Criptovalute "dimezzate": perché il vento è cambiato

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Alberto Battaglia
20.6.2022
Tempo di lettura: 3'
Da inizio anno il Bitcoin ha ceduto il 57% e la capitalizzazione delle cripto ha bruciato oltre 1000 miliardi di dollari: l'analisi

Due eventi traumatici sono stati apparentemente determinanti nell'accelerare la debolezza del Bitcoin: il collasso della stablecoin Terra Luna, intorno a metà maggio, e la crisi di liquidità di Celsius Network, a metà giugno. Questi elementi bastano a giustificare il selloff in atto?

Non è la prima volta che le criptovalute cadono rovinosamente. Fra il dicembre 2016 e il febbraio 2017 il Bitcoin aveva perso oltre la metà del suo valore interrompendo un rally che sembrava inarrestabile

L'idea che il Bitcoin potesse funzionare da bene rifugio con caratteristiche anti-inflazione sembra essere stata duramente messa alla prova in questa prima metà di 2022. Al 20 giugno, la criptovaluta per eccellenza ha perso circa il 57% del suo valore ed è arrivata a violare i 19mila dollari. Più in generale l'universo delle criptovalute ha perso oltre mille miliardi di capitalizzazione, con un calo da 2.188 a 908 miliardi di dollari, secondo Coinmarketcap, un ribasso superiore al 58%. Nessuno ha mai messo in dubbio la volatilità delle criptovalute, anche se, in altre fasi di mercato, si era osservata una decorrelazione potenzialmente interessante rispetto all'andamento delle altre asset class. Ad averlo scritto in un suo studio, ad esempio, era stata l'Esma. In questi mesi, però, l'universo delle criptovalute si è mosso in modo abbastanza assonante rispetto al mercato azionario e, in particolare, ai titoli tecnologici

Due eventi traumatici sono stati apparentemente determinanti nell'accelerare la debolezza del Bitcoin: il collasso della stablecoin Terra Luna, intorno a metà maggio, e la crisi di liquidità di Celsius Network, a metà giugno. Entrambe le notizie hanno inferto un grosso colpo, ma è lecito domandarsi se avrebbero avuto lo stesso potenziale “nefasto” se si fossero presentate in una fase di mercato sorretta da un generale sentiment rialzista. Secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro questi due episodi non bastano a giustificare i ribassi osservati nelle ultime settimane. 

“Sebbene in finanza tale parola sia un tabù, le correzioni a cui stiamo assistendo nel lato del mondo virtuale è strettamente collegata a fattori reali, sia economici che di fiducia. Dal lato economico l’alta inflazione e la fine di una politica espansiva, con i mercati che hanno iniziato a prevedere sempre maggiori rialzi dei tassi d’interesse, hanno generato forti pressioni ribassiste”, ha affermato in un'intervista rilasciata a We Wealth. “Come nel comparto azionario della crescita, anche il mondo delle cripto-asset ha dovuto fare i conti con tale nuovo scenario”, ha aggiunto l'analista di eToro, “se a queste condizioni macro aggiungiamo le notizie di alcune società del settore cripto che hanno problemi di liquidità, riduzione della forza lavoro e potenziali insolvenze l’effetto panico sul mercato è ben visibile”.

Secondo Edoardo Fusco Femiano, analista e consulente finanziario indipendente di DLD Capital Scf, la crisi osservata sul fronte crypto ricorda il distaccamento dalla realtà che ha condotto alla crisi delle dot.com di inizio millennio. Allo stesso tempo, con una maggiore vicinanza alla crisi del 2008 si è osservata una "eccessiva collateralizzazione, ossia l’utilizzo del Bitcoin come collaterale a garanzia di rendimenti, chiaramente insostenibili, per i clienti depositanti sugli exchange di criptovalute".

"Gli stablecoin sono la riproposizione, nel comparto delle criptovalute, di un concetto ben noto in economia, ossia quello di 'aggancio valutario' (o peg). La storia insegna che, per definizione, gli agganci valutari sono destinati, presto o tardi, a rompersi", ha affermato Fusco Femiano, "di conseguenza, quanto accaduto su Celsius e Terra Luna non è una sorpresa".  

Questo 2022, poi potrebbe averci insegnato qualcosa sui fattori macroeconomici in grado di influenzare l'andamento delle criptovalute. “Per molto tempo abbiamo pensato che i criptoasset non fossero soggetti alle fluttuazioni del mercato azionario tradizionale e alle politiche monetarie degli Stati”, ha affermato Debach, “tuttavia, negli ultimi mesi, abbiamo visto i mercati crypto comportarsi come i mercati azionari tradizionali e le loro valutazioni risentire dell'aumento dei tassi di interesse e dei rendimenti obbligazionari. Basti pensare  - ha aggiunto l'analista - che da aprile, in queste undici settimane, sia il Bitcoin che il Nasdaq 100 hanno registrato 10 settimane di correzioni e solamente una in rialzo”.

"Sul piano più strettamente tecnico, è evidente che la riduzione della liquidità che osserviamo sui mercati ha inciso in maniera decisiva sulle quotazioni del Bitcoin, in quello che è un fenomeno che abbiamo osservato già nel 2018", ha affermato Fusco Femiano. "Sul bitcoin bisogna distinguere tra la sua natura economica e quanto è riflesso nella sua dinamica di prezzo. Sotto questo secondo aspetto, "il Bitcoin presenta caratteristiche di volatilità che ben si adattano ai traders ed in misura molto minore agli investitori. Conseguentemente, lo strumento presenta da sempre una forte componente speculativa, ragione per cui, nel corso dei vari cicli rialzisti osservati, il suo massimo drawdown si attesta intorno all’80%". 

Segnali di “fondo”, da prendere con le pinze 

Non è la prima volta che le criptovalute cadono rovinosamente. Fra il dicembre 2016 e il febbraio 2017 il Bitcoin aveva perso oltre la metà del suo valore interrompendo un rally che sembrava inarrestabile. Ci sono voluti diversi anni perché la criptovaluta potesse rivedere i massimi toccati in quell'occasione e, per diverso tempo, il faro dei media sul Bitcoin si era affievolito, come testimoniano anche i volumi di ricerca online di Google Trends. 

Siamo tornati a un buon punto per comprare le criptovalute?  “L'attuale prezzo di mercato del Bitcoin è ora scambiato appena al di sotto del 'Prezzo Realizzato', il prezzo medio di acquisto di tutti i bitcoin in circolazione. Storicamente, quando questo è accaduto, il mercato orso ha toccato il fondo; l'ultima volta è stato nel marzo 2020, dopo il crollo del mercato Covid”, ha affermato Debach, “tuttavia, le attuali pressioni possano non essere le stesse, con correzioni che potrebbero ulteriormente estendersi. Nonostante i grandi ribassi del settore crypto, è importante notare che lo sviluppo delle criptovalute, dei loro casi d'uso e della regolamentazione del settore continua a prescindere dal sell-off”.

Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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