Ferrarini: sostenibilità ora integrata nella governance

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Temi sociali e ambientali nelle policy di sempre più società: così si integrano sostenibilità e corporate governance. L'intervista a Guido Ferrarini

Temi sostenibilità e corporate governance ora finalmente integrati

Tante società (ed investitori istituzionali) hanno incluso temi sociali ed ambientali nelle loro policy

L'intervista a Guido Ferrarini, professore all'Università di Genova e fondatore dell'ECGI

"Per anni i temi della sostenibilità e quelli della corporate governance sono rimasti non comunicanti tra loro, ora sono finalmente integrati”. Guido Ferrarini, professore all'Università di Genova e fondatore dell'European Corporate Governance Institute (ECGI), spiega così il passo in avanti realizzato nel tempo per l'effetto combinato delle tante società (ed investitori istituzionali) che hanno incluso temi sociali ed ambientali nelle loro policy. Ed anche della regolamentazione, con la direttiva europea che da quest'anno richiede alle maggiori quotate di redigere un report sulle informazioni non finanziarie.

Qual è il senso di queste novità, dovremmo attenderci una sorta di nuovi “principi contabili” adattati alla sostenibilità? “Dobbiamo stare attenti a non ‘finanziarizzare' la sostenibilità a non ridurla ad un fatto solo di numeri. È importante la narrativa che viene dalle società anche se quei documenti sono spesso diversi tra loro e non hanno tutti lo stesso grado di attendibilità”.

Quanto sta avvenendo, insomma, è il frutto di una prima fase di sperimentazione in cui ciascuno va alla ricerca del linguaggio più efficace per descrivere problematiche normalmente non presenti nei documenti societari. Che dobbiamo attenderci per il futuro? “Abbiamo bisogno di arrivare a un linguaggio comune e di criteri armonizzati, come definizioni e categoria, da raggiungere attraverso la soft law. E di soggetti che certifichino il rispetto di quei criteri. A livello europeo si stanno facendo i primi passi”.

C'è un tema, quello della contendibilità delle imprese in cui i protocolli di sostenibilità (ed esempio quelli declinati nei criteri Esg, Environmental, Social, Governance) sembrano contrastare con i manuali di buona corporate governance. “L'argomento andrebbe rovesciato e occorrerebbe chiedersi se la sostenibilità è un argomento che inibisce la contendibi- lità. Deve far riflettere quanto è accaduto lo scorso anno nella fallita Opa di Kraft su Unilever, gruppo anglo-olandese che ha policy molto avanzate in tema di sostenibilità. C'è stato un confronto tra due culture e alla fine il governo inglese ha detto che la Unilever non era scalabile. Forse si dovrà arrivare ad un doppio binario delle società. Ad esempio le benefit corporation - regolamentate anche in Italia sono quelle che perseguono anche un “beneficio comune” e operano “in modo responsabile, sostenibile e trasparente”, ndr - potrebbero aver un trattamento diverso in materia d'Opa, magari se dichiarano la loro peculiarità negli statuti. Una recente sentenza della Corte di giustizia europea sembra andare in quella direzione. Certo è un tema che va trattato con grande attenzione. Noi, in Italia, abbiamo tenuto in grande considerazione la cultura dello shareholder value perché venivamo da una lunga esperienza di aziende pubbliche. Vorrei però subito aggiungere che la sostenibilità non è di per sé contro il profitto delle imprese. Lo colloca, piuttosto, in uno scenario temporale diverso”.

E le analisi che utilizzano gli alternative data su Internet possono offrire un contributo? “Certamente, il ricorso alla rete può incrementare l'efficienza dei mercati nel senso di facilitare l'incorporazione nei prezzi delle informazioni diffuse nella rete e di quelle discussioni che ancora non si riflettono nei valori dei titoli”.

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