Peer to peer: vantaggi e svantaggi del nuovo regime fiscale

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La Legge di bilancio 2018 ha modificato la fiscalità dei peer to peer. Le persone fisiche si ritrovano una tassazione al 26% mentre i no profit del 12,5%

Il nuovo regime fiscale presenta dei punti di forza per i lenders ma anche delle criticità

I lender, prestatori, dovranno infatti valutare al meglio il proprio ritorno e nel caso di ritiro dei fondi offerti prima della scadenza, in alcuni casi, si dovrà pagare una penale

Doppia strada per la fiscalità dei peer to peer. Da gennaio dello scorso anno i proventi derivanti da peer to peer lending sono assimilati a redditi da capitale e dunque sono tassati con una ritenuta alla fonte a titolo d'imposta, con un'aliquota del 26%. Percentuale che si abbassa al 12,5% nel caso si tratti di proventi in ambito no profit. Questi due temi analizzati nell'ultimo documento “Il peer to peer lending. Aspetti operativi e opportunità per aziende e investitori” pubblicato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Precedentemente per le persone fisiche le somme erano sottoposte alle aliquote Irpef (23% e 43%). La modifica del regime fiscale è avvenuta nella Legge di bilancio del 2018, attraverso un duplice intervento:
• La modifica dell'articolo 44 del Tuir
• L'individuazione dei gestori delle piattaforme quali sostituti d'imposta.

Vantaggi per i lenders?


A livello Europeo in un momento di bassi tassi di interesse dei titoli di stato, alcuni risparmiatori hanno iniziato ad orientarsi verso investimenti più rischiosi, che consentono una più alta remunerazione. Alcune ricerche mostrano come tra il 2007 e il 2013 i rendimenti, al netto delle perdite degli investimenti nelle principali piattaforme di credito al consumo statunitensi, abbiano mostrato performance più elevate di circa il 3% rispetto al rendimento indicato da Barclays Capital Fixed Abs Idex. Inoltre, ricorda il documento, sempre nel 2018 i prestiti erogati tramite piattaforme P2P rientrino tra le tipologie di investimento che possono essere inserite in un piano individuale di risparmio (Pir). Come per i redditi derivanti dagli altri investimenti inseriti in un Pir, anche gli interessi che derivanti da tale tipologia di prestiti sono esenti da imposizioni, se sono rispettate alcune condizioni base. Altro aspetto da tenere in considerazione per i finanziatori riguarda la maggiore possibilità di diversificare gli investimenti grazie all'uso del P2P.

Le criticità


Oltre agli obiettivi ci sono però alcuni elementi di criticità che non possono essere dimenticati. In particolare devono essere tenuti in considerazione limiti per i lenders, per quanto riguarda una maggiore esposizione alla possibilità di default del richiedente. Inoltre, i prestatori (lenders) devono valutare al meglio il proprio ritorno. E devono tenere in considerazione è la possibilità di ritirare i fondi offerti prima della scadenza concordata. In molti casi, infatti tale operazione è consentita, pagando una penale.

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