Pandora Papers, cosa c'è dentro al vaso dell'evasione internazionale

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Alberto Battaglia
4.10.2021
Tempo di lettura: 5'
Lo stesso consorzio di giornalisti di Panama e Paradise Papers ha svelato la più grande mole di dati mai raccolta sui conti offshore

Oltre 330 politici e 35 capi di Stato si sono avvalsi di società basate in giurisdizioni dalla fiscalità agevolata per condurre i propri affari. Fra i nomi più noti quello dell'ex premier britannico Tony Blair, il premier ceco in carica Andrej Babis, presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il presidente cileno Sebastian Pinera. Anche una ex fidanzata del presidente russo Putin è entrata in possesso di una sontuosa proprietà attraverso una società basata alle Isole Vergini – poco dopo aver dato alla luce un figlio

Fra i personaggi coinvolti nell'inchiesta ci sono anche alcuni nomi italiani molto noti, fra cui l'allenatore del Real Madrid, Carlo Ancelotti

L'evasione fiscale, collegata alla creazione di società di comodo nei Paesi a tassazione agevolata, torna sulle prime pagine di tutto il mondo con la pubblicazione della più estesa inchiesta giornalistica mai condotta fino ad ora. Cinque anni dopo i Panama Papers, una nuova fuga di informazioni da 2,94 terabyte, trapelata da 14 società di consulenza legale specializzata, coinvolge ora più di 330 politici, 35 capi di Stato e 130 miliardari inclusi nell'indice Forbes dedicato agli uomini più ricchi al mondo. Sono solo alcuni dei numeri che contraddistinguono i Pandora Papers, un vaso scoperchiato dal quale fuoriescono non solo i nomi illustri di uomini d'affari e politici, ma anche le dimensioni di un sistema che continua a garantire una via di fuga fiscale ad una classe privilegiata internazionale.

Nei documenti dell'inchiesta si legge delle attività coperte del premier ceco Andrej Babis, del presidente cileno Sebastian Pinera, di quello ucraino Volodymyr Zelensky, dell'ex premier britannico Tony Blair, del re Abd Allah II di Giordania. Ma la lista potrebbe proseguire a lungo, fra capi di Stato di vari Paesi africani, fino ad arrivare all'ex fidanzata di Vladimir Putin, Svetlana Krivonogikh.

L'Espresso, che per l'Italia ha seguito l'inchiesta in esclusiva, ha evidenziato il coinvolgimento del boss camorrista Raffaele Amato, che avrebbe utilizzato “una compagnia di fiduciari con base a Montecarlo per schermare la proprietà di una società-cassaforte inglese, che ha comprato terreni e immobili in Spagna”. Fu cliente di una fiduciaria svizzera anche Delfo Zorzi, a lungo tempo coinvolto nel processo sulla strage di Piazza Fontana (poi assolto in via definitiva). E, fra quelli che avrebbero ridotto i propri oneri fiscali utilizzando società estere, c'è pure il nome dell'allenatore del Real Madrid, Carlo Ancelotti.
A questo nuovo caso hanno lavorato, come nelle precedenti inchieste sui Panama e i Paradise Paper, i giornalisti dell'Icij, con la collaborazione di oltre 600 giornalisti in 117 Paesi. Rispetto alle precedenti inchieste a cambiare non è tanto la sostanza, quanto le dimensioni: sono in tutto 29mila i beneficiari finali collegati ai documenti Pandora, più del doppio rispetto a quelli individuati nei Panama Papers. Fra questi ci sono quattro politici italiani (la cui identità non è ancora rivelata), 38 politici ucraini, 19 russi, nove britannici, cinque spagnoli e alcuni altri in diversi Paesi dell'Unione europea. In generale, il Paese con il maggior numero di beneficiari collegati ai Pandora Papers è la Russia, con 3700 compagnie di comodo, 4400 individui, di cui 46 definiti come “oligarchi”.
Le giurisdizioni coinvolte nei documenti includono, fra le altre, Panama, Seychelles e Isole Vergini Britanniche, tutte e tre incluse nella lista nera dell'Ue in quanto “non collaborative sulle materie fiscali”.

I dati si riferiscono principalmente al periodo compreso fra 1996 e 2020, anni durante i quali sono state create shell company, fiduciarie e fondazioni utili a mascherare la vera identità retrostante ad ingenti flussi di denaro, sottratti agli occhi del fisco. In alcuni casi i complessi schemi legali non si limitano schermare le identità di chi ha acquistato residenze di lusso, jet o yacht, ma sono collegati a crimini finanziari come il riciclaggio di denaro.

Pandora Papers, le storie


All'interno della mole di dati compresa nei Pandora Papers ci sono numerose vicende di pubblico interesse, che meriterebbero una più diffusa analisi caso per caso. Ad esempio, l'acquisto di un ufficio da 6,5 milioni di sterline a Marylebone, che l'ex premier britannico Blair avrebbe condotto nel 2017 attraverso l'utilizzo di una compagnia basata nelle Isole Vergini Britanniche – con un risparmio fiscale da 312mila sterline (la moglie Cherie ha commentato: “Non c'è nulla di inusuale in questa storia).

E ancora, la già citata Svetlana Krivonogikh, che nel 2003 era diventata proprietaria di un appartamento da 3,6 milioni di euro a Monte Carlo, poche settimane dopo aver dato alla luce una figlia che alcuni media russi ritengono nata da una relazione con il presidente russo Putin. La proprietà della residenza, anche qui, fu intestata a una società basata alle Isole Vergini.

Per il primo ministro della Repubblica Ceca Andrej Babis, poi, l'esposizione sui Pandora Papers rischia di incidere sull'appuntamento elettorale per la sua rielezione l'8-9 ottobre. Avrebbe acquisito proprietà nel sud della Francia per 22 milioni di dollari, sfruttando lo schermo di società offshore.

Fra i casi più importanti in termini politici e per dimensione economica, infine, rientra la serie di acquisti riservati del re Abd Allah II di Giordania. Il sovrano ha acquistato proprietà per un controvalore di oltre 100 milioni di dollari a Londra, Washington DC, Malibu (California), intestandole a varie società delle Isole Vergini. Abd Allah, fra i pochi ad aver risposto alle domande dei cronisti che hanno lavorato all'inchiesta, ha difeso il riserbo garantito dalle società offshore adducendo motivazioni legate alla sua sicurezza e aggiungendo che, comunque, il re di Giordania non è tenuto a pagare imposte.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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