Crowdinvesting: semestre d'oro in attesa del regolamento Ue

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
20.7.2021
Tempo di lettura: 3'
In Italia il crowdinvesting è in salute: nel 2021 sono stati investiti 503 milioni di euro, un aumento del 172% rispetto ad un anno fa. E a novembre arriva il nuovo regolamento europeo

Pubblicato il sesto Report Italiano sul Crowdinvesting realizzato dall’omonimo Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano

La raccolta complessiva dal 2014 è salita a 953,4 milioni di euro, sfiorando il miliardo, con il 76,3% delle campagne andate a buon fine

“L’introduzione del nuovo Regolamento europeo ECSP per i fornitori di servizi di crowdinvesting sarà l’occasione per le piattaforme italiane di fare un salto di qualità" ha commentato Giancarlo Giudici, Direttore Scientifico dell’Osservatorio  

La folla, nonostante la pandemia, investe. Almeno in Italia. Il crowdfunding (letteralmente l'investimento della folla) non ha infatti risentito degli strascichi pandemici, con le start-up che hanno messo a segno una raccolta record: 503 milioni di euro incanalati nell'economia reale tramite le piattaforme di crowdfunding, per una crescita anno su anno del 172%. È quanto è emerso dal sesto Report Italiano sul Crowdinvesting realizzato dall'omonimo Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano.
Dallo studio emerge come i 51 portali autorizzati da Consob abbiano generato un flusso di 127,6 milioni di euro da collocamenti di equity e 22,3 milioni da quelli di minibond, che sono partiti in pompa magna (si consideri che in totale la raccolta è 25 milioni). I 28 portali di social lending che veicolano prestiti dai privati a persone fisiche o giuridiche (6 consumer e 22 business) hanno contribuito con 43,2 milioni di euro prestati a individui e 310,6 milioni a imprese. L'industria del real estate crowdfunding è stata particolarmente vivace e se un anno fa si contavano 11 piattaforme dedicate attive (nel 2018 erano appena 2) oggi sono salite a 18. I progetti finanziati nell'ultimo anno hanno raccolto 85,2 milioni di euro (+75%): 34,3 milioni dalle piattaforme equity e 50,9 milioni dai portali lending.

Le campagne di raccolta di capitale di rischio sono state finora 831, organizzate da 742 imprese, alcune con più round. Il tasso di successo continua a mantenersi elevato: nei primi 6 mesi del 2021 è stato superiore al  90%, ben più della media generale dell'intero campione dal 2014, pari al 76,3%. Il valore medio del target di raccolta per i progetti non immobiliari è 90.385 euro, per quelli immobiliari è 912.915. Mediamente per i progetti non immobiliari viene offerto in cambio il 9,23% del capitale (valore mediano 5,41%); si rafforza la prassi di offrire titoli senza diritto di voto sotto una certa soglia di investimento (e votanti sopra la soglia).

Fra le emittenti, le PMI guadagnano lentamente spazio, ma il mercato è ancora dominato dalle startup innovative (57% dei casi nell'ultimo anno, cui si aggiunge il 14% delle PMI innovative). La grande maggioranza, come da anni a questa parte, opera in Lombardia, poi Lazio ed Emilia Romagna, ed è attiva nel settore dei servizi di informazione e comunicazione. La valutazione pre-money mediana si aggira intorno a 2 milioni di euro.

La piattaforma che fino ad ora ha finalizzato e raccolto più capitale è ancora Mamacrowd (51,3 milioni di euro effettivi al 30 giugno 2021), seguita da Crowdfundme (48,4 milioni e il maggior numero di campagne pubblicate in assoluto, 156) e Walliance (43,5 milioni). Se però si considera solo l'ultimo anno, in cima al podio c'è Opstart, con 29,8 milioni di euro. In media ogni campagna riceve il sostegno di 99,5 investitori. L'importo medio investito dai sottoscrittori è di 3.641 euro per le persone fisiche e 30.202 per le persone giuridiche e mostra un andamento tendenziale in crescita rispetto al passato. Gli investitori continuano ad essere soprattutto maschi, con età media intorno ai 45 anni.
“Il mercato italiano del crowdinvesting continua a crescere in tutte le sue forme e declinazioni - commenta Giancarlo Giudici, Direttore Scientifico dell'Osservatorio - e siamo alla vigilia di un'importante tappa, l'introduzione del nuovo Regolamento europeo ECSP per i fornitori di servizi di crowdfunding che da novembre 2021 introdurrà nuovi adempimenti per il settore, rendendo più uniforme le norme fra portali equity e lending e favorendo l'operatività cross-border. Sarà l'occasione per le piattaforme italiane di fare un salto di qualità ulteriore verso standard di trasparenza, professionalità e tutela dei risparmiatori”.

Toni Marcelli, consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, in occasione della presentazione del report del Politecnico, è intervenuto per far luce sulle novità che prevede il nuovo regolamento europeo che entrerà in vigore il prossimo 10 novembre e a cui le piattaforme di crowdfunding, da tale data, avranno un anno di tempo per adeguarsi. Tra le novità più rilevanti che il nuovo quadro normativo comporterà vi è l'introduzione di un tetto massimo pari a 5 milioni di euro per le offerte di crowdfunding presentate da un determinato titolare di progetti. Inoltre le piattaforme, che saranno iscritte in un registro istituito dall'Esma, avranno l'obbligo di presentare una scheda prodotto (di 6 facciate) contenente le informazioni chiavi sull'investimento e rispettare requisiti prudenziali più rigidi. In particolare dovrà essere accantonato l'importo che risulterà maggiore tra 25 mila euro e un quarto delle spese fisse generali dell'anno precedente, riesaminate annualmente. I presidi prudenziali potranno essere sia sotto forma di capitali propri che di polizza assicurativa.

Infine il regolamento introduce una distinzione tra investitori sofisticati e investitori non sofisticati. Tra i primi rientrano, oltre ai clienti professionali di diritto ex MiFID, le persone giuridiche che soddisfino almeno uno dei seguenti criteri: fondi propri pari almeno a 100.000 euro; fatturato netto pari almeno a 2.000.000 euro; bilancio pari almeno a 1.000.000 euro. Le persone fisiche annoverabili a investitori sofisticati invece sono coloro che soddisfano almeno due dei seguenti criteri: reddito lordo personale di almeno 60.000 euro per anno di imposta, o un portafoglio di strumenti finanziari di un valore superiore a 100.000 euro; l'investitore lavora o ha lavorato nel settore finanziario per almeno un anno in una posizione professionale che richiede la conoscenza delle operazioni o dei servizi previsti; l'investitore ha effettuato operazioni di dimensioni significative sui mercati dei capitali con una frequenza media di 10 operazioni al trimestre nei quattro trimestri precedenti. Per quanto riguarda invece gli investitori non sofisticati sarà premura delle piattaforme, in caso di investimento superiore a 1000 euro, dare avvertenza sui rischi, ricevere un consenso esplicito da parte dell'investitore e conferma della piena comprensione dell'investimento e dei relativi rischi.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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