Italiani: pensioni e ripresa economica, due incertezze

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La pensione torna ad essere un pensiero fisso. Così come anche la paura per una ripresa economica spostata in avanti, a causa della pandemia mondiale

Per il 60% degli investitori italiani i contributi previsti dagli schemi statali non saranno sufficienti per il sostentamento in pensione

Il 60% (rispetto al 45% di luglio) ritiene che saranno necessari più di 12 mesi prima che le cose possano tornare alla normalità

L'incertezza economica e la pandemia globale ha portato gli italiani a riflettere ulteriormente sui propri accantonamenti in vista della pensione. Si è infatti sempre più consapevoli che la pensione statale possa risultare insufficiente. Secondo il “Global investor study 20202" pubblicato da Schroders, che ha coinvolto oltre 23.000 persone a livello globale in 32 paesi, per il 60% degli investitori italiani i contributi previsti dagli schemi statali non saranno sufficienti per il sostentamento in pensione. Ma non solo perché l'Italia risulta essere la nazione più preoccupata in Europa. La media globale si attesta invece al 55%.
Dallo studio emerge dunque come il 31% degli investitori italiani (41% il dato globale) pensa che il proprio reddito durante la pensione possa risultare insufficiente per mantenere un lo stesso stile di vita. Per cercare di tamponare questa situazione gli investitori italiani, in linea con quelli globali, hanno già attuato dei comportamenti concreti: il 26% (25% a livello globale) utilizza il reddito a disposizione per accrescere i risparmi ai fini della pensione. Una percentuale nettamente più elevata rispetto al 12% (10% a livello globale) di tre anni fa.
Inoltre, gli italiani continuano a destinare ai risparmi accantonati specificamente per la pensione il 13% del reddito disponibile, una percentuale solida, sebbene inferiore al 15,2% della media globale.

[caption id="attachment_122939" align="alignnone" width="450"] Fonte: Schroders[/caption]

Infine, lo studio evidenzia che solo il 6% indica come prima priorità di spesa per il proprio reddito disponibile le spese voluttuarie come vacanze o automobili, in calo rispetto al 10% di tre anni fa. A livello globale questa tendenza è ancora più esasperata, con le percentuali passate dall'11% nel 2017 al 6% di quest'anno.

Persiste però un ampio margine di miglioramento della pianificazione finanziaria ai fini della pensione e dal quadro complessivo emerge il bisogno, da parte degli investitori, di ricevere un indirizzo più chiaro su come accedere e abbracciare soluzioni integrative. Questo ha però delle serie ripercussioni a livello pratico. Secondo i dati della ricerca una fetta consistente di investitori italiani, pari al 36% (41% il dato globale), i continui cambiamenti normativi da parte del Governo su come le persone dovrebbero risparmiare per finanziare la propria pensione, li induce a non accantonare specificamente in vista di questo periodo di vita. A questo si aggiunge coloro che dichiarano di non capire quali opzioni hanno a disposizione per arricchire il loro reddito in età pensionistica, pari al 38% degli investitori italiani. “Dopo un anno di notevole incertezza sia sul fronte degli investimenti che su quello geopolitico, non sorprende che i pensionati scelgano di incanalare i loro redditi disponibili verso gli accantonamenti per la pensione. È un approccio razionale e saggio, soprattutto considerando che il 41% delle persone teme che il proprio reddito in pensione sarà insufficiente. Ciò non è agevolato dal fatto che molti investitori a livello globale affermano che i continui cambiamenti da parte dei Governi del quadro normativo sui risparmi porti a non accantonare in modo specifico per la pensione” dichiara Rupert Rucker, Head of income solutions, Schroders.

Da aggiungere anche come con l'economia globale tormentata da tanta incertezza, coloro che gestiscono soluzioni pensionistiche si ritrovano in un viaggio verso l'ignoto. Di conseguenza, i piani pensionistici adesso premiano più di ogni altra cosa la resilienza del portafoglio, come viene evidenziato dal nuovo rapporto 2020 “Creating resilient pension portfolios post Covid-19” pubblicato oggi da Create Research e dal primo asset manager europeo, Amundi.

Ma le preoccupazioni degli italiani non finiscono qua. Secondo il report “Emea Consumer and Shopper Pulse” pubblicato da Bain & Company, i consumatori stanno lentamente cominciando ad adeguarsi al contesto complesso dovuto al covid-19, tuttavia, il 60% (rispetto al 45% di luglio) ritiene che saranno necessari più di 12 mesi prima che le cose possano tornare alla normalità. Le generazioni più giovani sono quelle che si dicono maggiormente preoccupate. La seconda ondata pandemica ha causato rinnovati timori per la salute, in particolare in Germania e in Italia, paesi i cui i cittadini si stanno maggiormente adeguando alle misure previste dalle autorità rispetto alla prima ondata.

Oltre ai timori sanitari, l'impatto finanziario della pandemia sta destando grandi preoccupazioni tra i consumatori, soprattutto in Italia. Il covid ha infatti avuto impatti sull'occupazione, con circa il 40% dei cittadini europei che ha visto una riduzione significativa del lavoro o addirittura la perdita dell'impiego,Italia in testa a questa classifica.

“Gli italiani sono più preoccupati per la loro salute e benessere rispetto a quest'estate, a cui si aggiunge una situazione di crescente stress economico: quasi la metà dei consumatori intervistati dichiara di aver subito una riduzione di reddito nelle ultime settimane ed il 60% di aver posticipato acquisti non essenziali nello stesso lasso di tempo” spiega Aaron Gennara Zatelli, associate partner di Bain & Company.

L'unica categoria con un trend positivo è quella dei generi alimentari, che hanno visto un incremento medio del 30% rispetto ai tempi pre-pandemici. L'Italia, in termini di spesa per questa tipologia di prodotti, risulta seconda solo al Regno Unito. Infatti, nonostante una leggera flessione in questo trend, i consumatori continuano a preferire il consumo domestico dei pasti, con l'80% della spesa in cibo che viene effettuato per prodotti da cucinare e consumare in casa, sia per ragioni salutistiche sia per spendere meno.
“Gli italiani si dimostrano ancora cauti nel tornare ad attività che comportino una stretta vicinanza fisica e prevedono di passare più tempo a casa rispetto a luglio. Tuttavia, cominciano ad adattarsi alla nuova normalità e la partecipazione a molte "attività normali" è aumentata negli ultimi mesi. Rimane molto entusiasmo nel riprendere attività di svago come mangiare al ristorante o andare ad un concerto una volta che ne sia garantita la sicurezza” conclude Zatelli.

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