Private debt, chi è costui? Diamogli uno sguardo

Baloise
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14.7.2021
Tempo di lettura: 3'
Il private debt è una valida alternativa da valutare sia per le società che per gli investitori. A poterne trarre vantaggio, anche sottoscrittori di una polizza vita. Scopriamo cos'è e quale il suo rapporto con le polizze unit-linked lussemburghesi
Mentre iniziamo a intravedere un bagliore di luce dal fondo del tunnel dalla pandemia di Covid-19, gli investitori sono alla ricerca di una misura di certezza. Con i sempre più bassi tassi di interesse, i quali non si prevede aumentino nel breve periodo, e la continua volatilità del mercato azionario, non sorprende che le opzioni di investimento alternative siano un dilemma per molti.

Sul private equity si è detto e scritto di tutto, ma nell'ambito del private placement non passa inosservata l'altra faccia della medaglia. Il private debt è una valida alternativa da valutare sia per le società che per gli investitori. Scopriamolo insieme.

Qual è la storia del private debt?


Dopo la crisi finanziaria del 2008-09, molte imprese (quelle sopravvissute) si sono ritrovate davanti all'ostacolo della ripartenza. Avevano bisogno di capitale per finanziare le loro attività e superare quel collasso economico, ma le banche, seppur ostacolate dai regolamenti post-crisi, non erano disposte a finanziare con prodotti che fossero flessibili.

Dunque, i prestatori diretti offrivano un'alternativa attraente (o quasi inevitabile). Questi tipi di prestiti erano molto più accomodanti e reattivi alle sfide del settore rispetto ai prestiti offerti dalle istituzioni bancarie tradizionali. E mentre il mercato del debito privato si stava già facendo spazio come formidabile asset class prima del 2008-2009, la crisi economica ha ulteriormente accelerato questo processo.

Private debt vs private equity


Il primo può essere definito come l'investimento di capitale che permette di acquisire il debito di una società privata (non quotata), in contrapposizione all'acquisizione delle azioni della stessa. Ma cosa include nel suo ventaglio di opportunità? Senza dubbio il primo che sovviene è il “direct lending”, dunque una forma di prestito diretto slegato dall'ambito bancario dove generalmente si concede un prestito a piccole e medie imprese. Lapalissiano il filo diretto che ci porta a pensare ad un fenomeno in forte ascesa negli ultimi anni come quello del microcredito. Ancora, vi è il “mezzanine financing”, una forma ibrida di finanziamento tra debito ed azionariato la quale dà al finanziatore il diritto di convertire in un interesse azionario nella società in caso di inadempienza della stessa. Infine, ma non per questo meno importanti, nel mondo private debt troviamo il cosiddetto “distressed debt” (ossia debito in sofferenza), situazioni speciali che percorrono strade intermedie tra gli appena menzionati e “venture debt funds” i quali investono nel debito di aziende in fase iniziale o startup.

Una delle principali differenze tra private debt e private equity risiede nella responsabilità che comporta sul bilancio societario, in quanto il debito costituisce un onere pervicace ove l'imprenditore ne trae vantaggio solo dal mero aspetto della proprietà in quanto col debito emesso non deve rinunciare a una fetta della società come nel caso delle azioni. Certo, vi sono meno incentivi da parte degli investitori a lavorare per aiutare la crescita della società come invece accade per gli azionisti. Questi ultimi sono interessati ad espandere e rendere il business un successo, oltre ad offrire la loro competenza ed esperienza sotto tutti i punti di vista (si pensi a i cosiddetti “angel investors” od ai sopracitati “venture capital funds”), interesse non condiviso da chi investe nel debito.

Private debt, i numeri


Stando a quanto emerge dall'indagine condotta annualmente da KPMG e ALFI (Association of the Luxembourg Fund Industry) gli attivi in gestione dei fondi di debito privato sono aumentati del 36,2% nel 2020 per un totale di 108,4 miliardi di euro, un risultato stratosferico se si pensi al fatto che l'industria mondiale del private debt contava, al 2020, ben 714 miliardi di euro. Combinando i dati possiamo constatare che Lussemburgo rappresenta (e raccoglie) il 15% del flusso globale correlato al debito privato. Come indicato da un'indagine di Prequin, questo risultato è destinato ad accrescere dell'11.4% all'anno, per poter arrivare a toccare quota 1,23 trilioni di euro alla fine del 2025. Se traslassimo questa proiezione sul mercato lussemburghese avremmo un risultato di attivi in gestione che raggiungerebbe 180 miliardi di euro circa, entro 5 anni. Considerando che, l'indagine KPMG/ALFI rivela che a livello globale l'82% dei nuovi promotori di fondi di debito è “made in” Eu, di questi, il 43% rappresenta il Regno Unito, il 21% la Germania, il 10% la Francia e l'1% il Lussemburgo.

Quest'ultimo viene indicato dai più come tra i maggiori beneficiari della Brexit in termini di business mosso sull'asse Londra-Lussemburgo, dunque, stando a ciò, chissà se il risultato atteso per il Gran Ducato non possa essere visto con ancor più ottimismo e, perché no, con qualche zero in più!

Private debt e polizze unit-linked


Ebbene sì, anche in questa occasione le polizze vita lussemburghesi rappresentano uno strumento poliedrico capace di catalizzare tutti gli strumenti finanziari, inclusi quelli dell'industria del debito privato. Con il settore delle unit-linked che ha registrato un record  in Italia nel solo mese di marzo 2021 (ben 9 miliardi di euro raccolti) e che continua a performare bene sugli altri mercati, è doveroso pensare che gli investitori che intendano perseguire risultati concreti, laddove il mercato del private debt sicuramente continuerà a far parlare di sé e ad essere dinamico, non possano non valutare la combinazione, specie se si pensi che avere degli strumenti relativi al private debt all'interno di una polizza vita comporterebbe una soddisfacente diversificazione del portafoglio sottostante, oltre che ad una massimizzazione delle opportunità e i benefici che entrambi i prodotti hanno da offrire, arrivando a completarsi l'un l'altro.

 

 

Ciro Gargiulo, Investment Controlling Analyst - Bâloise Vie Luxembourg


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