Pensioni: in Europa sempre più forte la disparità tra autonomi e dipendenti

Nicola Dimitri
2.5.2022
Tempo di lettura: 5'
In Europa esiste un problema generalizzato di disparità di accesso alla pensione tra lavoratori dipendenti e autonomi

L’accesso ai sistemi pensionistici in Ue è ancora nettamente più favorevole per i dipendenti che per gli autonomi

I governi degli Stati membri dovrebbero introdurre incentivi fiscali per tutelare la previdenza dei lavoratori autonomi

Diventare un lavoratore autonomo consente, certamente, di beneficiare di tutta una serie di vantaggi che il lavoro dipendente non offre.
Si tratta, tra gli altri, di vantaggi legati, ad esempio, alla flessibilità negli orari, alla discrezionalità circa i compiti, le attività, gli obiettivi da perseguire, e alla capacità di poter accrescere i propri guadagni investendo in diversi affari.
Al contempo, il lavoratore autonomo è esposto a maggiori responsabilità e costi, e deve fare i conti con numerosi rischi correlati, tra le altre cose, all'andamento dell'economia e alle riforme sull'accesso alla pensione che, per molti aspetti, appaiono meno favorevoli rispetto a quelle previste per i lavoratori dipendenti.

In questo senso, il think thank Bruegel ha elaborato un report dal titolo “Better pensions for the European Union's self-employed”, con il quale fa il punto sul contesto pensionistico per gli autonomi in Europa e sulle possibili manovre che, se attuate nei vari Stati membri, potrebbero migliorarne le condizioni.

È noto, infatti, che i lavoratori autonomi hanno un accesso ridotto ai regimi pensionistici, spesso percepiscono pensioni più basse e che, a livello generale, i sistemi pensionistici europei sono, per la gran parte, pensati per soddisfare le esigenze previdenziali dei lavoratori dipendenti.

Sono pochi, infatti, gli Stati membri che, riconoscendo l'importanza rivestita dal lavoro autonomo per il tessuto economico-sociale del Paese, hanno nel tempo implementato misure idonee a garantirne una maggiore protezione previdenziale.

In questo senso, dovrebbe essere esigenza dell'intera Ue, sostiene Bruegel, ridurre la disuguaglianza pensionistica migliorando l'accesso ai regimi pensionistici anche per gli autonomi, i quali tra le altre cose spesso lavorano più a lungo per percepire una pensione che si rivela essere ridotta rispetto alla media dei lavoratori dipendenti.

Migliorare le prospettive pensionistiche per gli autonomi, sottolinea lo studio di Bruegel, migliorerebbe la mobilità nel mercato del lavoro nonché ridurrebbe la disuguaglianza tra i segmenti del mercato.

Esistono due grandi categorie di lavoratori autonomi: i lavoratori autonomi (imprenditori e professionisti) e i lavoratori autonomi con dipendenti (imprenditori proprietari di piccole imprese).

Secondo Eurostat, la prima categoria di lavoratori autonomi è 2,5 volte maggiore di quella dei lavoratori autonomi che hanno dipendenti.

In media, circa il 14 per cento dei lavoratori dell'Ue sono autonomi: nel 2020, 27,5 milioni di lavoratori si sono identificati come tali. Tra i paesi che presentano la maggiore percentuale di lavoratori autonomi si annovera la Polonia e i Paesi Bassi.
Nonostante i numeri siano così alti, i lavoratori autonomi in tutta l'Ue hanno livelli di risparmio e benefici pensionistici costantemente inferiori rispetto ai dipendenti tradizionali.

Ad avviso dell'Ocse, in effetti, in media in 15 paesi europei, i lavoratori autonomi in pensione ricevono redditi da pensione inferiori del 22% rispetto ai dipendenti in pensione.

La disuguaglianza si riscontra anche nella capacità di risparmio: l'accesso ridotto ai regimi pensionistici e i limiti contributivi più bassi fanno sì che i lavoratori autonomi non abbiano nemmeno la possibilità di risparmiare sulla pensione tanto quanto i dipendenti.

Di conseguenza, secondo Bruegel, i lavoratori autonomi corrono un rischio di povertà relativamente alto in quasi tutti i paesi europei. Ma non è tutto. Circa il 40% dei lavoratori autonomi afferma di non essere sicuro che il reddito da pensione garantirà il tenore di vita sperato.

Meno critica è la situazione per quei Paesi che prevedono una pensione di base universale, erogando una prestazione forfetaria. È questo il caso di Danimarca, Svezia, Paesi Bassi e Svizzera. In Paesi come Italia, Spagna e Germania, invece, non esiste un'assicurazione di vecchiaia obbligatoria per i lavoratori autonomi.

Alla luce di questo scenario fortemente discriminatorio, per Bruegel una soluzione potrebbe essere individuata nella volontà dei governi di "obbligare" le aziende a versare i contributi proporzionali anche per i lavoratori autonomi con cui chiudono contratti di consulenza o di altra natura.

Un altro modo per rendere più equa la posizione di queste due categorie di lavoratori consisterebbe nell'introdurre maggiori incentivi fiscali a favore degli autonomi al momento del pensionamento.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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