Le opportunità della Cina: le regole da seguire per investire nel Dragone

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Nicola Dimitri
18.1.2022
Tempo di lettura: 3'
Investire in Cina può rivelarsi una grande opportunità. Allo stesso tempo, può essere necessario farsi supportare, dal punto di vista fiscale e non, da un consulente esperto

La Cina negli ultimi anni ha aperto il suo mercato interno agli investimenti esteri

Alcune categorie di investimenti, poiché incoraggiati dal governo cinese, godono di regimi preferenziali

È senza dubbio un momento propizio per pensare di investire in Cina. Sono diverse le aperture agli investitori stranieri che la Repubblica Popolare Cinese, uno dei paesi più estesi al mondo, nonché uno dei mercati più attivi, ha introdotto negli ultimi anni.

E invero, ci sono cose che i soggetti interessati a investire in Cina, paese esteso quanto complesso, devono sapere prima di fare questo passo. Esistono, infatti, varie regole e regimi che occorre osservare per non incorrere in criticità ed evitare che l'investimento, da opportunità di espansione dei propri affari, diventi, al contrario, circostanza negativa per il proprio business.
La disciplina che governa gli investimenti stranieri (Foreign investment law) contiene una serie di principi di liberalizzazione che riflettono il desiderio del governo cinese di facilitare un ulteriore accesso al mercato e creare condizioni di parità per gli investitori stranieri.

In effetti, agli investimenti esteri vengono riconosciute sempre più tutele: dalla protezione dei diritti di proprietà intellettuale, a quella dei segreti commerciali.

In Cina esistono, principalmente, due regimi che regolano gli investimenti stranieri: il regime ordinario degli investimenti esteri (foreign investment regime), applicabile a tutte le attività di investimento estero svolte direttamente o indirettamente da investitori stranieri in Cina, e il national security review regime. Quest'ultimo si applica solo agli investimenti esteri che sollevano problemi di sicurezza nazionale.

Ebbene, considerato che gli investimenti esteri in Cina sono classificati in quattro categorie (incoraggiati, consentiti, limitati e proibiti), gli investitori stranieri sono incentivati a effettuare investimenti nei settori "incoraggiati". Gli investimenti appartenenti a questa categoria (che vengono periodicamente aggiornati all'interno di un catalogo ufficiale), poiché incoraggiati dal governo cinese, godono di trattamenti preferenziali, nonché dell'esenzione tariffaria per le importazioni.

Ai sensi del foreign investment law, per investimento estero si intende qualsiasi attività di investimento diretta o indiretta condotta da investitori stranieri (inclusi individui, imprese o altre organizzazioni straniere) all'interno della Cina. A titolo esemplificativo, si considerano investimenti tanto la costituzione di una nuova società, quanto l'acquisto di partecipazioni in società cinesi, o ancora gli investimenti che rientrano nell'ambito dell'edilizia.

Si considerato investitore straniero, l'investitore non cinese o non registrato in Cina. Sono inoltre considerati investitori stranieri i soggetti che provengono da Hong Kong, Macao e Taiwan.

Gli investimenti stranieri che ricadono nei settori considerati strategici (ad esempio, energia o infrastrutture) sono soggetti a un controllo del governo. In particolare, il controllo può essere esercitato se l'investitore straniero detiene il 50% o più delle azioni dell'investimento, o anche se detiene meno del 50% delle azioni, ma ha diritti di voto sufficienti per influenzare le deliberazioni delle assemblee degli azionisti e del consiglio di amministrazione; o, ancora, se può esercitare in via di fatto un'influenza materiale su questioni chiave in ambito aziendale.
La società o la persona che intende investire in Cina dovrà prima di tutto fornire le informazioni relative all'investimento al Ministero del commercio che, eventualmente, dopo aver effettuato uno screening sulla categoria di investimento potrà richiedere informazioni aggiuntive o esercitare dei controlli specifici. Se, ad esempio, un investitore dovesse procedere a effettuare investimenti in settori considerati critici o proibiti, senza rispettare le eventuali richieste del Ministero, le autorità potrebbero interrompere arbitrariamente le operazioni o costringere ad annullare la transazione o, ancora, obbligare ad alienare beni o azioni.

In base alla National Negative List 2020, agli investitori stranieri è vietato investire in 22 settori, che rientrano in 10 aree, che vanno dall'agricoltura all'informatica e alla ricerca scientifica. Alcuni dei settori proibiti concernono i servizi di informazione e comunicazione; lo sviluppo di tecnologie mediche; servizi di posta, editoria; servizi di indagine sociale.

I settori “soggetti a restrizioni”, dunque non proibiti, sono 11. Per questi settori è richiesto che l'investitore straniero non operi da solo, ma, per così dire, faccia squadra con investitori e partner locali.

Ciò considerato, in base all'attuale regime normativo della Repubblica Popolare Cinese, sono tre i canali principali per investire nel mercato cinese. Creare una nuova società; effettuare investimenti in società nazionali esistenti; o, ancora, costituire una WFOE (Wholly Foreign-Owned Enterprise), vale a dire una società a responsabilità limitata i cui proprietari sono stranieri.

Una WFOE è il metodo di ingresso sul mercato cinese più utilizzato per gli investitori stranieri alla ricerca di nuove opportunità e si configura come una società a responsabilità limitata con capitale controllato da un investitore straniero.

Ebbene, queste sono solo le informazioni principali che occorre conoscere per avere un primo quadro della normativa cinese che disciplina gli investimenti stranieri. Per scegliere la strada giusta, la forma societaria più idonea al proprio business e comprendere quali sono i documenti e gli adempimenti richiesti, è necessaria un'attenta pianificazione e il supporto di un consulente esperto che possa favorire e accelerare il processo di investimento in Cina ed evitare l'insorgere di possibili conseguenze negative sul proprio business.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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