Il debutto di bitcoin tra le asset class alternative

Laura Magna
Laura Magna
5.1.2022
Tempo di lettura: 7'
La regina delle cripto è ufficialmente un mattoncino dell'asset allocation da quando, lo scorso ottobre, a Wall Street è stato lanciato il primo Etf con quel sottostante. Le prospettive sono di rialzo per almeno la prima metà dell'anno per quella che è considerata ancora la migliore blockchain esistente. Altre occasioni su etherum e filecoin. Mentre la Defi per ora resta un oggetto misterioso

Per investire efficacemente è necessario inserire bitcoin in un portafoglio diversificato, adottare un’ottica di lungo periodo e non farsi attrarre dalla ricerca del market timing (che è fallimentare come per i mercati tradizionali)

Secondo le attese, dai 250 milioni di wallet oggi esistenti, si arriverà a due miliardi nei prossimi cinque anni. Il wallet sarà di fatto assimilabile al conto corrente attuale

Le alte cripto? Le più promettenti sembrano essere etherum e filecoin. Ma in generale i prezzi mostrano una forte correlazione con bitcoin. La Defi? Meglio attendere gli sviluppi per iniziare a investire

Nell'anno 2021 una nuova asset class è entrata ufficialmente nella costruzione dei portafogli. È bitcoin, che assurge al ruolo di strumento finanziario almeno da quando, lo scorso 18 ottobre, a Wall Street ha iniziato a essere negoziato il primo Etf Usa che scommette sulla cripto. Una notizia che – al di là della struttura controversa con cui il prodotto è stato poi costruito - è importante perché squarcia il velo di diffidenza istituzionale intorno all'asset class – dopo anni di tentativi e bocciature.

L'endorsement della Sec


“La Sec ha di fatto affermato che bitcoin è una cosa seria e affidabile e che il meccanismo di formazione dei prezzi è sufficientemente affidabile per appoggiarvi uno strumento finanziario. Se ha la dignità di prodotto finanziario l'Etf, a maggior ragione questo vale per il sottostante”, dice Christian Miccoli, ceo di Conio. Non a caso sulla scia della notizia, in un anno già straordinario per l'attenzione che gli investitori hanno dedicato alle valute virtuali, il prezzo di bitcoin si è portato a quota 69mila dollari, tirando la volata – come da sempre accade – alle principali altcoin, rispetto a cui gli indici di correlazione sono elevatissimi. “Ma la corsa è tutt'altro che finita, credo che il mercato sarà in rialzo almeno per tutta la prima metà del 2022”, aggiunge Andrea Ferrero, ceo di Young Platform. Con Miccoli e Ferrero, che sono pionieri del bitcoin in Italia, abbiamo parlato di prospettive e rischi di questo mercato.

La correzione? Non prima di metà 2022


Verrebbe da pensare che avendo già toccato livelli di prezzo così elevati, una correzione sia alle porte. Ma non sarà così secondo gli esperti: perché le banche, anche italiane, stanno iniziando a offrire servizi di compravendita e custody (ne abbiamo parlato con Banca Generali a pag 25, ma nel mondo da JpMorgan a Fidelity l'offerta è sempre più ampia). Un trend è che ancora nella sua fase embrionale e che potrebbe spingere il fenomeno a livelli che oggi è difficile anche solo immaginare.
“Il fenomeno è stato annunciato, ma è ancora rarissimo che si possa andare in banca a comprare bitcoin – dice Miccoli - Quando sarà comune, tra tre o quattro anni, allora si potrà dire che ha dispiegato il suo effetto. Fino ad allora la pressione che deriva dalla domanda continuerà ad aumentare”.

Le prospettive di prezzo: fino a un milione si euro il sistema è sostenibile


E fino a che punto si potrà spingere il prezzo? “Bisogna capire a quanto ammonta la capitalizzazione del bitcoin rispetto a quella dei mercati finanziari – dice Miccoli - Fino a un valore per coin di un milione di dollari, l'effetto è neutro perché il valore del mercato sarà simile a quello dell'oro. Se dovesse superare quei livelli, invece, bisognerebbe chiedersi quanto può crescere ancora, perché bisognerebbe valutare effetti macroeconomici forti, di spiazzamento degli altri investimenti. Se il 20% degli investimenti mondiali fossero in bitcoin non ci sarebbero risorse per fare altre cose, e non sarebbe sano. Perché come l'oro, bitcoin non è produttivo. Se compro le azioni di un'azienda invece mi assumo un rischio ma sto finanziando un'attività produttiva”.

