E' boom di mutui erogati dalle Fintech negli Usa

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Alberto Battaglia
14.4.2022
Tempo di lettura: 5'
Per il Fmi la crescita delle neobanche richiederà una particolare supervisione, volta a disinnescare potenziali rischi sistemici

Le Fintech nate dal 2015 in poi hanno pressoché quintuplicato i mutui erogati negli Usa fra il 2019 e il 2020, contro un più modesto incremento del 50% osservato per le banche tradizionali

I sistemi di gestione del rischio e la resilienza generale della maggior parte delle neobanche non sono stati testati in una crisi economica”, ha aggiunto il Fmi

Negli Stati Uniti l'erogazione di mutui da parte delle Fintech nate dal 2015 in poi viaggia con tassi di crescita annua vertiginosi. Spesso la crescita dei nuovi soggetti finanziari abilitati dalla tecnologia offre accesso “a migliori servizi” per i consumatori. Ma per i regolatori questo può implicare “rischi a livello sistemico”, ha affermato il Fondo monetario internazionale in un articolo di presentazione sul suo Global financial stability report.

Anche se il Fmi non lo scrive apertamente, una parte dell'universo Fintech riesce a offrire servizi competitivi anche perché gli standard che sono chiamati a rispettare spesso non sono equivalenti. Talvolta sono più laschi, e questo significa maggiori ripercussioni quando gli affari di queste società vanno male.

Le “neobanche, sono più esposte delle loro controparti tradizionali ai rischi derivanti dai crediti al consumo, che di solito hanno meno riserve contro le perdite perché tendono ad essere più carenti di garanzie”, ha scritto il Fmi. “La loro esposizione si estende anche ad una maggiore assunzione di rischio nel loro portafoglio titoli, così come a maggiori rischi di liquidità (in particolare, le attività liquide detenute dalle neobanche rispetto ai loro depositi tendono ad essere inferiori a quelle che sarebbero detenute dalle banche tradizionali”, ha aggiunto l'istituzione internazionale sollevando il problema per le autorità di regolamentazione.

“I sistemi di gestione del rischio e la resilienza generale della maggior parte delle neobanche non sono stati testati in una crisi economica”, ha aggiunto il Fmi. Quando una crisi economica si verifica, gli attori finanziari che hanno rischiato troppo, erogando più prestiti, rischiano di subire molte più perdite e, nei casi peggiori, fallire.

L'esempio citato dal Fmi, la crescita dei mutui erogati dalle Fintech negli Usa, riporta subito alla mente alla Crisi del 2008, originata proprio da una bolla dei mutui ipotecari.

“Guardate per esempio gli Stati Uniti, dove gli originatori di mutui Fintech perseguono una strategia di crescita aggressiva nei periodi di espansione dei prestiti per la casa, come durante la pandemia”, ha affermato il Fmi, “la pressione competitiva delle imprese Fintech ha danneggiato significativamente la redditività delle banche tradizionali, e questa tendenza è destinata a continuare”.



Nel dettaglio, le Fintech nate dal 2015 in poi hanno pressoché quintuplicato i mutui erogati fra il 2019 e il 2020, contro un più modesto incremento del 50% osservato per le banche tradizionali.
Le Fintech, in particolare quelle di fondazione più recente, tendono ad attrarre l'interesse di prestatori più giovani, propensi al rischio e dai redditi tendenzialmente bassi; dall'altro lato a ricevere i finanziamenti sono mutuatari nei quartieri meno abbienti, ha scritto il Fmi nel suo report. Tutto questo può essere positivo per l'inclusione finanziaria, a patto che le Fintech siano soggette a “un'appropriata supervisione” che, però, non è garantita in tutte le giurisdizioni. In alcuni casi le neobanche non debbono nemmeno avere la licenza bancaria e sono soggette minori requisiti per limitare il rischio di liquidità.

Per il momento, “le banche tradizionali non hanno affrontato una disintermediazione su larga scala nonostante l'intensa concorrenza delle fintech”, anche se il loro successo “indica l'importanza dell'adozione della tecnologia attraverso soluzioni organiche o servizi di terzi”.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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