Quanto versare per un futuro che si dilata

Emanuela Notari
25.1.2022
Tempo di lettura: 2'
Tutelarsi dai rischi di un aumento delle aspettative di vita significa prima di tutto dotarsi di un'adeguata copertura assicurativa - che garantisca un flusso di reddito aggiuntivo in caso di non autosufficienza - e integrare i flussi di reddito dopo la pensione. Andrea Carbone, fondatore di Smileconomy, ha fatto i conti: ecco come proteggersi, se si hanno 40, 50 o 60 anni
Difficile immaginare un futuro, quindi, ancora di più immaginarne tanti quante le diverse fasi di una vecchiaia così lunga, che parte da uno stadio di vita maturo ma non ancora anziano e si dipana per 25/30 anni fino alla fragilità estrema degli 85/90 anni. L'unica cosa certa è che la capacità di vivere meglio la vecchiaia si basa sulla tutela da una serie di rischi cui ci si espone con l'aumentare dell'età; rischi di salute, di socialità, finanziari, di mobilità e di tenuta degli affetti. E che pianificare cercando di prevederli e ridurne gli effetti negativi è l'unico modo di procedere nell'attesa che ci modifichino l'orologio biologico.
Valutare il costo medio del proprio tenore di vita e confrontarlo il reddito pensionistico presunto è il primo passo da fare, il secondo è trovare gli strumenti che permettano di coprire il gap di reddito con la previdenza integrativa o un piano di accumulo, per esempio. Il fondo pensione permette di accantonare una percentuale del proprio stipendio ogni mese e di riscattare quanto accumulato al momento del pensionamento, in capitale o in rendita vitalizia, con un regime fiscale vantaggioso. Inoltre al fondo pensione può confluire il Tfr. Se oggi il fondo pensione è un'opzione, domani, quando le pensioni saranno calcolate esclusivamente con il sistema contributivo, sarà un must. E' infatti noto ormai, anche se non se ne parla mai abbastanza, che se il vecchio sistema di calcolo retributivo di cui hanno goduto i nostri padri, basato ciò sugli ultimi stipendi, dava pensioni mediamente accettabili (con un tasso di sostituzione rispetto all'ultimo stipendio dell'80% per un lavoratore dipendente), domani allineando gli assegni pensionistici ai contributi effettivamente versati, ci si aspetta che quell'80% per i dipendenti si abbassi al 60-70% dello stipendio, e per i lavoratori autonomi addirittura a un 50%. Quindi chi oggi porta a casa uno stipendio di 3.000 euro sa che dovrà cavarsela con una pensione di 2.100/1.500 euro.
Il piano di accumulo o Pac, invece, è una modalità di investimento che consente d'investire somme prestabilite a cadenza periodica, attraverso la sottoscrizione a un etf (exchange traded fund), ad altro fondo comune o ad altri strumenti finanziari. Alla scadenza si riscatta quanto versato più la capitalizzazione frutto della differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita degli asset a distanza di tempo. La durata è flessibile, ma anche in questo caso, come nel fondo pensione, si richiedono almeno 10 anni per avere un buon equilibrio tra rata mensile e capitale di riscatto. Il piano di accumulo ha dei vantaggi – per esempio la gradualità, la diluizione dell'investimento, la flessibilità - ma ha anche costi, di avvio e di gestione e nel caso di chiusura anticipata. I dati ci dicono che più ci si inoltra nella longevità più aumentano i rischi di malattie che mettono a repentaglio l'autonomia richiedendo assistenza continuativa. A copertura di tale rischio entrano in campo le polizze Long Term Care che, a fronte di un versamento mensile per un tot di anni, permettono di ottenere, in caso di perdita dell'autonomia, una rendita mensile di 1.000/1.500 euro mese a copertura spese di badante e assistenza continuativa. Se può essere difficile per il Consulente affrontare il tema della disabilità, può però essere di aiuto interpretare la copertura del rischio in termini di protezione del patrimonio e anche, di conseguenza, dell'eredità che si intende offrire in successione.
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Ma quanto si deve versare, per quanto tempo e con quale rendita? Abbiamo chiesto a Smile Economy di aiutarci a visualizzare costi e rendita di fondi pensione e polizze LTC per diverse fasce di età e per diversi inquadramenti lavorativi, dipendenti e lavoratori autonomi. Il prospetto ci dice che nel caso di un lavoratore dipendente di 50 anni, che andrà in pensione a 64 anni e 6 mesi, la pensione prevista è pari al 66% del suo stipendio netto (ipotesi 3.000 euro = 1.994 euro). Questa persona potrebbe integrare il suo reddito da pensione portandolo ad equivalere all'80% dello stipendio attraverso un versamento mensile tra 500 e 600 euro a seconda del profilo di rischio (basso, medio-alto). Nel caso di un lavoratore autonomo con pari reddito, l'investimento nel fondo pensione dovrebbe essere tra 1.000 e 1.200 euro per portarsi a un tasso di sostituzione dello stipendio dell'80% rispetto a quello previsto (52%). Per una polizza LTC che dia, in caso di perdita di autonomia, una rendita di 1.500 euro mese (costo di una badante a tempo pieno), un lavoratore di 50 anni, dipendente o autonomo, dovrebbe versare 144 euro mensili.
Se il fondo pensione richiede un certo impegno, peraltro ripagato dalla riduzione del rischio finanziario nella fase della vecchiaia, specie se riscattato in forma di rendita vitalizia piuttosto che di capitale, appare evidente la convenienza di una polizza LTC rispetto al rischio di erodere il proprio patrimonio per far fronte alle spese di assistenza o di far pesare il costo o l'impegno sulla famiglia.
Articolo tratto dal numero di gennaio di We Wealth

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