Un mercato che cambia sul fronte tecnico


Ed è un mercato in profondo cambiamento anche sul fronte tecnico. Nei primi dieci anni è stato regolato da cicli quadriennali, legati al fenomeno dell'halving, il meccanismo che prevede il dimezzamento dei bitcoin ottenuti dai miner per l'estrazione di nuovi blocchi della blockchain. Messo a punto per limitare a 21 milioni il numero massimo di bitcoin in circolazione e sostenerne conseguentemente il valore. Mentre i primi due halving (2012 e 2016) hanno avuto esiti del tutto assimilabili (aumento del prezzo di 100 volte al picco rispetto al pre-halving e poi crollo a valori comunque significativamente più elevati, x10 rispetto al livello base), la terza edizione è avvenuta a maggio 2020, in un contesto decisamente diverso. Perché nel bel mezzo della pandemia con tutto ciò che questo ha comportato, compreso lo stravolgimento di tutte le categorie finanziarie tradizionali: con il prezzo del petrolio andato in negativo; quantitative easing sempre più massicci e oro che ha perso terreno rispetto alle crypto in termini di riserva di valore.

Due miliardi di wallet nei prossimi cinque anni


“Nei prossimi dieci anni vediamo i cicli infranti – dice Ferrero - Ci sono società quotate che hanno in pancia enormi quantità di bitcoin e non possono permettersi grandi pause per lunghi lassi temporali, e questo porterà rialzo costante con micro discese”. È un mercato in forte crescita, anche per un'altra ragione e cioè che oggi i wallet nel mondo sono 250 milioni e l'obiettivo è arrivare a 2 miliardi nei prossimi cinque anni. “Il digital wallet è la nuova generazione di conto corrente”, continua Ferrero.
Insomma bitcoin, che ne dica la Cina con i suoi continui veti, resta “la miglior blockchain esistente al mondo perché ha peculiarità e attributi che deve avere una buona blockchain, innovazione delle tecnologia con tempistiche lente che comporta meno bug”, conferma Ferrero. “Inoltre un portafoglio con quella asset class è più performante e ha un'efficienza di frontiera (remunerazione del rischio, ndr) molto maggiore”. E le altre crypto? “Ci sono altcoin di assoluta qualità che sono ancora in una fase embrionale di sviluppo, direi filecoin ed etherum – continua Ferrero - Solana ha avuto un certo hype ma è un colabrodo tecnologico, non è matura e non è sicura. La blockchain cambia un modello che è quello di eliminare il middle man e deve creare fiducia tra i partecipanti alla rete. Nel momento in cui la tecnologia non è matura da garantire il livello di fiducia viene a cadere”.

Regole auree per investire correttamente


Come investire? Intanto tenendo conto del fatto, spiega Ferrero che “siamo nel pieno del mercato toro: i long term holder, che lo custodiscono per almeno cinque mesi sono al picco dell'accumulazione. Tutto il primo semestre 2022 mi aspetto un mercato in rialzo, e lo scarico nel secondo semestre. Ma l'ottica da adottare è di lungo periodo: 4-5 anni. Comprare ai minimi e vendere ai massimi è impossibile, come avviene per i mercati tradizionali. Costruire strumenti che non devono far prendere decisioni ai clienti, cioè investire con l'idea del pac, è la strada”.
E la Defi? “Da guardare con attenzione – conclude Miccoli - funziona perché acquistando uno stable dollar si riceve un interesse che però non è chiaro come venga prodotto. Per ora “decentralized finance” è uno slogan. Per ora mi pare una situazione equivalente a quella che c'è stata nel settore bancario con gli Mbs, la cartolarizzazione dei rendimenti bancari. Un meccanismo infernale dove si assumono rischi senza capirli, rischi che si accumulano e infine si materializzano. Il rischio bolla è da non sottovalutare. E non è una buona cosa perché ha sempre un contraccolpo negativo sul mercato complessivo”.
Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull'intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Oggi mi occupo del coordinamento del Magazine We Wealth (e di quello di tre figli tra infanzia e adolescenza). Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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