Trust e atleti: squadra vincente per la conservazione del patrimonio

Barbara Demergazzi
Barbara Demergazzi
29.9.2021
Tempo di lettura: 3'
Il trust è uno strumento estremamente versatile. I suoi principali pregi, tra cui la segregazione e la natura di strumento di pianificazione a lungo termine, lo rendono particolarmente idoneo a supportare gli atleti professionisti nella gestione del proprio patrimonio
“Tutto considerato, c'è più difficoltà a conservare il denaro che a procurarselo.” Questa citazione, attribuita al filosofo Michel de Montaigne, è rappresentativa della realtà di molti atleti che, grazie al proprio talento, cumulano velocemente ingenti somme di denaro e che poi, considerata la brevità della carriera agonistica, le vedono sfumare, a causa di vicende personali o familiari, o semplicemente per la mancanza di una adeguata educazione al risparmio.

La notorietà e l'ammontare degli ingaggi cui un atleta può ambire possono essere tali da incidere sul suo stile di vita e sulle sue priorità, generando esigenze il cui soddisfacimento può risultare oneroso. Non stupiscono, dunque, alcuni studi mirati sul settore calcistico secondo i quali, in Europa, una percentuale che va dal 40 al 60% dei calciatori rischia di versare in condizioni di disagio entro 5 anni dal ritiro dal mondo sportivo. Anche negli Stati Uniti il 60% dei giocatori di football americano versa in serie difficoltà finanziarie entro 5 anni dal ritiro.

Le ragioni all'origine di questi dati sono di diversa natura. Data l'età e l'inesperienza, ad esempio, molti atleti affidano la gestione del proprio patrimonio ai familiari o ai manager che li rappresentano, senza considerare che questi soggetti possono avere interessi in conflitto con quelli dello sportivo e che raramente queste persone posseggono le competenze necessarie per amministrare patrimoni complessi.
È frequente, inoltre, che l'atleta e le persone a lui vicine dedichino tempo e risorse insufficienti alla pianificazione del “post-carriera” e alla gestione dei rischi, che possono spaziare da potenziali infortuni, atti a interromperne prematuramente la carriera dello sportivo, fino ai dissesti, personali e finanziari, frutto di liti e dissensi all'interno del nucleo familiare dell'atleta.

Il trust, in questo contesto, si dimostra uno strumento ottimale, in quanto consente di gestire i beni dello sportivo con strategie conservative e in un'ottica di lungo periodo. Il trustee, inoltre, può fungere da garante e supervisore degli investimenti, che vengono delegati a terzi professionisti in base alle rispettive competenze.

L'atleta, in tal modo, usufruisce di ampia tutela nell'avvalersi dei vantaggi segregativi del trust, tra cui la possibilità di mettere in sicurezza parte del proprio capitale mentre è ancora in piena attività, rendendolo insensibile a eventuali vicende personali future. Nel contempo lo sportivo può continuare a usufruire dei redditi generati dal capitale segregato e può pianificare il suo ritiro dall'attività agonistica, istruendo ad esempio il trustee affinché utilizzi in suo favore parti del capitale accumulato, secondo un piano predefinito.

Lo strumento garantisce, inoltre, un ordinato passaggio generazionale e ciò anche in presenza di rapporti familiari complessi: ad esempio nel caso vi siano diversi figli avuti da diversi coniugi, relazioni sentimentali non formalizzate o divorzi burrascosi, garantendo il soddisfacimento delle pretese economiche dei soggetti interessati ed evitando liti familiari che causerebbero la dispersione dei beni.

Da non trascurare infine che il trust consente di gestire il patrimonio dell'atleta in un'ottica di confidenzialità, elemento rilevante se si considera l'esposizione mediatica alla quale molti sportivi sono costantemente sottoposti e l'importanza di una gestione ottimale della propria immagine, anche alla luce di possibili contratti di sponsorship. Il tutto a vantaggio non solo di atleti con ingaggi stellari ma anche di sportivi con flussi reddituali più modesti, che necessitano di una pianificazione delle proprie finanze e della propria immagine particolarmente accorta.
Anche il trust, tuttavia, deve essere strutturato correttamente e ponderato, caso per caso, in funzione delle esigenze e degli obiettivi da raggiungere. È fondamentale dunque che l'atleta, prima di istituire un trust, concentri i propri sforzi sulla scelta del trustee, valutandone la professionalità, le caratteristiche strutturali, nonché le sue qualità empatiche e attinenti la sfera relazionale.

Il compito di amministrare il fondo in trust deve infatti essere affidato a un soggetto che sia di fiducia e, al contempo, sia dotato di struttura adeguata e di comprovate competenze - legali e fiscali, tra le tante - atte a tutelare al meglio gli interessi dei beneficiari del trust.

Un trustee professionale deve dimostrare perizia già in fase di istituzione del trust, in quanto deve essere in grado di comprendere le esigenze dell'atleta/disponente e di trasporle fedelmente nel regolamento di trust. Questo passaggio è di fondamentale importanza poiché una stesura corretta dell'atto, che definisca con precisione i ruoli dei vari soggetti e i loro poteri, assicurerà in seguito al trustee una gestione ottimale dello strumento, rassicurando al contempo il disponente sulle modalità di gestione del proprio patrimonio a seguito dello spossessamento.

La giusta commistione di professionalità, garanzie, competenze e flessibilità pone dunque il trust sul podio dei migliori strumenti di pianificazione patrimoniale, atti a tutelare gli sportivi dai molteplici rischi ai quali li espone l'esercizio della loro attività.
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Avvocato e responsabile legal & compliance presso la trust company professionale Capital
Trustees AG (Svizzera), è esperta nella protezione e trasmissione di patrimoni familiari e nella
prevenzione di rischi legali e reputazionali. In seno a Step riveste la qualifica di Trust and estate
practitioner (Tep) ed è altresì membro del Groupement des compliance officers de Suisse
Romande et du Tessin (Gco).

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