Covid, prova superata per l'M&A italiano

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L'M&A italiano ha superato lo stress test del 2020, con il TMT è stato il settore più resiliente alla pandemia. Imprenditori in cerca di partner, investitori strategici e sempre più pmi che guardano alla Borsa pongono le basi per un 2021 positivo
La crisi economica causata dalla repentina manifestazione del fenomeno Covid ha avuto un impatto diretto sulle attività di M&A, non soltanto poiché ha favorito alcuni settori rispetto ad altri, ma soprattutto perché ne ha modificato le strategie sottostanti, agevolando la transizione da un mercato “del venditore” ad un mercato “del compratore”.
Dopo un 2020 altalenante che ha visto un netto rallentamento delle operazioni durante i primi mesi della pandemia, seguito da una parziale ripresa nel secondo semestre, il 2021 si apre in forte crescita, non soltanto per il numero di operazioni (in linea con lo scorso anno), ma soprattutto per la forte crescita del controvalore, in gran parte condizionata - va precisato - dalla fusione tra FCA e PSA Peugeot-Citroen nel gruppo “Stellantis”.

Tra i principali fattori che hanno contribuito a tale dinamismo, vi è certamente l'avvio della campagna vaccinale che, in particolare, sta riavviando le operazioni cross border. Come per il 2020, i settori che si stanno confermando più resilienti sono il TMT (Technology, Media & Telecommunications) – indubbiamente il comparto che ha registrato lo sviluppo maggiore grazie al repentino cambiamento nelle abitudini dei consumatori verso digitalizzazione, innovazione e trasformazione dei canali tradizionali – il Food&Beverage, l'Energy e l'Healthcare & Pharma che, da soli, hanno riguardato più del 50% delle operazioni M&A del primo trimestre 2021.
Gli imprenditori delle Pmi italiane hanno, mai come ora, la necessità di trovare dei partner finanziari o industriali che possano supportarli durante la ripresa economica non solo da un punto di vista finanziario, ma soprattutto da un punto di vista strategico tramite solide governance, integrazioni verticali e orizzontali e spinte all'internazionalizzazione. In questo delicato momento storico diventa fondamentale per gli operatori più piccoli aggregarsi a gruppi di dimensioni maggiori per poter sopravvivere ed espandersi nel nuovo contesto competitivo.

Gli investitori finanziari, d'altro canto, hanno cominciato ad adottare approcci meno speculativi e più strategici, puntando a creare valore per gli stakeholder: apportano le loro risorse e competenze, mantenendo un alto coinvolgimento degli imprenditori nel loro ruolo baricentrico per la creazione di valore. Sono inoltre più flessibili in relazione alle modalità e alle strategie di investimento, ma al contempo molto più selettivi e scrupolosi, dando il via a processi di M&A molto più lunghi e complessi. Grazie all'ingente liquidità di risorse finanziarie a loro disposizione e a bassi tassi di interesse (trend che sembrano destinati a perdurare anche per il 2021 grazie al mantenimento di una politica monetaria espansiva), la ricca e diversificata platea di investitori finanziari è fortemente attiva sul mercato italiano, essendo stata coinvolta nel più del 40% delle operazioni del primo trimestre.

Dal punto di vista della valorizzazione delle imprese, che hanno registrato in diversi comparti dei forti e inevitabili impatti sul current trading, contrariamente alle aspettative, vi è stato un calo dei multipli di mercato piuttosto contenuto e non generalizzato. Per sopperire a dati finanziari eccessivamente contenuti rispetto alla normale operatività del business e non adeguatamente rappresentativi del valore dei singoli brand, il 2020 è stato prevalentemente considerato uno stress test e non analizzato esclusivamente a fini di pricing. Al contempo, sono stati introdotti molti più componenti di valutazione variabili e di aggiustamento del prezzo (ad esempio, earn-out, earn-in, ratchet) ed è stato di gran lunga accentuato il carattere qualitativo delle valutazioni, considerando la capacità dell'impresa oggetto di analisi di ritornare ai valori pre-pandemici.
Di recente Banca d'Italia ha pubblicato una nuova analisi volta a identificare le Pmi quotabili attualmente operative in Italia, confermando un numero di aziende superiore a 2.000 unità anche per il 2021 e quasi in linea con i dati pre-crisi. La spiegazione è ascrivibile ad un processo di “ricambio” delle aziende: quelle attive in settori resilienti al Covid hanno sostituito le imprese che sono state maggiormente danneggiate dalla pandemia.

Già prima della crisi innescata dall'emergenza economico sanitaria, era in atto una tendenza al progressivo aumento delle Pmi quotate, trend che è positivamente ripartito nei pochi mesi di allentamento delle restrizioni del 2020, portando in Borsa Italiana 15 Ipo delle 24 quotazioni registrate in totale durante l'anno. Si può pertanto ipotizzare che la tendenza riprenda la sua crescita di pari passo con la diminuzione degli effetti della pandemia, grazie anche alla proroga del credito di imposta sui costi di consulenza per la quotazione delle Pmi introdotto con la Legge di bilancio 2018.

Con queste premesse, si può ipotizzare che il trend delle operazioni di M&A rimanga positivo per tutto il 2021. Le Imprese innovative, dinamiche e attente alla sostenibilità sono quelle che attireranno più di tutti l'interesse del mercato. Viceversa, nei settori più inficiati dalla pandemia, si prevede un aumento significativo di operazioni di M&A turnaround, sia per favorire processi di rilancio operativo che di ristrutturazione finanziaria.

In conclusione, in un periodo di crisi economica e sociale senza precedenti nella storia moderna, l'M&A si è confermata un'attività di estrema importanza per rafforzare le imprese, ricapitalizzarle e favorire i ricambi generazionali. Non possiamo che aspettarci rappresenti uno dei maggiori driver di crescita e di ripresa nel corso del prossimo futuro.
Articolo scritto da Sante Maiolica, partner di Grant Thornton Financial Advisory Services
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