5G: un'opportunità da mille miliardi di pil per l'Unione europea

Rita Annunziata
27.1.2022
Tempo di lettura: 5'
Il 5G potrebbe avere un impatto positivo sul pil dell'Ue fino a mille miliardi entro il 2025. Ma non tutti gli Stati membri viaggiano alla stessa velocità. I dati nel nuovo rapporto della Corte dei conti europea

La deadline per il dispiegamento del 5G in tutte le aree urbane e i principali assi di trasporto è stata fissata al 2025 nel piano d’azione del 2016 della Commissione europea

Alla fine del 2020 solo 23 Stati membri vantavano almeno una grande città con l’accesso ai servizi 5G. Restavano fuori Cipro, Lituania, Malta e Portogallo

La Corte dei conti ha individuato tre raccomandazioni da attuare entro la fine dell’anno (tutte successivamente accolte dalla Commissione europea)

Il 5G, secondo le ultime stime della Corte dei conti europea, potrebbe avere un impatto positivo sul pil dell'Ue fino a 1.000 miliardi di euro entro il 2025. Senza dimenticare i 20 milioni di posti di lavoro che potrebbero essere potenzialmente creati o trasformati. Ma al nuovo standard senza fili mondiale per le reti mobili serve un rinnovato slancio. Anche perché non tutti gli Stati membri, in termini di implementazione, sembrerebbero star viaggiando alla stessa velocità.
La deadline per il dispiegamento del 5G in tutte le aree urbane e i principali assi di trasporto è stata fissata al 2025 nel piano d'azione del 2016 della Commissione europea. Lo scorso marzo, poi, è stato aggiunto un ulteriore tassello in termini di obiettivi: estendere la copertura 5G a tutta l'Unione europea entro il 2030. Ma, stando alle proiezioni contenute nella relazione speciale “L'introduzione del 5G nell'Ue” della Corte dei conti europea, solo la metà degli Stati membri ha inserito questi target all'interno delle proprie strategie nazionali.
Certo, ricorda Annemie Turtelboom (membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione), il costo totale del dispiegamento del 5G nel territorio dell'Unione potrebbe raggiungere i 400 miliardi di euro (nel 2021 è stato stimato tra i 281 e i 391 miliardi di euro, equamente suddivisi tra costruzione di nuove infrastrutture 5G e potenziamento delle infrastrutture fisse fino a velocità dell'ordine di gigabit, ndr). “Ma poiché molti Stati membri sono rimasti indietro, l'Ue è ancora lontana dal cogliere i benefici offerti dal 5G”. Sebbene “gli approcci seguiti dagli Stati membri in materia di sicurezza del 5G, e in particolare la necessità di un'azione concertata, restino questioni di importanza strategica per la sovranità tecnologica dell'Ue e per il mercato unico”.

Alla fine del 2020, si legge nella relazione, 23 Stati membri vantavano almeno una grande città con l'accesso ai servizi 5G. Restavano fuori Cipro, Lituania, Malta e Portogallo. Allo scorso ottobre, invece, sono rimaste escluse unicamente Lituania e Portogallo. Ma il raggiungimento degli obiettivi definiti per il 2025 e per il 2030 resta a rischio. Come si evince dai dati di un recente studio della stessa Commissione europea, vi è la possibilità che unicamente 11 Stati membri mettano a punto una copertura 5G ininterrotta di tutte le loro aree urbane e dei loro principali assi di trasporto entro i prossimi tre anni. Per gli altri 16, tale probabilità è considerata “media” (Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Germania, Irlanda, Polonia, Lituania e Slovenia) o bassa (Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro e Grecia).

Se poi si confrontano questi numeri col resto del mondo, emergono ulteriori gap. Un'analisi della Global system for mobile communications assocation ha rivelato lo scorso anno che nel 2025 il 53% di tutte le connessioni mobili in Australia, Giappone, Singapore e Corea del Sud sarà basato sul 5G. Per l'America settentrionale si parla di 51%. Seguono Cina, Hong Kong, Macao e Taiwan con il 48%, mentre l'Europa si posiziona quarta col 35%. All'ultimo gradino l'Africa subsahariana col 3%.

Tornando all'Unione europea, secondo la Corte dei conti la Commissione non ha tra l'altro “mai definito in modo chiaro la qualità attesa dei servizi 5G”. Il che, osserva, potrebbe “condurre a disuguaglianze nell'accesso e nella qualità dei servizi 5G nell'Ue, ampliando ulteriormente il digital divide”. In più, si aggiungono i problemi di sicurezza. I fornitori facenti capo ai paesi dell'Ue, infatti, devono rispettare norme e obblighi giuridici specifici. “Ma sei degli otto maggiori fornitori, ad esempio Huawei (Cina) e Samsung (Corea del Sud), non hanno la propria sede principale nell'Ue”, scrive la Corte. E in quei paesi la legislazione “può differire notevolmente” (basti pensare alla protezione dati personali).

In definitiva, la Corte dei conti europea ha individuato tre raccomandazioni da attuare entro la fine dell'anno (tutte successivamente accolte dalla Commissione europea): promuovere il dispiegamento bilanciato e tempestivo delle reti 5G; promuovere tra gli Stati membri un approccio concordato alla sicurezza del 5G; e monitorare gli approcci degli Stati membri in materia di sicurezza del 5G, valutando e affrontando l'impatto di eventuali divergenze sull'efficace funzionamento del mercato unico.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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