Agroalimentare: verso una maggiore sostenibilità

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
15.12.2020
Tempo di lettura: 3'
La rilevanza degli investimenti sostenibili è destinata ad aumentare per tre ragioni: l'emergenza ha una portata di scala mondiale; i governi fanno pressioni; consumatori e investitori sono sempre più sensibili al tema. Ne hanno parlato gli esperti di UBS Global Wealth Management
Oltre tre miliardi di persone al mondo soffrono di malnutrizione, e nonostante ciò la produzione di cibo già oggi ha un pesante impatto sull'ambiente. “Se ci proiettiamo in avanti, su base inerziale la situazione non può che peggiorare", dice Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer di UBS Wealth Management Italia, nel corso dell'evento “Food: il futuro del settore agroalimentare”, nell'ambito del programma di UBS “Il Vocabolario della sostenibilità”.

Secondo l'Onu, l'aumento di 2 miliardi di persone da qui al 2050 determinerà una crescita del fabbisogno alimentare del 60%, che, sulla base della struttura produttiva odierna, è evidentemente insostenibile anche da un punto di vista ambientale. In parallelo, anche i governi puntano nella direzione di una riduzione delle emissioni: l'Europa per prima si è data l'obiettivo di portare a zero le emissioni di gas serra entro il 2050, seguita dal Giappone; la Cina ha previsto di conseguire il medesimo obiettivo entro il 2060; gli Stati Uniti, senza ancora una road map precisa, hanno rimarcato l'intenzione di perseguire scopi analoghi durante la presidenza Biden.

Agroalimentare: l'unica strada percorribile è una rivoluzione


Il settore agroalimentare è un chiaro esempio per comprendere il grande cambiamento che vivremo verso la sostenibilità, per due ragioni: “la prima” ha aggiunto Ramenghi “è che veniamo da un decennio caratterizzato da tantissima innovazione tecnologica, che è però rimasta per lo più nell'ambito di settori molto specifici ad alta vocazione tecnologica; la seconda ragione è che il settore agroalimentare ha un fortissimo impatto sull'ambiente, difficilmente sostenibile nel lungo periodo, pesando il 70% del consumo di acqua, il 40% del consumo di suolo e oltre un terzo  delle emissioni di gas serra”.

Se guardiamo al prossimo decennio, quindi, “ci attendiamo una diffusione a macchia d'olio di nuove tecnologie, anche nei settori più tradizionali come l'agroalimentare, che combineranno la sostenibilità ad una maggior produttività e nuovi standard qualitativi”.

Come sottolineato anche da Paolo Federici, Market Head Italia, UBS Global Wealth Management, molte note aziende del settore agroalimentare italiano si sono già mosse in tale direzione, incrementando l'investimento in nuove tecnologie applicate all'agricoltura (è il caso di Planet Farms), spostandosi verso materiali compostabili e biodegradabili, nonché in fonti di energia green (è l'esempio di Nonno Nanni) e impegnandosi nel rimpiego e riciclo sia dei materiali di scarto che del packaging (il modello di Caffè Vergnano).

“L'unica strada percorribile ad oggi è l'innovazione” ha concluso Ramenghi. In tal senso, “tutti i settori saranno travolti  dalla medesima sfida: sostenibilità e tecnologia”

 

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