I Pip italiani rendono meno della media Ue (e costano di più)

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Alberto Battaglia
13.4.2022
Tempo di lettura: 3'
L'Eiopa ha messo sotto la lente costi e rendimenti sui piani pensionistici di tipo assicurativo nel quinquennio 2016-20 in Europa

A livello europeo i Pip “unit linked” hanno prodotto, un rendimento, al netto dei costi, del 3,1% nel 2020, mentre i Pip di ramo I hanno offerto un ritorno netto dell'1,5%

In Italia i risultati sono stati nettamente più magri: rispettivamente 1,6% e 0,6%

Le forme di previdenza integrativa di tipo assicurativo (i Piani Individuali Pensionistici di tipo assicurativo, Pip) in Italia rendono meno rispetto alla media europea, complici costi applicati sui sottoscrittori più elevati. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto sui costi e le performance delle assicurazioni e dei prodotti pensionistici condotto dall'autorità europea Eiopa.

Prima di tutto, una nota metodologica. Per quanto resti complesso operare confronti su scala europea sui prodotti pensionistici di tipo assicurativo, l'Eiopa ha distinto due categorie di Pip per poterle mettere sotto la sua lente: quelle di ramo III o unit linked, il cui rendimento è collegato a indicatori di mercato e quelle di ramo I, il cui rendimento è programmato. Il campione analizzato è costituito da oltre 200 prodotti pensionistici in 17 stati membri, di cui 153 unit linked.
A livello europeo i Pip “unit linked” hanno prodotto, un rendimento, al netto dei costi, del 3,1% nel 2020, mentre i Pip di ramo I hanno offerto un ritorno netto dell'1,5%. In Italia i risultati sono stati nettamente più magri: rispettivamente 1,6% e 0,6%. Se si allarga lo sguardo al quinquennio compreso fra il 2016 e il 2020 l'esito non riscatta i prodotti italiani. In Europa i Pip “unit linked” hanno prodotto un rendimento netto annuo del 4,7%, contro l'1,9% delle controparti italiane, mentre i Pip di ramo I hanno prodotto l'1,7% a livello europeo e solo 0,9% in Italia.



Il confronto sui costi vede ancora penalizzati i sottoscrittori italiani, che pagano il 2,3% annuo per i Pip “unit linked”, contro il 2,2% della media europea, e l'1,8% per il Pip di ramo I contro l'1,5% medio a livello comunitario. Nel confronto sulle polizze vita i prodotti italiani se l'erano cavata molto meglio, ne avevamo parlato in questo articolo.

A livello generale l'Eiopa ha sottolineato come i Pip abbiano “fornito un rendimento netto positivo nonostante le turbolenze portate dalla covid-19 e le difficoltà nel cercare buoni rendimenti in un contesto prolungato di bassi rendimenti”.

“Inoltre, avendo di solito una lunga durata, questi prodotti sono anche meno sensibili agli shock di mercato come quelli causati dalla covid-19”, ha aggiunto l'Eiopa, “tuttavia i bassi rendimenti, specialmente per il settore pensionistico orientato al lungo termine, sono esposti all'inflazione e quindi l'impatto dell'aumento dell'inflazione è più dannoso per questi prodotti”.

Come nel caso delle polizze vita, sono i prodotti assicurativi i ramo I, i cui rendimenti erano stati prestabiliti in un contesto che non considerava la possibilità di un pronunciato aumento dell'inflazione a medio termine, a scontare maggiormente l'erosione rendimenti dovuta all'aumento del costo della vita.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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