Rinunciare all'eredità. Quali effetti sui debiti tributari del de cuius?

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Nicola Dimitri
6.9.2021
Tempo di lettura: 3'
Il chiamato alla successione che rinunci all'eredità non risponde delle obbligazioni tributarie riconducibili al de cuius nemmeno se risulta tra i soggetti successibili ex lege o se abbia presentato la dichiarazione di successione

L'effetto retroattivo della rinuncia comporta che il soggetto che non accetta l’eredità non è tenuto a rispondere dei debiti fiscali del dante causa

Il rinunciante non è considerato titolare di alcuna soggettività passiva neppure nel periodo che intercorre tra la data di apertura della successione e la dichiarazione di rinuncia

Rinunciare all'eredità ha i suoi vantaggi. Ad esempio, come statuito dalla Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 21006 del 22 luglio 2021, il soggetto che, pur chiamato alla successione, manifesti validamente la rinuncia all'eredità, non sarà tenuto a rispondere dei debiti, anche tributari, riconducibili al de cuius.
Più nel dettaglio, come si apprende dal provvedimento emesso dalla Suprema Corte, il rinunciante è da considerarsi estraneo ad ogni passività del dante causa in quanto, come previsto ai sensi dell'art. 521 cc. la rinuncia all'eredità ha effetto retroattivo.
Ciò comporta che il soggetto che rinuncia all'eredità deve essere considerato come se a succedere non fosse mai stato chiamato: altrimenti detto, il chiamato rinunciante non può essere annoverato tra i successibili e quindi non acquista alcuno dei diritti correlati alla successione né, di conseguenza, può essere sottoposto ad alcuno degli oneri conseguenziali all'accettazione dell'eredità. Ciò vale, anche se il chiamato risulta tra i successibili ex lege.

In questi termini, l'effetto che deriva dalla dichiarazione di rinuncia è che il soggetto che, pur chiamato alla successione, non la accetti, sarà esonerato da ogni carico e debito del de cuius, anche nel lasso di tempo che intercorre tra l'apertura della successione e la rinuncia (che ha effetto retroattivo) alla stessa. Perfino se, prima della rinuncia, ha presentato la dichiarazione di successione; che non costituisce atto suscettibile di determinare l'accettazione dell'eredità.

Sulla scorta di questi principi, entrando ora nel merito della vicenda, la Corte di Cassazione ha ritenuto infondate le pretese dell'Agenzia delle entrate che, nell'ambito di un contenzioso, riteneva che la rinuncia all'eredità non è sufficiente per escludere la configurabilità delle soggettività passive del de cuius a carico dei chiamati, poiché può essere revocata entro 10 anni dalla morte del de cuius (salvo l'intervenuta accettazione da parte di altri chiamati).

Ad avviso dell'Agenzia, pertanto, poiché per essere consolidata, la rinuncia, devono passare almeno 10 anni dalla data dell'apertura della successione, questa rimane non definitiva e, conseguentemente, è possibile ricondurre i debiti tributari ai contribuenti chiamati all'eredità.

Secondo la Corte di Cassazione, invece, il soggetto chiamato all'eredità che vi rinuncia non è titolare di alcuna soggettività passiva rispetto ai debiti del de cuius, neanche in ambito tributario: ciò comporta che non possono essere considerati tenuti al pagamento delle imposte gravanti sul de cuius i soggetti che all'eredità hanno rinunciato.
L'argomento dell'Agenzia delle entrate, secondo cui, la non definitività della rinuncia (revocabile entro il termine decennale) implicherebbe che ai fini della configurabilità della soggettività passiva di erede sarebbe sufficiente la mera delazione ereditaria – ovverosia la chiamata all'eredità, ex art. 457 cc. – non è fondato.

Al contrario. Per la Corte di Cassazione, la dichiarazione di rinuncia ha effetto immediato e implica la decadenza dal diritto di accettare l'eredità; salvo la manifestazione di una revoca. A tal proposito, la rinuncia all'eredità comporta l'immediata devoluzione ad un successibile di grado posteriore e, per il rinunciante, l'effetto di sollevarlo dalle obbligazioni tributarie riferibili al de cuius e, conseguentemente, dalle pretese dei creditori di quest'ultimo e del fisco (non a caso l'art. 65, comma 1 del d.p.r. n. 600/1973 individua quali soggetti passivi non i meri chiamati ma gli eredi).

Tutto ciò considerato, chi rinuncia all'eredità non può essere considerato titolare della soggettività passiva rispetto ai debiti del de cuius.

L'Erario o il creditore che abbia interesse ad accelerare il processo di accettazione, anche tacita, o di rinuncia all'eredità potrà fare riferimento agli strumenti di tutela messi a disposizione dal codice civile: basti, in proposito, pensare all'azione che permette adire l'autorità giudiziaria affinché venga fissato un termine entro il quale il chiamato è tenuto a dichiarare se accetta o rinuncia all'eredità o, ex art. 524 cc., allo strumento che consente ai creditori del rinunciante - se la rinuncia all'eredità avviene in danno degli stessi - di farsi autorizzare ad accettare l'eredità in luogo del rinunciante stesso.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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