Patto di famiglia: compensazioni, cambio rotta della Cassazione

Matteo Tambalo
Matteo Tambalo
15.1.2021
Tempo di lettura: 3'
La sentenza della Cassazione n. 29506/2020 è di estrema importanza, perché è in discontinuità rispetto alla precedente presa di posizione (ordinanza n. 32823/2018)
Secondo la Cassazione (sentenza 29506 del 24 dicembre 2020) alla liquidazione operata dal beneficiario del trasferimento dell'azienda o delle partecipazioni societarie in favore del legittimario non assegnatario, ai sensi dell'art. 768 quater c.c., è applicabile il disposto dell'art. 58, comma 1, d.lgs. n. 346 del 1990, intendendosi tale liquidazione, ai soli fini impositivi, donazione del disponente (e quindi non dell'assegnatario) in favore del legittimario non assegnatario, con conseguente attribuzione dell'aliquota e della franchigia previste con riferimento al corrispondente rapporto di parentela o di coniugio.
Questa decisione è di estrema importanza, poiché rappresenta un netto cambio di rotta rispetto a precedente presa di posizione della Cassazione (ordinanza n. 32823/2018) dove era stato fissato il principio secondo cui l'attribuzione effettuata dal legittimario assegnatario a favore del legittimario non assegnatario dovesse essere tassata come un'attribuzione tra fratelli e sorelle, decisione che aveva comportanto un diffuso “sconforto” tra gli operatori posto che “limitava” notevolmente la possibilità di utilizzo del patto di famiglia, considerato che tale soluzione ne determinava una notevole onerosità.

Un esempio può chiarire meglio l'importanza della questione. Si pensi al caso in cui padre intenda trasferire al figlio Tizio, mediante stipula di un patto di famiglia, la partecipazione di controllo nella società di famiglia e la famiglia si componga anche di Madre e di Mevia, sorella di Tizio. Supponendo, per semplicità, che Madre intenda rinunciare a qualsiasi compensazione derivante dalla stipula di tale patto di famiglia, Tizio dovrebbe liquidare la sorella Mevia secondo quanto previsto dall'art. 768-quater c.c. che prevede che gli altri partecipanti al contratto (diversi da disponente e assegnatario), qualora non vi rinunzino in tutto o in parte, debbano essere liquidati con il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote previste dagli artt. 536 e seguenti (successione necessaria) del codice civile. Supponendo che, a seguito di valutazione del valore della partecipazione, emerga che la quota di liquidazione spettante alla sorella Mevia sia pari ad Euro 1.000.000, si avrebbero effetti notevolmente diversi seguendo le due linee interpretative proposte dalla Cassazione:

  • infatti, secondo l'ordinanza n. 32823/2018, dove era stato fissato il principio secondo cui l'attribuzione effettuata dal legittimario assegnatario a favore del legittimario non assegnatario dovesse essere tassata come un'attribuzione tra fratelli, la liquidazione da Tizio a Mevia, di Euro 1.000.000,00, dovrebbe scontare una imposta pari al 6% con una franchigia di 100.000 euro, quindi: 6%*900.000= 54.000 euro

  • diversamente, stando alla recente sentenza - secondo cui la liquidazione, ai soli fini impositivi, deve intendersi donazione del disponente in favore del legittimario non assegnatario, con conseguente attribuzione dell'aliquota e della franchigia previste con riferimento al corrispondente rapporto di parentela o di coniugio – si dovrebbero tenere in considerazione non più aliquota e franchigia previste fra fratelli ma bensì quelle previste fra padre e figlia; nel caso di specie quindi, supponendo l'inesistenza di precedenti donazioni fra padre e figlia, la liquidazione da Tizio a Mevia, di Euro 1.000.000, dovrebbe scontare una imposta pari al 4% con una franchigia di Euro 1.000.000, e quindi l'imposta sarebbe zero.


Il nuovo principio fissato dalla Cassazione ad avviso di chi scrive conferisce nuovo slancio all'utilizzo del patto di famiglia, strumento che può ben essere adottato anche in combinata con altri strumenti ed operazioni (ad esempio trust, modifiche statutarie, creazione di holding ecc.), a seconda dei singoli casi; difatti, ciascuna operazione di passaggio generazionale e riorganizzazione famigliare deve essere tagliata su misura considerando la situazione specifica, essendo inefficiente e finanche controproducente adottare soluzioni “preconfezionate”.

Da ultimo, si ricorda che il patto di famiglia presenta il pregio di poter realizzare mediante atto tra vivi ciò che - con riguardo all'azienda di famiglia e/o alle partecipazioni detenute nella società di famiglia - era già consentito fare con testamento o donazione, salvo per il fatto che nel caso di patto di famiglia è esclusa l'esperibilità dell'azione di riduzione. Con testamento, infatti, si potrebbe trasferire la propria azienda ad un discendente, ma a condizione di non ledere la quota di eredità che la legge riserva agli altri eredi necessari. Se ciò accadesse, costoro avrebbero a disposizione il rimedio della riduzione per reintegrare la propria quota di eredità. Idem dicasi per le eventuali donazioni effettuate in vita dal de cuius, posto che alla morte dello stesso gli eredi “esclusi” (o comunque lesi nella popria quota di eredità) potrebbero far valere i propri diritti. Lo stesso non accade nel campo dei patti di famiglia poiché qui collazione e riduzione non operano ed i diritti dei legittimari vengono "liquidati", come visto sopra, con le modalità precisate dagli artt. 768-quater e 768-sexies c.c., consentendo quindi di ottenere una cristallizzazione della situazione per quanto attiene al trasferimento dell'azienda e/o delle partecipazioni societarie. È inoltre possibile – nel rispetto delle condizioni richieste dalla norma - godere, per il tramite di un patto di famiglia, della completa esenzione da imposta di successione e donazione ex art. 3 co. 4-ter del DLgs. 346/90 (Tus) con riguardo al trasferimento dell'azienda di famglia e/o delle partecipazioni detenute nella società di famiglia
Laureato con lode in Economia e legislazione d’impresa, ha conseguito, in seguito, un Master in “Protezione, Trasmissione e Gestione dei Patrimoni Familiari” presso la 24Ore Business School ed un Master in “Diritto Societario” presso la Scuola di Formazione IPSOA.

Iscritto all’Albo dei Dottori Commercialisti dell’Ordine di Verona e al Registro dei Revisori Legali, è inoltre TEP (Trust and Estate Practitioner) e Full Member di Step Italy (rete internazionale di professionisti che si occupano di pianificazione patrimoniale) e socio di Nedcommunity (Associazione italiana degli amministratori non esecutivi e indipendenti).

E’ partner dello Studio Righini e Associati (con sedi in Verona e Milano), dove si occupa principalmente di operazioni straordinarie, riorganizzazione di gruppi e di passaggio generazionale (con riguardo agli strumenti di tutela e/o trasmissione del patrimonio).
E’ membro della Commissione Diritto d’impresa e Operazioni straordinarie e della Commissione Trust e strumenti di tutela del patrimonio dell’Ordine Dottori Commercialisti di Verona.
Appassionato di sport (è ex nuotatore agonista), di lettura e di natura.

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