JpMorgan (e le altre) che ora salgono sul carro del bitcoin

Laura Magna
Laura Magna
12.3.2021
Tempo di lettura: 3'
Dopo il rally e il crollo del 2017 il ceo della maggior banca Usa aveva tuonato contro la truffa del bitcoin. Oggi, di fronte a una domanda crescente, la sua divisione Pb tratta la cripto come una qualsiasi altra asset class. E non è certo sola tra le banche di affari Usa

Bitcoin vede aggregarsi tra le sue fila sempre più istituzionali: Goldman Sachs, Bny Mellon, Visa e Mastercard. E questo conferisce alla cripto maggior solidità

I clienti private potranno usare per diversificare i portafogli, secondo la stessa JpMorgan PB, che ne definisce il valore in base a tre metriche. Sostenendo che non è più paragonabile all'oro

Era il settembre del 2017 quando Jamie Dimon, ceo di JpMorgan Chase, tuonò contro la truffa del bitcoin promettendo che avrebbe licenziato qualsiasi suo trader avesse sorpreso a fare acquisti della regina delle cripto. Le cronache dell'epoca ricordano anche che in quegli stessi giorni, mentre la valuta toccava nuovi minimi, la stessa JP Morgan ne stesse acquistando indirettamente a piene mani.
Tempi che cambiano: forse prima conveniva fare senza dire, oggi invece, che bitcoin è sdoganato, sul suo carro salgono in molti di quanti prima apertamente lo aveva osteggiato, con toni aspri e rimandi frequenti alla bolla dei tulipani. La stessa JPMorgan (in questo caso la divisione di private banking, con clienti che hanno patrimoni minimi di 10 milioni di dollari) ha appena pubblicato un report che definisce rischi e opportunità degli investimenti in criptovalute, come riporta CoinDesk.

Non è un'apologia, ma è un'attenzione che segna un chiaro cambio di direzione, nell'attesa di una domanda crescente di cripto da parte dei clienti private. Qualche dettaglio del contenuto del report lo rileviamo dalla stessa CoinDesk. In particolare JpMorgan PB minimizza il tradizionale confronto con l'oro ritenendo piuttosto che funzioni come elemento di diversificazione. E scrive che il valore fair di bitcoin cambia significativamente a seconda della metrica che si utilizza per misurarlo. “Se si applica una versione della legge di Metcalfe - il valore di quel bitcoin è proporzionale al quadrato del numero di utenti - varrebbe 21.667 dollari. Se si applica il valore corrente dell'oro alla fornitura massima di 21 milioni di bitcoin, sarebbe valutato a 540,814 dollari. Infine se si applica il valore globale del denaro all'offerta massima di bitcoin, sarebbe valutato a 1,9 milioni".

Valutazioni evidentemente larghe, che non dicono nulla o quasi: quello che si sa è che, mentre scriviamo, bitcoin viaggia intorno al massimo storico di 57mila dollari e subisce settimanalmente scossoni al ribasso di circa 10mila dollari. Ma da inizio anno ha quasi raddoppiato il suo valore e a un anno è cresciuto quasi dell'800%.

Come nel precedente picco del 2017 molte primarie banche Usa stanno tornando a pensare di aprire divisioni dedicate a bitcoin: da Goldman Sachs, che ha riavviato il trading desk dedicato, attraverso cui scambierà anche future e Ndf.

Ha aperto alle cripto anche Bank of New York Mellon la più antica banca d'America, e una delle più antiche al mondo, con una nuova unità, la 'Digital asset', con cui consentirà ai propri clienti di detenere, trasferire e emettere moneta digitale.

E ancora Visa e Mastercard: la prima ha annunciato il programma pilota Crypto Api e la partnership con la banca digitale First Boulevard, per consentire ai clienti di comprare, custodire e scambiare asset digitali; la seconda che supporterà alcune criptovalute nei suoi servizi nel corso del 2021.

L'elenco potrebbe continuare. Ma rileva il fatto che la domanda stavolta sia spinta dagli istituzionali e dunque la salita potrebbe essere più solida e resiliente che nei picchi precedenti.

 

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