L'Italia perde quota nella classifica dei Paesi migliori per i pensionati

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Alberto Battaglia
15.9.2021
Tempo di lettura: 3'
L'Italia, al 31esimo posto della classifica Natixis, è lontana dall'essere il Paese ideale per il pensionamento

Giunto alla nona edizione il Natixis global retirement index ha incoronato l'Islanda come miglior Paese per qualità della vita e sicurezza finanziaria per i pensionati. Gli Stati Uniti sono solo 17esimi

Un sondaggio internazionale incluso nel report e condotto fra i risparmiatori affluent, ha mostrato come ovunque nel mondo sia diffuso un senso di pessimismo nei confronti della propria pensione: per il 40% degli intervistati “ci vorrà un miracolo” per ritirarsi dal lavoro in modo sicuro

Il Nord Europa si conferma una delle aree più virtuose anche per il benessere dei pensionati, mentre l'Italia si colloca nella seconda metà della classifica: è quanto si scorge nella nona edizione del report elaborato da Natixis sul global retirement index. Il Bel Paese è 31esimo su 44, in calo di una postazione rispetto al 2020 e di due posizioni dal 2019: lo score finale, comunque non è variato di molto con un 62% complessivo rimasto stabile rispetto a due anni fa.

I punti deboli del sistema italiano, secondo i metri di giudizio di Natixis, sono il profilo strettamente finanziario, con 53 punti, e il cosiddetto “material wellbeing” (che include l'equità del reddito e il reddito pro capite) a 49 punti. La posizione italiana è nettamente più elevata nelle sottocategorie legate alla sanità, nella quale è 21esima con un punteggio di 81, e alla qualità della vita, che vede il nostro Paese al 19esimo posto a 72 punti.

Rispetto al 2020 sono stati rivisti al ribasso i punteggi italiani relativi alla stessa sanità e alle finanze (questi ultimi influenzati da indicatori come il debito pubblico e l'inflazione).
I Paesi ideali per chi si trova in pensione sono, nell'ordine, Islanda, Svizzera, Norvegia, Irlanda e Olanda. La Germania, fra le grandi economie, occupa la postazione più alta all'ottavo posto, mentre gli Stati Uniti sono solo 17esimi. Le graduatorie, però, variano decisamente se si considerano isolatamente le quattro macrocategorie analizzate da Natixis. Sotto il profilo strettamente finanziario, che indica in qualche modo il miglior contesto economico per i pensionati, svetta Singapore, seguito da Svizzera, Nuova Zelanda e Australia (con gli Usa 11esimi, appena davanti alla Cina). La classifica esclusivamente focalizzata sulla “sanità” vede al primo posto, invece, il Giappone (forte della sua insuperata aspettativa di vita), seguito da Norvegia, Lussemburgo e Francia.

E nella qualità della vita? Il Bel Paese, come anticipato in precedenza, migliora la sua posizione al 19esimo posto, ma i parametri utilizzati (qualità dell'aria, biodiversità, fattori ambientali, livelli di felicità...) non privilegiano più di tanto la Penisola. Al top ci trovano, al contrario, Finlandia, Norvegia e Danimarca.

Pessimisti sulla pensione anche i risparmiatori affluent


Da un sondaggio internazionale condotto in 24 Paesi, incluso nel report di Natixis, è emersa una “sorprendente” preoccupazione per la pensione anche da parte di un segmento abbiente e poco colpito dalla crisi-Covid. Il 40% degli intervistati (8.550 in tutto, in possesso di asset mediani per 450mila dollari) sostiene che “ci vorrà un miracolo” per andare in pensione in modo sicuro. Il 42% del panel, inoltre, teme che andare in pensione non sarà nemmeno un'opzione praticabile e un altro 45% è talmente preoccupato da evitare il solo pensiero della pensione.
“Il sentiment è sorprendente perché questi individui sono risparmiatori attivi”, ha scritto Natixis nel suo report, “mettono da parte una media del 16,6% del loro reddito reddito annuale per la pensione. Come investitori, riportano rendimenti degli investimenti del 12,5% al netto dell'inflazione... Nonostante il successo finanziario, sono preoccupati per la sicurezza della pensione... in tutti i 24 Paesi” coinvolti.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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