Polizze vita: quali i criteri di liquidazione dell'indennità?

Francesco Frigieri
Francesco Frigieri
14.5.2021
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Recentemente, le Sezioni Unite hanno risolto un contrasto fra orientamenti in ordine al criterio per la liquidazione dell'indennità ai beneficiari. Ecco cos'è stato previsto
Le polizze vita risultano sempre di più oggetto di attenzione da parte della giurisprudenza. D'altra parte, dall'esame dei dati pubblicati di recente dall'Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) risulta che ben oltre 100 miliardi di euro sono allocati in questi strumenti. Con la recentissima sentenza della Cassazione  n.11421 del 30 aprile, le Sezioni Unite risolvono  un contrasto fra orientamenti in ordine al criterio per la liquidazione dell'indennità ai beneficiari, offrendo così definitivamente un'unanime interpretazione sul come l'assicuratore deve eseguire la prestazione, in mancanza di precise disposizioni nel contratto.
Entrambi gli orientamenti, (in realtà il primo più datato e consolidato rispetto al secondo), partivano dal medesimo approdo, ossia che a fronte di una designazione  generica dei beneficiari con il richiamo a categorie come gli "eredi legittimi", il diritto conseguente non traesse fonte e regolamentazione nella successione, ma nel contratto di polizza, assolutamente autonomo, qualificabile come atto tra vivi con effetti post mortem.
In pratica era, ed è stato sempre pacifico, che l'indennità veniva e viene acquisita dai beneficiari per diritto proprio e per effetto della successione.
In particolare, l'orientamento che si era formato sino alle ultime pronunce del 2015, sosteneva che di fronte a una pluralità di creditori, seppur definiti genericamente come categoria di eredi, la prestazione dell'assicuratore dovesse essere divisa in modo uguale a prescindere dal rapporto di parantela con il de cuius e relative quote proporzionali derivanti da un'ipotetica successione.

Con la sentenza n.19210/2015, la Cassazione, tuttavia, pur non mettendo in discussione la natura del contratto, (atto tra vivi con effetti post mortem), veniva offerta una diversa interpretazione sulla misura delle quote per la liquidazione dell'indennità,  suggerendo il criterio proporzionale come previsto per la successione.

S‍i legge testualmente nella motivazione: "Quando in un contratto di assicurazione sulla vita sia stato previsto per il caso di morte dello stipulante che l'indennizzo debba corrispondersi agli eredi, tanto con formula generica, quanto e a maggior ragione con formulazione evocativa degli eredi testamentari o in mancanza degli eredi legittimi, tale clausola, sul piano della corretta applicazione delle norme di esegesi del contratto e, quindi, conforme a detta disposizione, dev'essere intesa sia nel senso che le parti abbiano voluto tramite dette espressioni individuare per relationem con riferimento al modo della successione effettivamente verificatosi negli eredi chi acquista i diritti nascenti dal contratto stipulato a loro favore (art. 1920 c.c., commi 2 e 3), sia nel senso di correlare l'attribuzione dell'indennizzo ai più soggetti così individuati come eredi in misura proporzionale alla quota in cui ciascuno è succeduto secondo la modalità di successione effettivamente verificatasi, dovendosi invece escludere che, per la mancata precisazione nella clausola contrattuale di uno specifico criterio di ripartizione che a quelle modalità di individuazione delle quote faccia riferimento, che le quote debbano essere dall'assicuratore liquidate in misura eguale".

In altre parole, nell'esempio classico di indicazione tra i beneficiari degli "eredi legittimi", l'indennità si sarebbe dovuta liquidare a coloro che si sarebbero trovati  a riverstire tale qualità alla morte dell'assicurato e a prescindere dalla loro rinuncia o meno all'eredità, seguendo, il criterio proporzionale, vale a dire  il criterio dettato dalla legge per la successione.

Se quindi tra i beneficiari ci fossero il coniuge e tre figli, al coniuge andrebbe l'indennità nella misura di 1/3, mentre ai figli nella misura di 2/3, ossia 2/9 ciascuno come prevede l'art.581 c.c..

Le successive sentenze n.26606/2016 e 25635/2018 si sono riallineate, invece,  al precedente ed iniziale orientamento che suggeriva la liquidazione ai beneficiari dell'indennità in parti uguali.

Le Sezioni Unite, dopo aver ripercorso anche gli indirizzi interpretativi della dottrina, concludono affermando che:
- la designazione generica dei beneficiari nella categoria degli eredi legittimi, non  comporta l'applicazione dei  criteri di ripartizione previsti dalla legge nelle successioni, talchè la liquidazione dell'indennità dovuta ai beneficiari da parte dell'assicuratore deve avvenire  in quote uguali, essendo un diritto proprio e non un diritto derivante dalla successione;
- in caso di premorienza di un beneficiario, in mancanza di revoca del beneficio e salva diversa disposizione dello stipulante, il diritto del beneficiario premorto si trasferisce agli eredi  non iure proprio, ma iure hereditatis e quindi la liquidazione agli eredi del beneficiario premorto sarà fatta in proporzione delle rispettive quote ereditarie, ma partendo dalla uguale quota spettante agli originari beneficiari.

Ritornando all'esempio sopra richiamato dei beneficiari nella persona del coniuge e tre figli, qualora uno dei figli risultasse premorto rispetto all'assicurato, l'indennità sarebbe da dividere in quattro parti uguali, fra il coniuge e tre figli; la quota di 1/4 spettante al figlio pre-morto, sarà poi divisa con i suoi eredi secondo il criterio proporzionale.

Un conto, infatti, è l'indennità spettante ai beneficiari, un conto è la successiva ripartizione fra gli aventi causa del beneficiario premorto, il quale avendo già acquisito nel suo patrimonio il diritto all'indennità, la trasmette in caso di premorienza, ai propri eredi secondo le regole della successione.
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Da oltre vent'anni assiste clienti nei contenziosi per eredità e successioni, ma anche per pianificare in modo strategico gli avvicendamenti proprietari all'interno della famiglia e dell'azienda, cercando di condividere gli obiettivi di tutte le parti coinvolte. Di recente ha acquisito la certificazione di Law Business Coach e ha fondato il network www.patrimoniatest.it, al fine di studiare e applicare anche forme di tutela patrimoniale innovative, con l'aiuto di esperti della finanza.

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