Blockchain, come cambierà la finanza tradizionale (senza distruggerla)

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Nata per spazzare via gli intermediari, probabilmente ne ridefinirà le funzioni: ecco come

Banche e istituzioni sono al lavoro per utilizzare la blockchain come strumento per incrementare l'efficienza e ridurre i costi

Secondo l'ultimo Osservatorio del Politecnico di Milano si sta riducendo “l'effetto-annuncio” e la blockchain sta trovando sempre più applicazioni avviate

La nostra intervista alla direttrice dell'Osservatorio Blockchain Polimi, Valeria Portale

Fra il 2016 e il 2020 il 40% dei progetti su blockchain sono stati dedicati al settore finanziario, che rimane il più rilevante nella ricerca su questa tecnologia e sulle sue possibili applicazioni. La blockchain, come oggi la conosciamo, nasce per sorreggere il Bitcoin e permettere il trasferimento di valore fra pari, escludendo il problema della mancanza di fiducia fra le parti quando si vanno a rimuovere banche e intermediari. Le stesse banche, però, sono oggi fra i soggetti più interessati a conoscere e sfruttare a proprio vantaggio le potenzialità della blockchain. Sul versante opposto, una serie di altri attori sta portando alle estreme conseguenze le premesse con le quali è nata la blockchain per offrire servizi finanziari, inclusi prestiti e trading di derivati, estromettendo ogni sorta di intermediario: è la finanza decentralizzata (DeFi).

Le tecnologie a registro distribuito, insomma, sono uno strumento che, probabilmente, verrà adottato sia dalla finanza tradizionale sia dal mondo che gli ha dichiarato guerra. Lo stesso curioso paradosso che si verrà a creare con le monete digitali emesse dalle banche centrali, che si avvarranno di una tecnologia - la blockchain - nata per soppiantare le monete fiduciarie (fiat).
Abbiamo parlato di come la Blockchain potrà cambiare la finanza tradizionale con Valeria Portale, direttrice dell'Osservatorio sulla Blockchain e sui Pagamenti innovativi presso il Politecnico di Milano.
Perché gli intermediari finanziari sono interessati a una tecnologia nata per estromettere proprio il ruolo delle terze parti?

“La blockchain nasce come una minaccia per il mondo degli intermediari finanziari. E' una minaccia che però ha portato questi attori ad interrogarsi sul come questa tecnologia avrebbe potuto aiutarli a rendere più efficienti alcuni processi e di eliminare alcuni passaggi. La blockchain 'pura' prevede una totale disintermediazione, ma nella realtà delle sue applicazioni gli intermediari rimangono e spesso a cambiare sono solo le funzioni che svolgono. Pensiamo al Bitcoin: il consumatore ha comunque bisogno degli exchange (un intermediario) per entrare nel sistema e scambiare moneta, ha bisogno dei wallet e così via. I nuovi intermediari che non saranno i possessori del dato, ma attori che aiutano ad entrare nell'ecosistema.

La Banca europea degli investimenti lo scorso aprile ha emesso un digital bond tramite blockchain, affermando che “la digitalizzazione dei mercati finanziari” comporterà una “una riduzione degli intermediari e dei costi fissi”. E' così? E in che modo?

Quello della Bei è un esperimento interessante perché è stata utilizzata Ethereum una piattaforma aperta (permissionless) e concordo pienamente sul fatto che utilizzarla potrebbe creare un efficientamento come conseguenza del ripensamento degli intermediari. I ruoli messi messi più in discussione dalla blockchain sono quelli che centralizzano le informazioni. Che la Bei abbia sperimentato questa strada è un segnale importante che testimonia come le istituzioni si stiano chiedendo come alcuni processi tradizionali potrebbero essere migliorati. Ad esempio, la fase di clearing e settlement, che oggi seguono alla transazione sui mercati, avvengono su blockchain in modo istantaneo e contemporaneo.

Altri esempi sui progressi apportati dalla blockchain in ambito finanziario?

Oggi è molto più difficile riconoscere chi siano i possessori dei titoli azionari, anche solo da parte dell'azienda che li ha emessi. Per riuscirci, al momento, è necessario fare tutta una serie di richieste agli intermediari. Tramite blockchain queste informazioni, invece, non sarebbero più conservate in modo centralizzato, risultando così più facili da consultare. Fra le innovazioni finanziarie già avviate su Distributed Legder possiamo citare Spunta Banca DLT, promosso dall'Abi e lanciato nel 2020, che permette di verificare la corrispondenza delle attività che interessano due banche diverse superando i tradizionali registri bilaterali.

Che funzioni dobbiamo immaginare, allora, per gli intermediari finanziari in futuro?

Per gli intermediari potrebbe venire meno, in futuro, il ruolo di esecutori materiali dello scambio, laddove la blockchain diventasse lo strumento utilizzato per eseguire effettivamente le transazioni. Ma rimarrebbe centrale il loro ruolo consulenziale (ad esempio su come investire o su come emettere nuovi titoli). Agli intermediari, poi, probabilmente spetterà la responsabilità di inserire correttamente le informazioni nella blockchain per conto dei clienti e di limitare al minimo gli errori – poiché si tratta di una sistema progettato per essere inemendabile. La cosa importante è che al consumatore sia garantita la corretta procedura e una regolamentazione chiara.

La finanza decentalizzata (DeFi) come si inserisce nel panorama dei servizi finanziari?

E' un'applicazione della blockchain “massimalista”, che prevede una totale disintermediazione del sistema finanziario tradizionale. Sfruttando soprattutto la piattaforma Ethereum si sta cercando di offrire, tramite una pluralità di applicazioni, tutti i servizi che sono attualmente svolti dalla banca. Trading, mutui, deposito conti: sono servizi che su DeFi vengono offerti da tanti attori diversi interconnessi fra loro. Al momento, non vedo come un piccolo risparmiatore, che non abbia familiarità con queste tematiche, possa rivolgersi davvero alla finanza decentralizzata. E' un sistema ancora agli inizi, non garantito. E' un mondo che però ci può mostrare quali potrebbero essere i futuri competitor del settore finanziario.

Il crescente utilizzo della tecnologia blockchain ci può dire qualcosa sul futuro delle criptovalute (anche come investimento)?

Su questo ci sono varie teorie. C'è chi scinde completamente le criptovalute dalla blockchain, affermando che quest'ultima avrà successo mentre le crypto moriranno. Per le blockchain aperte (permissionless) l'associazione con una criptovaluta è necessaria come forma di incentivo . Se invece si parla di blockchain permissioned, composte da attori fidati non c'è bisogno di creare una criptovaluta. Nel progetto Spunta Interbancaria, ad esempio, non è collegata alcuna criptovaluta, perché il meccanismo del consenso avviene tra attori che si fidano gli uni degli altri e che si conoscono . Se in futuro le piattaforme blockchain aperte (come Ethereum) prenderanno piede le criptovalute saranno il motore necessario per farle funzionare. Non è chiaro, però, quale utilizzo o ruolo potranno avere.

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