Assicurazioni, troppi titoli di stato fanno male

Redazione We Wealth
Redazione We Wealth
26.11.2018
Tempo di lettura: 2'
Il settore assicurativo rimane particolarmente esposto al rischio sovrano causa, l'elevato numero di titoli di stato e la mole di investimenti necessari da fare per coprire gli impegni presi con i clienti

Raccolta ramo danni rimane stabile, rispetto al 2017. In crescita il ramo vita: +6% rispetto all'anno scorso

EIOPA e Comitato europeo stanno cercando di studiare delle proposte per dare al comparto assicurato una maggiore regolamentazione, prendendo ad esempio quella bancaria

Un'alta quota di titolo di stato nel portafolgio (1/3 dell'attivo), e gli investimenti necessari per coprire gli impegni presi con i clienti, rendono il settore assicurativo particolarmente esposto al rischio sovrano. A questo si aggiunge il fatto che le regole prudenziali richiedono di calcolare la posizione patrimoniale sulla base di un bilancio, le cui poste sono valutate ai prezzi di mercato. Nel secondo trimestre dell'anno, sottolinea la Banca d'Italia, il riemergere delle tensioni sul debito sovrano del nostro paese ha determinato un calo del 2,3 per cento del valore di mercato complessivo degli attivi delle compagnie e una flessione di 23 punti percentuali degli indici di solvibilità medi, scesi al 225%.

La redditività del ramo danni continua invece a crescere. La raccolta premi rimane stabile nel comparto danni, mentre è in crescita in quello vita. Nei primi sei mesi dell'anno si è infatti registrato un incremento del 6% rispetto allo stesso periodo del 2017, grazie alla crescita delle polizze rivalutabili e dei prodotti unit-linked. I rischi connessi con le svalutazioni degli attivi si sono riflessi sugli utili e sulle quotazioni azionarie delle principali compagnie. In linea con i principali paesi europei, nelle compagnie italiane si confermano i rischi derivanti dall'attività di investimento, dato la significativa quota di titoli di debito privati negli attivi delle compagnie. La quota dei premi annui ceduti dalle società italiane alle compagnie di riassicurazione è pari ad appena il 3,3%, contro una media dell'8,7 nell'Unione europea. I contratti di riassicurazione sono concentrati su un numero ridotto di comparti, prevalentemente con elevato merito di credito.

A differenza del settore bancario, quello assicurativo non dispone ancora a livello europeo di un quadro normativo omogeneo per l'applicazione di misure prudenziali. L'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (European Insurance and Occupational Pensions Authority, EIOPA) e il Comitato europeo per il rischio sistemico (European Systemic Risk Board, ESRB) hanno recentemente elaborato diverse proposte, su possibili strumenti di intervento macroprudenziali ed eventuali sistemi di risanamento e risoluzione armonizzati.

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