Investire in blockchain: il nuovo crowdfunding si chiama Ico

Livia Caivano
Livia Caivano
10.5.2018
Tempo di lettura: 3'
Il mercato delle Ico oggi vale 5 miliardi: c'è chi parla di bolla e chi dice che raggiungerà i 5 trilioni entro il 2023. Cerchiamo di fare chiarezza.

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L'economia ai tempi delle criptovalute: non solo investimenti tradizionali ma anche finanziamenti di startup. Ecco che grazie all'Ico, l'Initial Coin Offering, un'offerta di nuova valuta, è possibile realizzare un crowdfunding, raccogliendo fondi e rilasciando criptovalute in cambio.

Così come nella raccolta tradizionale, il funzionamento della Ico si basa sulla condivisione di un libro contabile e nella vendita di piccole parti del progetto (che sarà realizzato tramite blockchain), in questo caso chiamate gettoni, direttamente ai finanziatori senza passare da intermediari di sorta. Queste parti possono poi essere scambiate immediatamente su piattaforme di exchange, perchè l'asset è subito liquido.

Il mercato delle Ico nel 2018 vale 5 miliardi, segnando un ritorno pari a 13 volte gli investimenti del 2017, fallimenti inclusi. Secondo RBC Capital Markets, la dimensione del mercato che era di 100 milioni nel 2016, nel terzo trimestre dello scorso anno ha raggiunto il valore di a 1,3 miliardi, quintuplicando il valore degli investimenti dei più tradizionali fondi di Venture Capital. La stima è che la crescita complessiva raggiungerà i 5 mila miliardi di dollari entro il 2023.

Sì, il mercato è volatile come molti lamentano: il sistema di per sé è caratterizzato da meccanismi in rapida evoluzione, dalle regole frammentate e non sempre chiare, con terze parti non sempre immediatamente identificabili. Ma se gestito da investitori professionisti può e forse deve aiutare a diversificare i portafogli in questo periodo così duramente segnato dai bassi rendimenti degli strumenti tradizionali.

A marzo 2017 la quotazione bitcoin si avvicinava ai 900 dollari; pochi mesi dopo, in dicembre, si toccano i clamorosi 20.000 dollari. Nel marzo successivo la quotazione scende alla più ragionevole soglia di 7.000 dollari. Non si può certo escludere che si tratti di una bolla ma così come successe per internet nel 2000, c'è da aspettarsi che il mercato si auto-corregga azionando un semplice meccanismo di selezione delle realtà davvero meritevoli. A differenza però di questo classico esempio, l'andamento dei prezzi del bitcoin è ascendente, per una crescita complessiva del 700%, ma sull'arco temporale di 4 anni.

Nelle fasi iniziali dei grandi fenomeni come quello in corso per le criptovalute, succede che meccanismi fraudolenti si inseriscano nei buchi normativi e procedurali, approfittando del grande fermento di mercato e mediatico. Si sono certamente verificate iniziative di phishing che sfruttando nome e seguito di Ico reali, hanno in realtà nascosto attività dai propositi illeciti. Rimane però il fatto che numericamente parlando le maggiori truffe rimangono legate alle forme di investimento (più o meno) tradizionali e che quelle legate alla blockchain vengono maggiormante in luce perché più esposte alle luci dei riflettori. Le asset class tradizionali o alternative non sono buone o cattive in quanto tali: è l'uso che se ne fa a renderle tali.

Nel frattempo non solo addetti del mestiere ma anche le istituzioni iniziano a prendere le misure. I tempi sembrano essere maturi perfino per il Fondo monetario internazionale: il direttore generale Christine Lagarde ha di recente dichiarato che “c'è spazio per sviluppare principi regolatori internazionali per i cripto-asset, incluse le initial coin offerings",  con l'obiettivo di “di sfruttare il potenziale della tecnologia sottostante, la blockchain, e    allo stesso tempo garantire la stabilità finanziaria e mitigare i rischi dati dal riciclaggio di denaro e dai finanziamenti al terrorismo”. Si lavora poi in Europa e nel mondo per cercare di creare una regolamentazione ad hoc ma Cina e Corea del Sud hanno già deciso, le IcO non s'hanno da fare.

Sarà una selezione naturale a decretare il successo o il fallimento delle Ico, prese singolarmente.

Telegram per il momento sembra avercela fatta: il sistema di messaggistica russo ha varato un progetto di raccolta mediante Ico, offrendo quindi una criptovaluta in cambio di fondi per sostenere il progetto, puntando ai 2,5 miliardi in tre diversi round: ad oggi i primi due si sono chiusi in anticipo in pre-sale, per un valore di 850 milioni di sollari ciascuno. Passando in terra europea, la prima Ico made in Italy, è Charity Star, piattaforma sulla quale esponenti dello spettacolo e dello sport possono contribuire a una causa non-profit associandovi il proprio brand. Di team italiano ma realizzata in Svizzera, è stata lanciata il 16 gennaio e ha raccolto in 90 minuti l'equivalente di 16 milioni di dollari, con una oversubscription di altri 6 milioni.

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