Finanza sociale e mondo digitale, creare valore rivoluzionario

Teresa Scarale
Teresa Scarale
4.7.2018
Tempo di lettura: 3'
Il forum EY del 4 luglio ha identificato le leve per la crescita del terzo settore. Digitale, finanza sociale e nuove competenze per nuovi lavori
Il forum svoltosi stamane 4 luglio presso la Fondazione Feltrinelli di Porta Nuova a Milano ha rappresentato un ulteriore passo nel percorso che Fondazione EY ha iniziato grazie a sette workshop tenutisi tra maggio e giugno 2018. Durante i quali, infatti, i rappresentanti delle principali realtà del terzo settore si sono scambiati visioni al fine di trovare la strada per una creazione sempre maggiore di valore nell'ambito dell'impact investing. Anche attraverso la finanza sociale.

Per avere successo nel lungo termine, le imprese devono integrare la sostenibilità nel core business. Il Terzo Settore deve definire un processo decisionale efficace, che consenta di raggiungere obiettivi realistici. E la Pubblica Amministrazione, che ha sempre meno risorse, proprio per questo deve favorire nuove modalità di alleanza.  Per riuscire a crescere c'è bisogno di un processo forte di valorizzazione delle reti profit e non profit e di forme innovative di partnership con la PA. Portare innovazione all'interno del mondo sociale e fare sistema è determinante per far crescere l'economia e supportare il welfare”. E' stato il commento di Donato Iacovone (in foto), Ad di EY in Italia e Managing Partner dell'Area Med.

L'ISTAT ha confermato l'importanza del terzo settore nel suo ultimo censimento. L'analisi ha infatti evidenziato che al 31/12/2015 le istituzioni non profit attive in Italia erano 336.275. Ossia l'11,6% in più rispetto al 2011. Nel totale, 5 milioni 529 mila sono i volontari e 788 mila i dipendenti. Altri dati. Rispetto al censimento del 2011, i volontari sono cresciuti del 16,2%. I lavoratori dipendenti invece sono aumentati del 15,8%. Quello che adesso manca è professionalità tecnica. Si stima infatti che 50.000 persone andranno in pensione in tempi brevi. E sostituirle sarà un problema.

Oltre all'importanza per lo sviluppo di competenze tecniche specifiche, il settore è importante per un'altra ragione. Costituisce pure un laboratorio intensivo per lo sviluppo di competenze che, già presenti storicamente in forma morbida, necessitano di essere oggi ridisegnate per adattarsi alle condizioni sociali e professionali del Nuovo Millennio.

E infatti punto focale della conferenza è stata l'innovazione digitale. Carta vincente gestionale delle organizzazioni non profit, delle risorse e dei flussi finanziari. Ma nulla può il digitale da solo senza la capacità di fare sistema tra associazioni, imprese sociali, fondazioni di impresa, aziende e pubblica amministrazione. E' solo così infatti che si possono favorire crescita economica e benessere diffuso. Facilitando anche le partnership costruttive tra profit e non profit, per creare valore condiviso. Punto condiviso anche dall'assessora alle Politiche del Lavoro del Comune di Milano, Cristina Tajani, presente alla conferenza. La quale conclude così. "L'innovazione per noi ha senso soltanto se è capace di essere inclusiva e di generare meccanismi virtuosi di crescita e redistribuzione insieme. Le nostre prime sperimentazioni sull'impatto sociale sono orientate a incentivare e accompagnare la nascita di attività ibride. Capaci di coniugare la generazione di ricchezza con la sostenibilità e la condivisione, soprattutto in periferia".

Valorizzare la finanza sociale come leva strategica di sviluppo


Paolo Venturi, Direttore di AICCON-  Università di Bologna. “L'impresa sociale di nuova generazione deve aprirsi all'innovazione per continuare a svolgere la sua funzione d'interesse generale. Dentro questa prospettiva la finanza d'impatto e il ruolo delle comunità assumo una rilevanza centrale per generare impatto sociale e inclusione”.

Concetto ribadito anche da Marco Morganti, Ceo Banca Prossima.

Dalla sua nascita nel 2007, tramite uno speciale fondo di garanzia per gli enti nonprofit, Banca Prossima ha dato credito a 1.700 imprese che non vi avrebbero avuto accesso secondo i criteri di rating convenzionale. Per un totale di €450 milioni. Si tratta di numeri non indifferenti sul totale di 63mila clienti complessivi della banca. Soprattutto dato l'elemento di rischio insito nel finanziamento di questi soggetti.

"Eppure, fa riflettere la qualità media del credito. Il 90% di questi enti sono tuttora in vita e stanno restituendo regolarmente il debito, molto spesso realizzando una crescita quantitativa e qualitativa che li porta definitivamente nella fascia della migliore clientela. Il nostro operare concretamente per la crescita del terzo settore con questi e altri strumenti specifici significa davvero operare in termini di impatto. E di impatto misurabile. Siamo molto contenti che questo ruolo propulsivo di Banca Prossima sia riconosciuto e apprezzato in occasioni qualificanti come quella odierna”.

 

 
caporedattore

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