La preoccupazione “Italia” e il trasferimento di residenza all'estero

Paolo Ludovici
Paolo Ludovici
15.1.2019
Tempo di lettura: 3'
Tutti gli aspetti da considerare (non soltanto fiscali) quando si decide di trasferire in un altro paese il proprio nucleo familiare per i timori legati all'aggravarsi del rischio-paese
Le preoccupazioni sull'evolversi della situazione finanziaria italiana stanno inducendo un numero crescente di persone fisiche e famiglie a valutare, quale strumento di protezione patrimoniale, il trasferimento della residenza fiscale in uno Stato estero. Le paure sono molteplici (dall'introduzione di un'imposta patrimoniale, al “blocco” degli sportelli, all'investimento forzoso in titoli di Stato fino all'uscita dell'Italia dall'Euro con la conseguente conversione delle attività finanziarie in una valuta domestica) e il trasferimento di residenza può rappresentare, rispetto a tali scenari, una soluzione in grado di offrire una protezione efficace, soprattutto laddove accompagnata dal trasferimento all'estero del patrimonio.

Per quanto riguarda i profili fiscali italiani, la raccomandazione principale rivolta a coloro che intendono trasferire la propria residenza all'estero è nota: la mera cancellazione dall'anagrafe della popolazione residente e l'iscrizione all'AIRE non sono di per sé sufficienti a perdere la residenza fiscale italiana, essendo infatti necessario trasferire nello Stato di destinazione la propria dimora abituale e il proprio centro degli interessi familiari, sociali ed economici. I legami sviluppati con lo Stato di destinazione devono superare, soprattutto in termini qualitativi, i legami con il territorio italiano e ciò può richiedere, quale condizione “minima”, il trasferimento all'estero del nucleo familiare, oltre che trascorrere nello Stato di residenza un numero di giorni (sensibilmente) superiore al numero di giorni trascorsi in Italia.

L'analisi per chi decide di trasferire la propria residenza fiscale all'estero non deve tuttavia essere limitata ai risvolti fiscali italiani essendo altresì indispensabile approfondire la fiscalità dello Stato di destinazione, che non necessariamente prevede regole uniformi a quelle previste dalle norme italiane e che – a prescindere dalle aliquote nominali – potrebbe comportare un onere tributario complessivo maggiore rispetto a quello italiano.

L'approfondimento dovrà riguardare innanzitutto le imposte sui redditi, rispetto alle quali una delle maggiori criticità può consistere nel trattamento fiscale di trust e società di persone, che in alcuni Paesi esteri possono addirittura essere disconosciuti sotto il profilo fiscale. Ciò accade, ad esempio, nel caso dei trust in Francia, dove i redditi vengono considerati come direttamente riferibili al settlor, o nel caso della società semplice in Austria, dove i redditi vengono considerati come realizzati direttamente dai soci della società (con difficoltà di riconoscimento del credito per le imposte pagate dalla società semplice).

L'analisi dovrà altresì estendersi all'imposta sulle successioni e donazioni. In molti Paesi l'onere di tale imposta è infatti molto più significativo di quello italiano (con aliquote che in alcuni Stati raggiungono il 30/40%) e le regole di applicazione significativamente differenti. Si pensi, ad esempio, al fatto che mentre in Italia la territorialità dell'imposta è connessa allo Stato di residenza del donante/decuius in alcuni altri Paesi (è il caso della Spagna) ciò che rileva è la residenza del donatario/erede. In tale contesto è evidente che una persona con l'aspettativa di ricevere una donazione o un'importante eredità dovrebbe valutare con estrema cautela il trasferimento in determinati Stati esteri e l'eventuale attuazione di una riorganizzazione patrimoniale.

Infine, anche l'imposta patrimoniale può rappresentare un onere da non sottovalutare. Le persone, ad esempio, che decidono di trasferire la propria residenza in Svizzera – e che non beneficiano del regime della “lump-sum” previsto da alcuni Cantoni – potrebbero subire l'applicazione di un'imposta sul patrimonio ben maggiore rispetto alla tassazione gravante sui redditi.
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Ha fondato L&P - Ludovici Piccone & Partners nel novembre 2014. È specializzato su tutte le aree del diritto tributario in particolare sui temi di pianificazione dei patrimoni personali e dei trust. È membro della commissione Tax and Legal in AIFI (Associazione Italiana del Private Equity e del Venture Capital), della commissione Normativa in AIPB (Associazione Italiana Private Banking) e di STEP (Society of Trust and Estate Practitioners).

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