Quando il capitale arriva dalla folla

Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri
31.5.2021
Tempo di lettura: 7'
Nel 2020, l'equity crowdfunding ha toccato quota 100 milioni di euro in Italia, ma le potenzialità sono enormi. Ecco come funziona, quali vantaggi e limiti presenta, nelle parole degli operatori che hanno raccolto di più lo scorso anno, Opstart e CrowdFundMe

Avviare una campagna su un portale di equity crowdfunding permette alle pmi di raccogliere capitale di rischio da una pluralità di investitori

Nel 2020, il mercato italiano ha sfiorato i 100 milioni di euro di raccolta

Questo strumento di finanza alternativa presenta una serie di vantaggi, dall’elevata esposizione mediatica alla rapidità dei processi

Tra gli strumenti di finanza alternativa, l'equity crowdfunding può rappresentare una strada efficace per le imprese italiane in cerca capitali. Come suggerisce il nome, si tratta di una forma di finanziamento che consente alle aziende di raccogliere capitale di rischio (equity) dalla “folla” (crowd) di internet (oltre che da investitori istituzionali). Come? Tramite portali online specializzati e autorizzati da Consob. Il meccanismo è semplice: a fronte di un investimento anche modesto da parte dell'investitore, a partire da 250 euro, la società che ha avviato una campagna sul portale riconosce a quest'ultimo una quota di partecipazione nella stessa. Possono accedere a questa forma di finanziamento tutte le pmi così come definite dalla Commissione Ue, ovvero quelle imprese con meno di 250 dipendenti, il cui fatturato annuo non supera i 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro nonché veicoli societari e Oicr che investono prevalentemente in esse. Attualmente l'importo massimo che una società offerente può raccogliere è pari a 8 milioni di euro, su un periodo di 12 mesi. A novembre, con l'entrata in vigore del nuovo regolamento Ue sul crowdfunding (European crowdfunding service provider - Ecsp), il limite scenderà a 5 milioni per le piattaforme che richiedono il passaporto europeo.
L'azienda che intende approdare su queste piattaforme deve superare un processo di screening, che parte generalmente dalla compilazione di un form online. Per Opstart e CrowdFundMe, rispettivamente il primo e il secondo portale italiano di equity crowdunding in termini di raccolta nel 2020 (22 vs 17 milioni di euro), la percentuale di aziende scelte sul totale delle richieste si aggira intorno al 5%. “Usiamo una serie di metriche approfondite per selezionare le aziende più idonee, avvalendoci di diversi partner tra cui la piattaforma Easyfintech per la profilazione finanziaria”, spiega a We Wealth Giovanpaolo Arioldi, general manager di Opstart. “Per le società con alto valore tecnologico guardiamo principalmente ai brevetti, al team e mercato di appartenenza. Per quelle che operano nel retail/servizi ci focalizziamo invece su KPI, fatturato e team” afferma Tommaso Baldissera Pacchetti, ad di CrowdFundMe. Nel caso di Opstart, la durata di una campagna viene stabilita a seconda del progetto e dell'obiettivo di raccolta, in una forbice temporale che va dai 30 ai 90 giorni, mentre per CrowdFundMe il periodo di raccolta ha una durata massima di 60 giorni. Alle aziende che concludono con successo una campagna (la media supera l'80% del totale per entrambe le piattaforme), il gestore del portale applica una success fee, che la società dovrà pagare qualora venisse raggiunto l'obiettivo di raccolta. Questa commissione si attesta in media intorno al 6% del capitale raccolto con successo. In caso contrario, i capitali accumulati vengono restituiti agli investitori.

Ma quali sono i vantaggi per le aziende che ricorrono a questo strumento per finanziarsi? Un primo punto riguarda la compliance. “Raccogliere capitali in maniera pubblica è un'attività riservata. Utilizzare un portale di equity crowdfunding consente di mettersi a riparo da eventuali violazioni normative”, evidenzia Arioldi. A questo, spiegano i due esperti, si affianca una certa esposizione mediatica. “Ogni operazione di crowdfunding è in primis un'operazione di marketing - dichiara Arioldi -. Inoltre, l'azienda impara a gestire una pluralità di soci a cui dovrà rendere conto, e questo responsabilizza e qualifica professionalmente il management”. In questo contesto, gli investitori possono rappresentare un vero e proprio valore aggiunto per la società, portando a bordo il proprio know-how e le proprie competenze. Un altro aspetto da non trascurare riguarda “la rapidità del processo, dal primo approccio allo svincolo dei capitali” aggiunge Baldissera Pacchetti, spiegando come, nel caso di CrowdFundMe, il tutto si svolga in circa 4 mesi. In particolare: 1-2 settimane di due diligence, 4-6 settimane per la fase di lancio, 60 giorni di raccolta e 2 settimane per lo svincolo dei fondi. Secondo Arioldi, l'equity crowdfunding è come una “piccola quotazione in borsa”, ma senza un vero e proprio mercato secondario. “Per questo - spiega il general manager - abbiamo creato Crowdarena, la prima bacheca europea per l'acquisto e la vendita di quote di startup e pmi che hanno chiuso con successo una campagna di crowdfunding sul nostro portale. Sempre per aumentare la liquidità degli investimenti crowd, ispirandoci al modello di Spotify (che nel 2018 ha debuttato in Borsa con un collocamento "diretto", senza una vera e propria Ipo, ndr) abbiamo brevettato un marchio europeo denominato Crowdlisting®, che permette alle società, una volta raggiunto il target di raccolta, di effettuare il cosiddetto direct listing (la quotazione diretta delle azioni) su Euronext, allargando così il bacino di potenziali investitori”.

Per dare alcuni numeri di mercato, stando ai dati dell'Osservatorio sul Crowdinvesting della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2020 l'equity crowdfunding in Italia ha sfiorato i 100 milioni di euro di raccolta (una crescita del 50% rispetto al 2019). Secondo Giancarlo Giudici, direttore scientifico dell'Osservatorio, il 2021 dovrebbe vedere una conferma o addirittura un superamento di questo risultato. “Il mercato sarà sostenuto dall'elevata liquidità in circolazione e dalle detrazioni fiscali per chi investe in startup e pmi innovative” spiega Giudici. Tuttavia, esiste ancora un divario in termini di volumi tra l'Italia e paesi come Germania e Francia. Un gap che, spiega, si sta riducendo alla luce della progressiva maturazione del mercato italiano e del sempre maggiore interesse da parte del mondo del private banking e del risparmio gestito verso questo strumento.

(articolo tratto dal magazine We Wealth di maggio 2021)

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