La previdenza è (anche) una questione di genere

Rita Annunziata
29.10.2021
Tempo di lettura: 3'
Prudenti, con la tendenza a sottovalutare le proprie competenze, e dunque meno propense a investire. Anche per il proprio futuro. Ecco la strada da percorrere per cambiare le cose e scardinare i pregiudizi, secondo Giovanna Boggio Robutti, direttore generale di Feduf

Le donne con maggiori competenze finanziarie sono più propense degli uomini a risparmiare per fronteggiare evenienze future ma, spesso, faticano a fidarsi delle proprie competenze

Il 33% delle donne tende a valutare il proprio livello di conoscenza finanziaria sotto la media, ma in realtà realizza un punteggio sopra la media

Occorre sensibilizzarle sull’importanza di acquisire un’educazione finanziaria di base, stimolandone anche una maggiore partecipazione alle decisioni finanziarie e a una gestione autonoma dei loro risparmi

Sono più propense a costruirsi un “tesoretto” per fronteggiare evenienze future ma, spesso, faticano a fidarsi delle proprie capacità di gestione delle finanze e tendono a sottostimare le proprie conoscenze quando si parla di risparmi e investimenti. Un aspetto che le rende meno propense al rischio e che mina la loro capacità di emancipazione e, conseguentemente, il benessere individuale e familiare. Anche quando si parla di previdenza. Una questione di stereotipi? Secondo Giovanna Boggio Robutti, direttore generale di FEduF (la fondazione per l'educazione finanziaria e il risparmio costituita su iniziativa dell'Associazione bancaria italiana), sì. Che necessitano (ancora) di essere scardinati.
“Stiamo assistendo a un lento ma costante miglioramento sul fronte dell'educazione finanziaria in Italia, anche se l'ultimo rapporto Iacofi (Banca d'Italia) testimonia come esistano ampie fasce della popolazione che, pur non avendo un livello di competenze adeguato, gestiscono quotidianamente l'economia familiare”, racconta Boggio Robutti. “Vi sono notevoli differenze, ad esempio, in funzione dell'età anagrafica, dove l'alfabetizzazione finanziaria è più elevata tra i 35 e i 44 anni, mentre è bassa nelle persone con meno di 35 anni. O ancora in funzione della localizzazione geografica e della variabile di genere, dove l'alfabetizzazione degli uomini si conferma più elevata rispetto a quelle delle donne e lo stesso risultato si consegue per i residenti nel Centro-Nord rispetto a quelli del Mezzogiorno”.
Ma un altro dato deve far riflettere, aggiunge. Il divario tra uomini e donne si amplia ancor più sul fronte delle conoscenze, soprattutto tra quanti rivelano bassi titoli di studio e risiedono nel Meridione. “Vi è un'ampia letteratura che dimostra come, a partire dall'adolescenza, sia i ragazzi sia le ragazze subiscano pressioni a conformarsi agli stereotipi di genere prevalenti nella società in cui vivono. Queste spinte alimentano lo sviluppo di comportamenti e competenze in linea con questi cliché e ciò determina una diversa attitudine nei confronti delle competenze in ambito finanziario”, continua Boggio Robutti. Senza dimenticare che, come anticipato in apertura e rivelato dall'indagine di Bankitalia, il 33% delle donne tende a valutare il proprio livello di conoscenza finanziaria sotto la media a dispetto di un punteggio sopra la media (per gli uomini la percentuale scivola al 26%).

Cosa cambia, poi, quando si parla di previdenza? E perché è importante essere previdenti quando si parla di scelte finanziarie, specie quando si tratta di donne? “Per una serie di ragioni di buon senso: la prima fra tutte è considerare che in futuro potremmo avere necessità che oggi non possiamo prevedere e per le quali è utile accantonare del denaro in via precauzionale. L'indagine Emergenza covid-19: gli italiani tra fragilità e resilienza finanziaria commissionata dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria e condotta da Doxa, ha messo in evidenza come ragazze con maggiori competenze in ambito finanziario siano più propense a risparmiare per far fronte a evenienze future mentre allo stato dell'arte è dimostrato che ansia collegata alle decisioni finanziarie, mancanza di fiducia nella propria capacità di gestire le finanze e difficoltà di pianificazione nel medio lungo periodo sono aspetti che in Italia riguardano più le donne che gli uomini”.

Stando ai dati raccolti da Boggio Robutti, inoltre, in più del 40% dei casi l'uomo possiede maggiori risorse finanziarie rispetto alla donna nella coppia e in più del 70% prende decisioni finanziarie anche qualora siano di interesse comune. Tornando allo studio Doxa, poi, il 37% degli uomini è più disposto a rischiare quando si parla di decisioni finanziarie contro il 26% delle donne, che dichiarano anche una “maggiore difficoltà nel raggiungere i propri obiettivi finanziari”, osserva l'esperta. Sulla scorta di queste evidenze, aggiunge, “è quindi prioritario aiutarle a guadagnare terreno in campo economico e finanziario, condizione indispensabile per l'emancipazione e il benessere individuale e familiare. L'obiettivo è sensibilizzarle sull'importanza di acquisire un'educazione finanziaria di base e stimolarne una maggiore attenzione alla partecipazione alle decisioni finanziarie importanti e alla gestione autonoma dei loro risparmi”. Un aspetto di “fondamentale importanza in virtù del ruolo che le donne possono svolgere nell'amministrazione efficace ed efficiente del bilancio della famiglia nonché nell'ambito del suo mantenimento e in quello dell'educazione finanziaria dei figli”.

È necessario, conclude Boggio Robutti, scardinare attraverso la cultura tutti quegli stereotipi che confinano le donne in cliché antichi, retaggio di una visione sociale ancora troppo diffusa. E questo, spiega, può avvenire solamente attraverso l'apprendimento di tutte le nozioni necessarie già in tenera età. “Pensiamo allo scenario economico attuale che mette in primo piano, oltre all'aspetto della salute pubblica, il rapporto tra economia e società e, di conseguenza, la relazione tra conoscenza economica, responsabilità individuale e autonomia delle scelte. Oggi ci troviamo di fronte ad adulti che, dal punto di vista economico e finanziario, non riescono a trasmettere informazioni e comportamenti adeguati ai propri figli. Il vero valore dell'educazione finanziaria risiede, da un lato, nell'essere una leva strategica di uno sviluppo sociale equilibrato, e dall'altro, nel divenire patrimonio culturale comune. Oggi nessun soggetto può autonomamente e responsabilmente assumersi l'onere di sostenere un progetto di tale portata: questa operazione culturale deve essere attuata attraverso una collaborazione che affianchi tutti gli attori e i portatori di interessi in gioco”.

 

(Articolo tratto dal magazine We Wealth di ottobre 2021)
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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