Regime impatriati: stop agli sportivi professionisti

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L'Agenzia delle entrate ritiene che le agevolazioni fiscali concesse per gli impatriati non siano applicabili anche agli sportivi professionisti in assenza del Dpcm

“Questo clima di incertezza potrebbe influenzare negativamente la prossima finestra di calciomercato che si apre tra pochi giorni”, dichiara Antonio Longo, avvocato Dla Piper e segretario di Step Italy

L'agevolazione consiste nella detassazione ai fini Irpef, per 5 anni, del 70% del reddito di lavoro dipendente o autonomo (per gli impatriati non sportivi)

Sportivi professionisti fuori dalle agevolazioni previsti per i lavoratori qualificati che scelgono l'Italia come patria fiscale. “Le modalità di versamento del contributo dovevano essere stabilite da un Dpcm, che non è stato ancora emanato, motivo per cui l'Agenzia delle entrate sostiene il regime non sia applicabile” spiega Antonio Longo, avvocato Dla Piper e segretario di Step Italy
Cosa prevede il nuovo regime per gli “impatriati” contenuto in manovra?

La norma contenuta nella legge di bilancio appena approvata consente di estendere le più ampie agevolazioni fiscali previste per i cosiddetti lavoratori impatriati (dopo le modifiche introdotte dal decreto Crescita dello scorso anno) anche ai soggetti che hanno trasferito la propria residenza in Italia prima dell'anno 2020 e che, alla data del 31 dicembre 2019, risultavano già beneficiari del regime di favore. Mediante una specifica opzione, il regime speciale potrà essere applicato per ulteriori cinque periodi d'imposta, arrivando quindi a dieci anni. Tale facoltà è riconosciuta a fronte del versamento di una somma, pari al 10% o al 5% dei redditi agevolati, da determinare in base alla presenza di figli minori/a carico e alla proprietà di un immobile residenziale in Italia.

Che differenze ci sono con il decreto crescita?


Non si tratta di un regime alternativo, bensì di un “perfezionamento” dello stesso. Le misure introdotte negli ultimi anni per favorire l'attrazione in Italia del “capitale umano” sono già state oggetto, tra il 2015 e il 2019, di numerosi interventi, che ne hanno man mano aumentato l'efficacia. Da ultimo, con il decreto Crescita, le agevolazioni, in principio riservate ai lavoratori altamente qualificati o che rivestivano ruoli direttivi, sono state allargate al mondo delle professionalità minori, agli autonomi, agli imprenditori individuali e agli sportivi professionisti e sono state previste misure per favorire il “radicamento” in Italia dei soggetti trasferiti.

Quali sono i requisiti per l'accesso e in cosa consiste l'agevolazione?


Il regime fiscale di favore interessa i lavoratori residenti all'estero nei due periodi d'imposta precedenti il trasferimento in Italia e che si impegnano a risiedere per almeno due anni svolgendo l'attività lavorativa prevalentemente nel nostro Paese. L'agevolazione consiste nella detassazione ai fini Irpef, per 5 anni, del 70% del reddito di lavoro dipendente o autonomo. Se il soggetto impatriato si trasferisce al Sud, la detassazione arriva al 90%. Inoltre, per favorire la permanenza in Italia, le agevolazioni possono essere estese per un ulteriore quinquennio, con detassazione al 50% in questo arco temporale aggiuntivo, in caso di lavoratori con almeno un figlio minorenne/a carico o che diventino proprietari di immobili residenziali in Italia.

La circolare 33/E dell'Agenzia delle entrate rinvia le agevolazioni per gli sportivi professionisti rimpatriati. Che impatti ci saranno? E che cosa comporterà?


Le agevolazioni per gli impatriati sono applicabili anche ai lavoratori dello sport professionistico, in particolare atleti, allenatori, direttori tecnico-sportivi e preparatori atletici che operano nell'ambito delle discipline riconosciute come professionistiche dal Coni (calcio, basket, ciclismo, golf). Per questi soggetti, l'agevolazione consiste nella detassazione del 50% del reddito derivante dall'attività lavorativa svolta in Italia (principalmente lo stipendio corrisposto dal club). L'adesione al regime comporta il versamento di un contributo pari allo 0,5% della base imponibile destinato al potenziamento dei settori giovanili. Le modalità di versamento del contributo dovevano essere stabilite da un Dpcm, che non è stato ancora emanato, motivo per cui l'Agenzia sostiene il regime non sia applicabile. Il chiarimento appare tuttavia discutibile sotto vari profili. Per le modalità con cui è stato reso (le circolari sono documenti di prassi e non fonti del diritto), perché non sembra in linea con i principi di gerarchia delle fonti (il Dpcm è norma di rango secondario) e di tutela dell'affidamento dei contribuenti, e perché, peraltro, è in contraddizione con le istruzioni alla dichiarazione dei redditi già approvate dalla stessa Agenzia. L'emanazione del Dpcm, che a questo punto è auspicabile avvenga quanto prima, dovrebbe quindi fare salvi i comportamenti assunti a fronte di una norma primaria pienamente efficace. Certo è che questo clima di incertezza potrebbe influenzare negativamente la prossima finestra di calciomercato che si apre tra pochi giorni, oltre che obbligare i club a fare un'analisi del potenziale rischio fiscale, anche valutando eventuali accantonamenti in bilancio e clausole contrattuali ad hoc nei rapporti con gli sportivi.

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