Private insurance, sicurezza e flessibilità possono convivere?

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
16.4.2021
Tempo di lettura: 5'
Nel private insurance, l'esigenza di protezione del patrimonio e della famiglia si combina con una maggiore libertà nelle scelte allocative e meno vincoli d'investimento in strumenti alternativi. Due caratteristiche che hanno fatto la fortuna delle polizze lussemburghesi alimentano un mercato da 34 miliardi di euro

La legislazione lussemburghese offre al contraente di un contratto di assicurazione vita o di capitalizzazione lussemburghese uno dei quadri di sicurezza più solidi d'Europa.

Rispetto a una unit-linked italiana, ci sono meno vincoli sul piano dell’asset allocation.

La sicurezza prima di tutto. Proteggere la famiglia e il risparmio rimane l'obiettivo prioritario dei nuclei che dispongono di grandi patrimoni, in uno scenario di aumento dell'incertezza percepita, resa più acuta dagli effetti pervasivi della pandemia.

Non è un caso se l'87% dei soggetti intervistati in occasione del Terzo rapporto Abi Censis dichiara, in riferimento agli obiettivi di gestione del denaro: “Voglio fare investimenti che tutelano me e la mia famiglia nel futuro”.

Un equilibrio sottile

La sicurezza, però, non deve diventare una gabbia: la protezione non può mortificare totalmente le aspettative di rendimento, purché siano coerenti con il profilo di rischio dell'investitore. La flessibilità quindi diventa una risorsa preziosa.

Come se ne esce? Le due caratteristiche - sicurezza e flessibilità - si coniugano in modo efficiente, anche dal punto di vista fiscale, nel private insurance. Uno strumento efficace, ma ancora non adeguatamente conosciuto e apprezzato, per rispondere anche alle esigenze legate al passaggio generazionale e alla gestione delle complessità connesse alla pianificazione patrimoniale.

Il triangolo della sicurezza

Tipicamente il private insurance è riconducibile a polizze vita di tipo unit-linked (ramo III). Rispetto ai contratti di diritto italiano, però, la matrice lussemburghese offre alcune peculiarità.

Da un lato, per i sottoscrittori di un contratto di assicurazione sulla vita emesso da una compagnia lussemburghese vale il meccanismo noto come “triangolo della sicurezza”, che si esprime attraverso un accordo tripartito tra la compagnia, la banca depositaria e il Commissariat aux Assurances (l'organo di vigilanza): il patrimonio del cliente è separato dagli asset della compagnia assicurativa, in quanto custodito presso una banca depositaria indipendente, autorizzata dall'autorità di vigilanza, e all'interno di un conto segregato.

A sua volta, la banca depositaria è tenuta a separare gli attivi del cliente dai propri. “La legislazione lussemburghese offre al contraente di un contratto di assicurazione vita o di capitalizzazione lussemburghese uno dei quadri di sicurezza più solidi d'Europa", spiega Berardo Staglianò, country manager Italia di Wealins (gruppo Foyer), compagnia lussemburghese con asset in gestione pari a 13,5 miliardi di euro e 1,7 miliardi di raccolta nel 2020.

Meno vincoli per le polizze lussemburghesi

Dall'altro lato, c'è il tema della flessibilità nelle scelte allocative. “Rispetto a una unit-linked italiana, ci sono meno vincoli sul piano dell'asset allocation: il contraente che sceglie una polizza lussemburghese ha la possibilità di investire non solo in fondi obbligazionari, azionari, monetari e titoli quotati, ma anche in titoli non quotati, asset alternativi e private equity, senza limiti per chi versa un premio superiore ai 250mila euro e ha un patrimonio mobiliare complessivo a partire da un milione e 250mila euro.

Attraverso un fondo interno dedicato”, osserva Staglianò, “è possibile scegliere la strategia d'investimento più adatta al proprio profilo di rischio e rendimento, attingendo alle competenze di un gestore professionale esterno”.

Un mercato in crescita

Queste due caratteristiche – sicurezza e flessibilità – hanno fatto la fortuna del private insurance: non è un caso se gli asset in gestione delle compagnie lussemburghesi, per le quali l'Italia rappresenta uno dei mercati più importanti, siano saliti dai 21,9 miliardi di euro del 2016 ai 32,5 miliardi del 2019, in Italia.

I dati relativi al 2020 registrano un'ottima tenuta, con riserve totali a quota 34 miliardi di euro, a fronte di una raccolta pari a 5 miliardi.

I benefici fiscali

Rimangono, inoltre, alcuni benefici tipici dei contratti assicurativi sulla vita.

Dato il suo profilo previdenziale, infatti, l'assicurazione sulla vita beneficia generalmente di una tassazione più vantaggiosa rispetto ad altre forme di investimento: le plusvalenze e gli interessi maturati nel corso della vita del contratto sono tassati solo al momento della liquidazione delle prestazioni, quando si verifica il sinistro o al riscatto.

Grazie al differimento del prelievo fiscale (tax deferral), il capitale e i redditi prodotti dal contratto rimangono pienamente investiti e continuano, a loro volta, a generare un rendimento. Inoltre, il contratto di assi curazione vita risponde efficacemente alle necessità di trasmissione del patrimonio: il contraente può nominare liberamente uno o più beneficiari del contratto, anche esterni all'asse ereditario.

La scelta dei beneficiari può essere modificata per tutta la durata di vita della

polizza, permettendo di privilegiare, nei limiti di legge, un avente diritto specifico o di nominare beneficiari multipli, senza passare ogni volta dal notaio. Inoltre, l'esenzione delle imposte di successione lo rende uno strumento particolarmente apprezzato nella pianificazione successoria.
Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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