Trasferire la nuda proprietà? Tutto quello che c'è da sapere

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Un'operazione che, se gravata da usufrutto vitalizio, è interessante in termini di risparmio sulla base imponibile della donazione. Ma attenzione ai casi di usufrutto a termine dove i vantaggi si perdono completamente
“Tutto e subito” è un concetto che spesso mal si concilia con il complesso e delicato processo di trasferimento intergenerazionale della ricchezza familiare. Il contesto economico e quello normativo sono decisamente favorevoli alla trasmissione generazionale del patrimonio. Ma si impongono riflessioni più approfondite. Da un punto di vista dei costi dell'operazione, la trasmissione di un diritto parziale quale la nuda proprietà gravato da un usufrutto ha l'effetto immediato (e arcinoto) di una riduzione della base imponibile ai fini dell'imposta di donazione. Ma il tasso di interesse legale influenza il valore degli usufrutti. Il fatto che tale tasso sia oggi incredibilmente basso (pari allo 0,01%) ha fatto sì che gli usufrutti a termine abbiamo valori irrisori, pressoché pari a zero.
Per i clienti questo si sostanzia in una grande difficoltà nell'utilizzare usufrutti a termine, con potenziali distorsioni anche rilevanti: utilizzando un usufrutto a termine, non si abbassa la base imponibile ed è come se si trasferisse la piena proprietà. Si pensi al classico caso in cui un genitore vuole trasmettere al figlio le quote della holding di famiglia trattenendone l'usufrutto, ma essendo giovane non vuole “ingabbiare” il figlio per trent'anni (cioè la sua speranza di vita) ma magari solo per dieci, quindi l'usufrutto che trattiene è solo decennale.

Dal punto di vista puramente fiscale, in caso di usufrutto temporaneo al figlio si sta attribuendo qualcosa che è una piena proprietà sostanziale: l'erede pagherà su una base pari al 99,9%, cioè di fatto il 100% della piena proprietà, diversamente da quanto accadrebbe se venisse trasferito un usufrutto vitalizio ma con un orizzonte temporale legato alla vita dell'usufruttuario. Vale quindi effettivamente l'assunto di base, per cui, quando si attribuisce una nuda proprietà (purché gravata da usufrutto vitalizio), si effettua un'operazione interessante in termini di risparmio sulla base imponibile della donazione. Vi è un altro aspetto da considerare. In generale, siamo in un momento in cui è fondamentale fare ragionamenti di convenienza comparando il risparmio in termini di imposta di successione e donazione con quello in termini di imposte sui redditi. In costanza di usufrutto temporaneo, di regola l'usufruttuario incassa tutti i dividendi mentre, in caso di vendita, il nudo proprietario incassa sostanzialmente tutta la maggior porzione del prezzo di vendita del bene. In costanza di usufrutto vitalizio sempre di regola l'usufruttuario incassa tutti i dividendi e, in caso di vendita, il nudo proprietario incassa una porzione ridotta del prezzo di vendita del bene.
Ora, ai fini delle imposte sui redditi la base imponibile non si riespande al momento del ri- congiungimento della nuda proprietà: per ogni euro sul quale si sia “risparmiato” il 4% oggi, domani si spenderà il 26%. Facciamo l'esempio pratico di quote della holding di famiglia del valore complessivo di 10 milioni di euro. Il genitore dona la nuda proprietà al figlio e trattiene per sé l'usufrutto vitalizio che vale il 40%. L'erede figlio pagherà il 4% su una base imponibile di 6 milioni, risparmiando il 4% su 4 milioni. Alla morte del senior, la nuda proprietà si riespanderà in piena proprietà in capo al figlio che sicuramente non pagherà l'imposta di donazione/successione/registro sulla riespansione. Ai fini delle imposte sui redditi, la sua base imponibile sarà rimasta ferma a 6 milioni (quelli sui quali ha pagato il 4%), mentre il 40% del genitore si sarà "volatilizzato". D'altro canto, far leva sulla differenza fra le aliquote (spingendo per pagare il 4% su una base il più possibile elevata, di modo da "scudarsi" il futuro 26% di imposte sui redditi) potrebbe rivelarsi una scelta non efficiente sulla distribuzione dei dividendi, in quanto ai fini delle imposte sui redditi lo scomputo della base imponibile è possibile solo in sede di compravendita (oppure di recesso/liquidazione).
(articolo tratto dal magazine We Wealth di novembre)
Opinione personale dell’autore
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Socio responsabile del team legale dello Studio Russo De Rosa Associati. E' specializzato nella consulenza ai clienti imprenditori e alle loro famiglie nella gestione di passaggi generazionali d'azienda, nell'apertura o cessione del capitale a terzi e nella trasmissione e protezione del patrimonio familiare. Nell'ambito di operazioni di acquisizione di pacchetti societari, con particolare focus sulle PMI, assiste importanti gruppi industriali internazionali e fondi di private equity.

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