Equity crowdfunding: 7 fattori alla base del successo

Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri
21.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Non tutte le operazioni di equity crowdfunding vanno a buon fine. Ecco i sette ingredienti chiave che determinano il successo di una campagna
Oltre il 70%. Questo il tasso di successo delle campagne di equity crowdfunding, individuato nel 5° report italiano sul crowdinvesting del Politecnico di Milano. Ma cosa determina la buona riuscita di un'operazione? Ecco i sette fattori chiave.

1. Track record della piattaforma


Il primo elemento che tende a influire sul buon esito del collocamento è rappresentato dal track record, ovvero il livello di esperienza, della piattaforma. A metterlo in luce è il report “Equity crowdfunding: una ricerca empirica del mercato italiano”, realizzato da Cfa Society Italy, che ha analizzato le campagne di equity crowdfunding italiane del 2019, raccogliendo i dati dalle prime cinque piattaforme per importi raccolti al fine di individuare i fattori di successo o di insuccesso di una campagna..

2. Investitori professionali


Un altro fattore di successo è costituito dalla partecipazione di investitori professionali, che agiscono come leva per attrarre ulteriori investitori. “La maggior parte delle aziende che hanno chiuso con successo una campagna aveva nella propria compagine azionaria business angel e/o fondi di venture capital e la loro raccolta è stata in media superiore del 60% a quella delle altre”, si legge all'interno della ricerca.

3. Team


A fare la differenza è anche il team: le raccolte fallite hanno infatti visto un numero mediano del team di riferimento inferiore rispetto a quelle di successo (4 vs 5), prova che “la consistenza numerica e l'articolazione della struttura organizzativa è elemento qualitativo importante per la valutazione dell'investimento”.

4. Pitch


Un quarto fattore, definito “cruciale” per il successo della campagna, è “la capacità del pitch (la presentazione di un progetto imprenditoriale, ndr) di fornire indicazioni qualitative e possibilmente anche quantitative sull'evoluzione prevedibile del business”.
Volgendo lo sguardo al mercato,  in Italia risultano autorizzati da Consob oltre 40 portali di equity crowdfunding. Tra questi c'è Doorway, piattaforma di equity investing nata per favorire l'investimento di capitali privati in economia reale soprattutto attraverso il mercato professionale dei wealth manager, che ha chiuso con successo il 100% delle campagne di raccolta. “L'esperienza di questi oltre due anni dalla costituzione della nostra piattaforma ci conferma nella scelta iniziale di puntare su alcuni fattori che riteniamo fondamentali perché l'operazione di raccolta possa avere successo e remunerare gli investitori”, ha anticipato a We Wealth Antonella Grassigli, co-fondatore e ceo di Doorway.

5. Selezione e validazione del business model


“Innanzitutto - ha evidenziato Grassigli - massima attenzione alla fase di selezione e di validazione del business model. L'investimento in startup resta comunque a rischio elevato e questa analisi ci permette di selezionare le imprese con il maggiore potenziale di successo. In questa attività combiniamo le competenze interne dei nostri specialisti con quelle di consulenti esterni e di primarie società di revisione. L'unione di queste competenze porta a sviluppare un'approfondita due diligence che ha l'obiettivo di ridurre al minimo i rischi per gli investitori e definire una valutazione pre-money equilibrata”.

6. Governance della startup


A detta di Grassigli, un altro fattore “decisivo” è la governance della startup. “Il nostro modello prevede la costituzione di una società veicolo che raccoglie i capitali dai vari soggetti finanziatori che, in questo modo, possono fare massa critica e aver maggior peso nel cda dell'azienda finanziata. Questo ha anche un riflesso sulla tutela degli investitori in quanto negoziamo un contratto di investimento che regola i rapporti tra il veicolo e la startup”.

7. Professionalità e continuità della relazione


L'ad pone, infine, l'accento sull'importanza della professionalità e la continuità della relazione. “La piattaforma per noi rappresenta solo il luogo in cui avvengono le transazioni, ma il nostro lavoro inizia molto prima e continua anche dopo l'investimento. Il nostro obiettivo è quello di essere non un semplice intermediario ma, soprattutto, un elemento di equilibrio e di sintesi tra le esigenze degli investitori e quelle dei founder. Il nostro modello operativo unico seleziona le startup in base alla strategia di exit e, attraverso il nostro Champion investor che è l'amministratore del veicolo, fornisce anche un supporto costante agli startupper per creare valore”.

Proprio questo tema, ovvero come bilanciare gli interessi di investitori e imprenditori, sarà al centro della tavola rotonda organizzata da Doorway in collaborazione con Cfa Institute e in partnership con We Wealth, che si terrà il 28 aprile 2021 alle 17.30. Partendo dai risultati di “Equity crowdfunding: una ricerca empirica del mercato italiano”, nel corso dell'evento virtuale si farà un punto sulla situazione attuale dell'equity crowdfunding e sulle prospettive di evoluzione dal punto di vista di trend, normativa europea e valutazioni.

Parteciperanno:

  • Oriana Cardani, Cfa - equity analyst in Intesa Sanpaolo

  • Laura Oliva – ceo e cofondatrice di eKuota

  • Roberta Pierantoni – avvocato e partner dello studio Sbnp

  • Antonella Grassigli – ceo e co-founder Doorway

  • Patrizia Saviolo, cfa – Consulente per startup e pmi innovative

  • Barbara Avalle – coo Doorway

  • Pierfrancesco Baviera – business angel

  • Paolo Ganis – co-founder e ceo di vitesy


“Da sempre l'Italia è terra di innovazione. Le nostre pmi hanno saputo distinguersi nei più svariati settori, dal food al metalmeccanico alla moda, con prodotti e brand che il mondo ci invidia. Ma negli ultimi anni abbiamo fatto ancora di più: abbiamo dimostrato di saper innovare anche in ambiti inaspettati: fintech, AI, biotech, medtech e non solo. Le protagoniste di questo cambiamento sono le startup e le pmi innovative, con i loro founder (ventenni o sessantenni, poco importa), i loro team, i loro advisor. Servivano risorse per supportare questa intraprendenza. E anche qui siamo stati pioneri”, ha commentato Patrizia Saviolo, Cfa, consulente per startup e pmi innovative, che poi ha concluso dicendo: “L'equity crowdfunding italiano ha consentito a queste nuove realtà di raccogliere capitali - e spesso anche competenze - per crescere, per creare nuovi posti di lavoro, per dare agli investitori - retail e non solo - la possibilità di diversificare i loro portafogli e investire in economia reale”.

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