Assicurazioni, il Covid ha spinto le nuove sottoscrizioni

We Wealth
Eugenio Teti
24.8.2021
Tempo di lettura: 3'
Nessun altro fattore, più della pandemia, ha influenzato l'acquisto di nuove polizze assicurative negli Usa.

Secondo un sondaggio della Million Dollar Round Table, il 42% dei sottoscrittori di nuove assicurazioni l'ha fatto citando la pandemia come principale motivazione

Il 54% degli intervistati ha affermato che la pandemia ha incrementato (nel 21% dei casi “di molto”) l'ansia di una possibile disabilità o di una morte prematura

La pandemia ha messo davanti agli occhi dei risparmiatori, con una concretezza mai sperimentata prima, alcuni fra i rischi più angoscianti. Anche per questo, a partire dal marzo 2020, le sottoscrizioni di nuove polizze assicurative sono state influenzate, più di ogni altro aspetto, dall'esperienza del Covid-19.

Lo ha rivelato una nuova indagine condotta da G&S Business Communications per conto della Million Dollar Round Table, un'associazione internazionale dei professionisti finanziari. Secondo i dati della ricerca, che ha raggiunto un campione rappresentativo della popolazione statunitense composto da oltre mille soggetti adulti, il 42% dei sottoscrittori di nuove assicurazioni ha citato la pandemia come principale fattore alla base della propria decisione. La percentuale sale al 55% fra i soggetti seguiti da un consulente finanziario e diminuisce al 39% fra i risparmiatori fai-da-te; in entrambi i casi si tratta della motivazione principale.

Fra i clienti degli advisor, il 43% ha sottoscritto, inoltre, una nuova polizza in seguito all'arrivo di un nuovo figlio o di matrimoni/divorzi, il 39% l'ha fatto con l'obiettivo di garantire un reddito alla famiglia dopo la morte e il 29% ha citato nuove preoccupazioni sulla possibilità di contrarre una disabilità o sulle esigenze di assistenza a lungo termine. Il sondaggio, condotto online lo scorso 23 luglio, precede l'annuncio delle autorità americane sulla condizione di disabilità indotta dal cosiddetto “long Covid”.
Il 54% degli intervistati lo ha affermato apertamente: la pandemia ha incrementato (nel 21% dei casi “di molto”) l'ansia di una possibile disabilità o di una morte prematura, contro un 38% del campione che afferma l'opposto. Come prevedibile, gli intervistati che convivono con soggetti non autosufficienti hanno manifestato timori ancora più pronunciati (nel 61% dei casi).

A fronte di questa rinnovata percezione del rischio, il 36% degli americani che già aveva un'assicurazione ne ha sottoscritta almeno un'altra dal marzo 2020 a oggi. Nel dettaglio:

  • Nuove assicurazioni vita, lo ha affermato il 26% degli intervistati che convivono con soggetti non autosufficienti a carico e il 10% degli altri;

  • Polizze per da disabilità a lungo termine: sottoscritte rispettivamente dal 12% e dal 5%;

  • Nuove polizze per il long-term care: 11% e 3%;

  • Nuove polizze sanitarie: 35% e 20%.

E' importante notare che, comunque, il 69% degli statunitensi continua a sottostimare le reali probabilità che, nel corso della vita, si possa contrarre una disabilità a lungo termine: solo il 20% del campione, invece, ha attribuito a questo rischio una percentuale corretta.

E' difficile fare un confronto diretto su come la pandemia abbia influenzato le scelte assicurative degli italiani. E' certo, tuttavia, che il comparto delle assicurazioni vita ha continuato la sua crescita nel 2020: secondo i dati pubblicati dall'Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania), “le compagnie di assicurazione Vita in Italia gestivano un risparmio che superava gli 830 miliardi e questo rappresentava oltre il 18% delle attività finanziarie delle famiglie”. Nel 2016 quest'ultima percentuale era al 15,8% e, nel 2000, al 6%.

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