subscription, direttamente su smartphone.

Non c'è dubbio che l'Italia sia un paese sotto-assicurato. Quali sono le motivazioni principali?


Da una parte è una questione di cultura, ma c'è anche un tema di fiducia ed esperienza del cliente che potremo superare solo puntando su tecnologie in grado di portare un vero cambio di prospettiva e non solo di vendere online ciò che prima si vendeva in agenzia. L'innovazione e la crescita di questo settore dipendono da tre elementi. Innanzitutto il prodotto: la polizza oggi deve essere semplice, comprensibile e trasparente. Deve rispecchiare un concreto bisogno del cliente nei diversi momenti della sua giornata - al lavoro, al parco, nei suoi spostamenti quotidiani. Per farlo, servono tecnologie avanzate in grado di elaborare dati per conoscere questi bisogni e per suggerire le migliori tutele, di cui spesso le persone non sono consapevoli. Un altro aspetto che per anni ha frenato il settore risiede nella complessità del processo di attivazione, in cui il cliente è costretto a leggere e firmare documenti di decine di pagine, scritti in linguaggio tecnico, incomprensibile ai più. Se vogliamo spingere l'aumento delle sottoscrizioni non si può prescindere da un processo in real time, più snello e fruibile, come quello a cui siamo abituati durante un qualsiasi acquisto online. Con le stesse modalità con cui prenoto un corso in palestra da app, ad esempio, devo poter scegliere e attivare un'assicurazione sportiva o denunciare un infortunio. L'innovazione del canale di vendita è un altro aspetto da evidenziare. Associando il servizio ad integratori di eco-sistema, come abbiamo fatto ad esempio con l'app Sportclubby, si uniscono tecnologie avanzate in grado di incrociare - nel rispetto della privacy - dati sulle abitudini degli sportivi e analisi di rischio. Il tutto permette di incrementare la vendita di polizze, proposte all'utente quando ne ha davvero bisogno - in questo caso se si trova in un parco a correre o se sta per seguire un corso in palestra o in livestreaming.

Esistono delle differenze tra le diverse generazioni quando si parla di protezione?


Studi recenti hanno riportato che i millennial sono attualmente la generazione più sotto-assicurata e hanno meno probabilità di avere sottoscritto una protezione su aspetti come salute, affitto, vita e disabilità. Le cose non migliorano per la generazione successiva, quella dei Gen Z. Tuttavia in questi cluster più giovani, in grande parte nativi digitali, risiede un grande potenziale per il mercato assicurativo, e non solo in ottica futura. Una ricerca di Applied Systems e ORC International (2018) ha evidenziato che, per il 74% dei Gen Z è importante poter accedere da mobile a prodotti assicurativi. Stando a uno studio di  Majesco (2019) quasi 6 su 10 sottoscriverebbero una polizza da un'app o un sito di terzi, quindi da un player non-assicurativo. Il ruolo dell'insurtech sarà cruciale per intercettare i bisogni di rischio di consumatori costantemente connessi e abituati sulle maggiori piattaforme - pensiamo ad Amazon o Netflix - ad esperienze di alta qualità e profilate sui propri interessi.

Che ruolo ha la tecnologia per colmare questo gap?


La chiave per vendere assicurazioni alle generazioni più giovani è raggiungerli con il messaggio giusto, al momento giusto e con il giusto tono di voce, su un dispositivo con cui interagiscono mediamente 2.617 volte al giorno. Il customer journey deve partire dalle community digitali che frequentano ogni giorno per studiare, fare sport, informarsi o svagarsi. Unendo tecnologie di intelligenza artificiale, machine learning e scienze comportamentali è possibile sfruttare i dati, nel rispetto della privacy, non solo per conoscere meglio gli interessi e i contesti in cui nasce il bisogno di protezione, ma anche per raggiungere gli utenti meno consapevoli e sensibilizzarli, diffondere una migliore cultura del rischio. Pensiamo al cyber risk e a quanto sono esposti oggi i più giovani, che passano la giornata connessi. Molti di loro non sanno che possono subire furti d'identità o sono vittime di cyberbullismo: con SmemoApp, l'app di Smemoranda, abbiamo avviato un progetto per informarli e sensibilizzare loro e le loro famiglie attraverso una sezione di news dedicate e la possibilità di sottoscrivere un protezione per gli abusi online. È la prima volta che il mondo assicurativo si fa ascoltare da un cluster così giovane: senza queste tecnologie non sarebbe stato possibile.

Perchè intraprendere la strada dell'open insurance?


Il mercato assicurativo deve cambiare totalmente l'approccio al cliente e molti player con cui ci interfacciamo lo stanno già facendo: aprendo le Api a soggetti digitali non assicurativi è l'assicurazione che va dal cliente e si adegua al suo contesto, non viceversa. La polizza non si compra: si vende. Noi ne siamo profondamente convinti e attraverso il lavoro che stiamo facendo in ambito di open Api puntiamo a diffondere un modello scalabile per intercettare gli utenti nei contesti sempre nuovi che stanno via via prendendo forma, accelerati dalla pandemia. Pensiamo alla micromobilità, alla didattica a distanza, all'home fitness, al boom dello smartworking e del lavoro freelance, alla telemedicina, ma anche ai nuovi scenari che si apriranno quando riprenderemo a viaggiare. L'open insurance permetterà una flessibilità senza precedenti lungo tutto il customer journey assicurativo, qualunque siano i contesti, sempre più mutevoli, in cui si materializzano i rischi per le persone. E, rendendo il mercato assicurativo più rilevante e accessibile, avrà un reale impatto sulla società.
gap-assicurativo-linsurtech-strizza-locchio-ai-giovani_5
Pietro Menghi, ceo di Neosurance

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti