Connessi a metà: il 50% del globo è ancora offline

Livia Caivano
Livia Caivano
17.5.2018
Tempo di lettura: 3'
Il Broadband Commission for Sustainable Development sostiene che a livello globale meno del 50% della popolazione utilizza internet e che sono quasi 4 miliardi le persone ancora sconnesse.A questo ritmo di crescita non raggiungeremmo il 100% di copertura neanche in 20 anni.

Solo metà della popolazione mondiale oggi è connessa alla rete

Chi non sarà in grado di stare al passo con l'evoluzione rimarrà tagliato fuori dall'industria 4.0

Oggi il divario nella digitalizzazione dipende dallo sviluppo dei diversi Paesi

Gli investimenti in Itc vengono ripagati nel giro di soli due anni ma per esporsi è spesso necessario coordinarsi coi grandi operatori telefonici

Per quel tempo la quarta rivoluzione industriale sarà nel pieno del suo sviluppo: saremo così connessi all'Internet delle cose che le intelligenze artificiali garantiranno agli umani un livello di benessere asenza precedenti nella storia.

O perlomeno, questo è quello che accadrà a chi davvero avrà il privilegio di essere connesso al web.

Certo, i diversi ecosistemi sono evoluti Paese per Paese a livelli diversi, che si ragioni per numero di utenti, mole di dati messi in circolazione, qualità del servizio o livello di inattività. L'uso di internet, si sa, è maggiormente diffuso nei paesi dalle economie più avanzate e le conseguenze negative della disconnessione sono tanto maggiori tanto meno le economie sono sviluppate.
Ma è proprio l'incapacità di alcuni paesi a portarsi online a impedirne l'ascesa come leader globali nello sviluppo delle intelligenze artificiali. E' questa la ragione per cui i divari nella digitalizzazione contano così tanto e dovrebbero trovarsi al centro della discussione sulla diffusione di internet a livello globale.

La crescita delle conessioni è troppo lenta e il gap da colmare per raggiungere il pieno sviluppo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione vale circa 1000 miliardi di dollari: il budget che le banche di tutto il mondo hanno scelto di investire nel settore negli ultimi 6 anni rappresenta solo l'1% delle loro risorse. Questo perché gli investimenti nelle Itc sono oggi percepiti come prerogativa del settore privato, specie quello degli operatori telefonici, a prima vista i soli diretti interessati.
In tempi recenti, il numero di telefoni cellulari nel mondo ha superato quota 7 miliardi per una copertura della popolazione di circa il 95%. La crescita del numero di contratti di connessione mobile supera ormai quella dei contratti per la fissa, specie per i paesi in via di sviluppo. Per gran parte delle fasce di basso reddito di queste popolazioni, tablet e telefoni sono l'unica via di accesso a internet.
Secondo il World Economic Forum nelle aree in cui l'uso di internet è ancora limitato, gli operatori telefonici sono costretti a confrontarsi con un ambiente poco propenso a investire. E benchè in diversi casi il ritorno degli investimenti in connettività superino i costi nel giro di soli due anni, spesso i vantaggi sono per l'economia in generale più che per il singolo investitore. Per i grandi operatori è spesso necessario collaborare nell'investimento perché questo sia davvero profittevole.

Certo, se gli investitori privati da soli non sono in grado di cogliere il potenziale di sviluppo delle Itc, allora saranno i Governi a doversene fare carico. Sarà loro compito rendere il settore più trasparente quindi più attraente per gli investitori privati non tradizionali e ricordare che rimanere fuori dalla connettività vuol dire perdere il treno dell'industria 4.0.

Bisogna iniziare a pensare a internet non solo come un problema da gestire e regolamentare, una bomba innescata pronta a esplodere: connettere la popolazione non è solo un problema di inclusione sociale, è assicurarsi di non rimanere esclusi dalla prossima rivoluzione industriale.

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