Assicurazioni: in un board su tre non siede nemmeno una donna

Alberto Battaglia
27.1.2022
Tempo di lettura: 5'
Fra il 2015 e il 2019 la rappresentanza di donne nei Cda delle assicurazioni è aumentata, ma l'uguaglianza resta molto lontana

Fra le assicurazioni quotate nessuna donna, al 2019, occupava la carica di presidente, direttore o amministratore delegato, proprio come quattro anni prima

A fare il punto sul tema della diversity nel settore è un nuovo quaderno dell'Ivass, firmato da Diana Capone, Sara Butera e Flaminia Montemaggiori

Fra il 2015 e il 2019 la presenza femminile nelle posizioni di top management delle assicurazioni italiane è aumentata, ma rimane ben lontana dall'uguaglianza di genere. Fra le assicurazioni quotate nessuna donna, al 2019, occupava la carica di presidente, direttore o amministratore delegato, proprio come quattro anni prima. E i consigli di amministrazione che non includevano neanche un membro femminile erano circa un terzo di tutto il comparto assicurativo italiano. A fare il punto sul tema della diversity nel settore è un nuovo quaderno dell'Ivass, firmato da Diana Capone, Sara Butera e Flaminia Montemaggiori.

“Accrescere la diversità della leadership delle imprese di assicurazione promuove meccanismi di corporate governance più efficaci, può migliorare le performance finanziarie delle compagnie e contribuire a ridurre il protection gap delle imprese e delle famiglie italiane”, affermano le autrici della ricerca. “Nonostante la pressione politica e sociale verso una maggiore inclusione della componente femminile nei consigli e nei ruoli apicali dell'organizzazione aziendale, i dati mostrano, anche per il settore assicurativo, che il progresso spontaneo verso il rafforzamento della presenza delle donne è molto lento e non consente di raggiungere l'uguaglianza di genere”, scrivono Capone, Butera e Montemaggiori.

Fra il 2015 e il 2017 la percentuale di donne nei consigli d'amministrazione delle società assicurative italiane è salita dal 10 al 17%. Nel frattempo, i board composti da soli uomini, che erano oltre la metà nel 2015, nel 2019 si sono ridotti a circa un terzo. Per le autrici non è il caso di vedere il bicchiere mezzo pieno, anche perché la rappresentanza nelle posizioni apicali è “limitatissima”: il progresso delle donne verso i ruoli di maggiore responsabilità è ostacolato “dalla presenza di un soffitto di cristallo, che appare ancor più resistente proprio per la mancanza di una massa critica di consigliere, che consenta loro di esercitare un'effettiva influenza sulle dinamiche aziendali”.



Se si includono anche le assicurazioni non quotate, l'incremento delle donne nelle posizioni apicali appare molto contenuto: fra il 2015 e il 2019 le donne presidenti sono rimaste stazionarie al 5%; mentre sono aumentate dal 5 al 7% quelle nella posizione di ad e diminuite dal 9 al 7% quelle che ricoprivano la carica di direttore.

A registrare un significativo aumento sono state soprattutto le consigliere d'amministrazione, cresciute dal 13 al 21% e dal 27 al 36% per le sole assicurazioni quotate.

La maggiore rappresentanza di donne consigliere nelle compagnie quotate, che debbono rispettare un vincolo minimo di rappresentanza femminile (al 33%) per ottemperare alla legge Golfo-Mosca, “conferma il fatto che – in mancanza di interventi cogenti – la sola pressione sociale verso una maggiore rappresentanza femminile non è sufficiente ad imprimere un cambiamento e non consente di risolvere in modo efficace situazioni di squilibrio cronicizzate quali quelle che si evidenziano nelle imprese non quotate”.



Allo stesso tempo, il fatto che proprio nelle assicurazioni non quotate si osservino più donne in posizioni apicali, rispetto alle omologhe quotate, porta a pensare che “la presenza femminile sia espressione di una scelta convinta della base sociale” e non di vincoli esterni di tipo normativo, vigenti per le sole compagnie quotate.
E' fondamentale quindi che regolatori e supervisori assumano un ruolo proattivo, adottando misure concrete – nell'ambito delle rispettive competenze e prerogative - a sostegno della diversity e dell'inclusione delle donne per le imprese di assicurazione, equiparandole così alle altre imprese regolamentate del settore finanziario”, affermano le autrici nelle loro conclusioni. Nel concreto l'Eiopa, l'autorità europea per la vigilanza del settore assicurativo “potrebbe assumere il ruolo di collettore di informazioni e promotore di azioni a sostegno della diversity, attraverso la conduzione di analisi e diffusione di benchmark sulla composizione degli organi di governo delle imprese di assicurazione”.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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