Donne investitrici: un modello aspirazionale destinato a crescere

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Le donne investitrici rappresentano ancora un numero esiguo nel mondo della finanza, ma una consulenza adeguata e coerente con i loro obiettivi potrebbe essere la giusta chiave per aumentarne il numero e l'interesse
La donna come soggetto investitore riveste ancora un ruolo marginale nella società odierna. In Italia, le donne detengono il 10% della ricchezza privata totale, pari a circa il 35% del risparmio gestito dal private banking, come riporta il rapporto “Il valore della donna investitrice” di Candriam e Aipb (l'Associazione italiana di private banking), realizzato con Ipsos. Sono solo 60mila però, equivalenti quindi allo 0,2% della popolazione femminile, le donne italiane di “alto profilo”, cioè professioniste, imprenditrici, dirigenti con disponibilità finanziaria di almeno 250mila euro. Si tratta di “donne attive, impegnate, abituate a gestire responsabilità e complessità che possono contribuire a innescare un circolo virtuoso di rilancio economico e riduzione del gap di genere”, secondo quanto emerge dallo studio. La ricerca condotta mostra che, negli ultimi 12 mesi, il 68% delle donne del campione ha dichiarato di aver acquistato più volte un prodotto finanziario, interessandosi quindi ai temi di investimento; il 45% dichiara di voler diversificare; il 36%, invece, di voler contribuire attivamente al rilancio del Paese, investendo in economia reale.

Sicurezza e rendimento: le preferenze delle donne


Quando si trovano ad affrontare un investimento, le donne tendono a ricercare anzitutto due caratteristiche: la sicurezza e il rendimento.
Riguardo al primo dei due temi, la sicurezza, scelta dal 50% delle donne e solamente dal 18% degli uomini, rappresenta un valore che si collega all'esigenza di pianificare investimenti a lungo termine; la seconda voce, quella dei rendimenti, è scelta dal 20% dalle donne e, come priorità dei propri portafogli, dal 25% degli uomini.

Inoltre, pur essendo un tema che riveste un'importanza primaria negli attuali investimenti, sono ancora poche le donne che detengono in portafoglio investimenti con criteri ambientali, sociali e di governance (Esg). L'88% delle donne di alto profilo dichiara di aver sentito parlare di prodotti Esg e il 55% afferma di conoscerli bene, eppure sono poche le donne del campione che li detengono in portafoglio, perché, seppur fiduciose nell'impatto che questi investimenti possono avere, temono che siano poco liquidi, sicuri e con scarsi rendimenti. Ciononostante, una donna investitrice su due vorrebbe investire il proprio patrimonio in investimenti con impatti Esg o in economia reale . “Sono convinto che, in un futuro molto prossimo, le donne saranno tra i principali alfieri degli investimenti Esg. A condurle in quella direzione in modo del tutto naturale saranno la loro visione di ampio respiro, lo stile decisionale pragmatico e razionale e la forte convinzione che gli investimenti debbano essere funzionali a progetti di vita” commenta Matthieu David, Head of Italian Branch di Candriam.

Consulenza professionale, una necessità per le donne investitrici


La consulenza riveste un ruolo importante per le donne investitrici, come confermato dal rapporto: “lo stile decisionale delle donne di alto profilo è più pragmatico e maturo di quello degli uomini, caratterizzato dalla condivisione, non perché manchino di self confidence o di preparazione per scegliere da sole, ma perché ritengono che quella condivisa sia una scelta migliorativa. Una donna su due prima di decidere si confronta con un partner o con un professionista e il 73% di loro vorrebbe essere affiancata da esperti con competenze anche non strettamente finanziarie”. La capacità di un professionista esterno di essere seguite nel tempo rappresenta, per due donne su cinque, un fattore chiave per migliorare il servizio di consulenza professionale.
Tuttavia, non tutti i tipi di consulenza offerti risultano essere adeguati per le donne. Secondo il rapporto, “le donne che ricevono una consulenza professionale si dicono tendenzialmente soddisfatte, ma non del tutto; una donna su due pensa che le investitrici abbiano esigenze e necessità abbastanza diverse da quelle degli uomini”.

Le donne investitrici rappresentano un modello tangibile aspirazionale per tutte coloro che ancora non sono riuscite ad acquisire la giusta sicurezza, determinazione e fiducia. Secondo lo studio, l'industria del private banking può contribuire, offrendo una consulenza professionale adeguata e all'altezza delle aspettative di questo piccolo prezioso gruppo di donne, affinché possa non solo contare di più, ma diventare sempre più numeroso. “Una consulenza finanziaria sempre più consapevole del loro sentire e sensibile alle loro esigenze saprà accompagnarle in questo percorso” conclude David.

 

 

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