Costano 20 miliardi le pensioni del dopo Fornero

Livia Caivano
Livia Caivano
25.5.2018
Tempo di lettura: 3'
Se i mercati sono così preoccupati dal programma Lega 5Stelle è perché sulle coperture non è stata fatta chiarezza. Da Cottarelli a Boccia, in molti nell'ultima settimana hanno espresso perplessità in merito. In fatto di pensioni, si aggiunge al coro Tito Boeri

Il prossimo Governo potrebbe rivoluzionare il sistema pensionistico

Secondo Tito Boeri il costo supera di gran lunga le previsioni

Solo dal taglio alle pensioni d'oro si prevedono costi per oltre 600 milioni

In pensione a 64 anni invece che a 67 dal 2019: l'importante è che la somma con gli anni di contributi versati raggiunga ‘quota 100'. 65 anni con 35 anni di contributi, 66 con 34 e via dicendo. Fino ad arrivare a 41 anni di contributi: in questo caso la ‘quota 41' permetterà darà diritto di percepire la pensione a prescindere dagli anni di lavoro effettivamente svolti.
A 20 miliardi: a tanto ammonta il costo del nuovo sistema di pensionistico delineato nel contratto di Governo, una volta a regime: una cifra superiore a quella indicata dalle due forze politiche”, così lancia l'allarme il Presidente dell'Inps Tito Boeri . “Per smettere di lavorare con ‘quota 100' tra età e contributi o 41 anni di contributi a qualsiasi età, come prevede il programma di Lega e M5S, si avrebbe un costo immediato di 15 miliardi all'anno che salirebbe presto a 20 miliardi. I calcoli", precisa Boeri, “sono stati fatti considerando che il 90 per cento delle persone interessate andrebbe in pensione il primo anno, come esperienza insegna”.
Per il superamento della Legger Fornero, non 5 miliardi, come riportato sull'ormai celebre contratto ma un debito implicito di 120 miliardi di euro circa andrebbe a gravare irrimediabilmente sulle casse dello Stato. Perché si rispetti il tetto previsto da Salvini e Di Maio, occorrerebbe l'introduzione, secondo Boeri, di “finestre di uscita per la pensione che imponessero un ritardo di 15 mesi: con questa quota superiore a 101 si potrebbero ridurre i costi a 7 miliardi per il primo anno e a 13 miliardi a regime”. Comunque più del doppio.

«Bisognerebbe essere molto espliciti, avere l'onestà intellettuale di dire cosa vogliono fare e che cosa c'è e cosa non c'è esattamente in quota 100», prosegue Boeri. Perché un'altra opzione sarebbe permettere di non considerare per il calcolo degli anni dei contributi, quelli figurativi o i riscatti”.

PENSIONI D'ORO

Il piano rispetta poi le promesse elettorali di tagli alla casta e mette in agenda anche un taglio alle pensioni d'oro. Quelle 30 mila cioè, superiori ai 5mila euro netti al mese, non giustificate dai contributi versati ma calcolate in funzione dell'ultima retribuzione percepita, con il sistema retributivo.
Nelle intenzioni di Lega e 5Stelle, un nuovo calcolo dei contributi permetterà di ridurle almeno a quota 5 mila euro. In realtà però, sono pochi i casi in cui lo squilibrio tra pensione percepita e contributi versati è forte e il taglio previsto permetterebbe di risparmiare poco più di 200 milioni di euro.

“Mentre le pensioni medie pagate con il sistema retributivo sono superiori ai contributi di un buon 20-30%”, spiega Stefano Patriarca in una ricerca realizzata da ‘Tabula-futuro e previdenza', “le pensioni d'oro superano i contributi di appena il 5-6%. Ciò accade perché queste ultime hanno più anni di età e di contributi alle spalle e quindi i loro rendimenti pensionistici diminuiscono». Più alte sono le pensioni, più si riduce lo squilibrio tra contributi e assegno.

Va poi tenuto presente il fattore flat tax. Gli assegni dei pensionati d'oro, si ridurranno (e neanche tutti) da una parte ma saranno avvantaggiati da un'altra. Con le due aliquote al 15% (per redditi fino agli 80 mila euro) e al 20% (meno della metà dell'attuale 43%), precisa Petrarca,
il bilancio complessivo porterà nelle tasche di questi 30 mila in media 21.700 euro in più all'anno. E 862 milioni di euro di gettito fiscale in meno, per una spesa aggiuntiva per le casse dello Stato di 652 milioni.

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