Valute digitali: sempre più vicine all'introduzione nazionale

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Dopo la Cina è la volta del Giappone. Ad aprile testerà la sua valuta nazionale digitale per la prima volta. E solo allora si riusciranno a capire le potenzialità e gli effetti negativi

La banca centrale giapponese avvierà dei test di emissione della propria valuta digitale ad aprile

In questo anno si sono valutati gli aspetti positivi e negativi dell'introduzione della criptovaluta

“Anche se al momento la banca centrale non ha in programma di emettere valuta digitale, tuttavia non possiamo attendere passivamente i cambiamenti nel contesto mondiale e dobbiamo farci trovare pronti quando giungerà il momento. Il ruolo della banca è anche quello di garantire stabilità ed efficienza dei sistemai di pagamento". Lo ha dichiarato in conferenza stampa il governatore della Banca del Giappone (Boj) Haruiko Kuroda. La Banca centrale, secondo quanto confermato lo scorso anno dallo stesso Kuroda, avvierà dei test di emissione della propria valuta digitale ad aprile.
E dunque il progetto della valuta nazionale digitale prosegue spedito verso la meta. Risale a febbraio 2020 l'avvio del progetto cripto messo in campo dal Ministero delle finanze, dalla Financial services agency (Fsa) e dalla Banca del Giappone. Il Paese si vuole fare trovare pronto al lancio delle valute digitali che sembra ormai essere una certezza, visto il contesto internazionale. La Cina è già pronta ed ha avviato il test del suo Yuan digitale a Shenzhen, Chengdu, Suzhou e Xiongan. La Banca popolare cinese ha spinto fin da subito l'acceleratore sul progetto lanciando più di 200 progetti pilota che hanno fornito circa 200 Yuan digitali a ciascuno dei cittadini coinvolti nel test. Si pensa che la criptovaluta nazionale possa essere emessa entro il 2022.

Gli Usa stanno considerando seriamente l'ipotesi di emettere un dollaro digitale e l'Europa si sta interrogando sempre più seriamente su un possibile euro digitale. Ma non solo perché anche le banche centrali delle Bahamas,  del Mar dei Caraibi e in Cambogia hanno iniziato ad emettere le loro valute digitali chiamate rispettivamente “Sand dollar” e “Bakong”.

Quindi, in questo contesto il Giappone e le sue autorità finanziarie stanno valutando i costi e benefici dell'introduzione di una valuta digitale. E più nel dettaglio si stanno analizzando quali possono essere le potenziali difficoltà nell'accesso e alla resilienza di questa tecnologia. In primis si è capito che bisogna per forza usare uno smartphone per poter usare le valute digitali e il sistema che gli ruota attorno. Questo è un problema perché non tutta la popolazione giapponese ha un cellulare. Nel 2018 solo il 65% ne aveva uno. Il secondo ostacolo riguarda la possibilità di un blackout della rete elettrica e dunque dell'assenza dei servizi di connettività.

E dunque, dopo un anno di studi e lavori il Giappone proverà a testare la sua prima valuta digitale ad aprile. Solo allora si riusciranno a capire i veri effetti sia positivi che negativi.

 

 

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