Aidp survey, l'HR nell'era della digital transformation

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In un mondo governato dalla digital transformation, in cui l'algoritmo ha sostituito il recruiter, lo studio condotto da Aidp ci mostra l'HR del futuro, che non prescinde, però, da una componente umana

Oltre il 58% dei direttori del personale negli ultimi tre anni ha introdotto sistemi digitalizzati e automatizzati nei processi di recruiting

I vantaggi derivanti dall'utilizzo dei sistemi intelligenti sono la velocizzazione dei processi di reclutamento e la selezione (per il 60%) e il risparmio di tempo (per il 58%)

Il 100% degli intervistati dichiara che l'intelligenza artificiale non potrà mai sostituire completamente l'uomo

In un mondo in cui la digital transformation ha investito tutti i settori, costringendo a ripensare velocemente modelli di business e processi aziendali, la capacità di utilizzare le tecnologie digitali come leva di innovazione e miglioramento delle principali pratiche di gestione e sviluppo delle Human resources (HR) è oramai una prerogativa di tutte le aziende. E, se fino a poco tempo fa quest'ultima era un'attività prettamente umana, secondo lo studio sulla crescente diffusione della robotizzazione nelle attività di ricerca e selezione del personale condotto da Aidp (associazione dei direttori del personale), negli ultimi tre anni oltre il 58% dei direttori HR (sui tremila iscritti intervistati) ha introdotto sistemi digitalizzati e automatizzati nei processi di recruiting.

I benefici che derivano dall'utilizzo dei sistemi “intelligenti” nei processi svolti dall'HR – secondo la survey Aidp - sono principalmente il risparmio di tempo (58%) e la velocizzazione dei procedimenti di reclutamento e selezione (60%). I vantaggi tangibili riguardano però anche la qualità di questi processi. Infatti, per il 25% degli intervistati, c'è una maggiore precisione nella selezione dei curricula. Per il 17%, il vantaggio consiste nella maggiore rapidità di risposta al candidato. Per il 10%, invece, c'è una maggiore accuratezza nelle job interview.

Tuttavia, nonostante il notevole impatto positivo che queste tecnologie stanno avendo nelle procedure di selezionamento, esistono chiaramente dei limiti concettuali. Isabella Covili Faggioli, presidente nazionale Aidp, sostiene che “l'intelligenza artificiale e la stessa robotizzazione dei processi può migliorare l'efficienza di diversi ambiti della selezione, soprattutto quelli più ripetitivi, ma non potrà mai sostituire il processo di selezione e valutazione umana dei candidati. La decisione finale sui candidati rimane un imprescindibile fattore umano, come i risultati della nostra ricerca confermano”.

L'AI - sigla che sta per Artificial intelligence – è, infatti, insufficiente e, secondo il 96% dei direttori del personale intervistati, il processo di reclutamento e selezione non potrà mai essere completamente automatizzato, benché, per l'84%, l'intelligenza artificiale potrà integrare le attività umane per renderle più efficienti, mentre, per il 41%, potrà sostituire solo le mansioni ripetitive del processo di selezione.

Se per il 76% degli intervistati l'intelligenza artificiale cambierà in modo significativo il lavoro dei professionisti delle risorse umane, per oltre il 94% tale cambiamento non costituisce una minaccia per la propria professione. Il 100% degli intervistati sostiene, infatti, che l'intelligenza artificiale non potrà mai sostituire completamente l'essere umano. Perciò, fino a quando non verrà ideata una tecnologia in grado di interagire empaticamente con l'uomo, la professione del recruiter avrà senso di esistere.

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