Nomadi digitale: profili fiscali e possibili criticità

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Nicola Dimitri
12.4.2022
Tempo di lettura: 3'
Una consulenza fiscale mirata consente al nomade digitale di pianificare gli spostamenti e valutare rischi e opportunità legate al trasferimento di residenza

Occorre prestare attenzione alle implicazioni fiscali legati al nomadismo digitale

Il cd. nomadismo digitale consente, a certe condizioni, di fruire di condizioni fiscali ottimizzate

Nell'ultimo periodo, anche a causa delle restrizioni agli spostamenti legati alla lotta contro il Covid-19, il fenomeno della digitalizzazione del lavoro ha registrato un'accelerazione senza precedenti.
In questo scenario, sono cambiate numerose abitudini lavorative e si sono aperte, o consolidate, altrettanto numerose opportunità per i lavoratori. Si pensi al lavoro da remoto.
In questi termini, si è venuta ad affermare la figura del cd. nomade digitale. Si tratta, più propriamente, di un soggetto professionista o freelance che lavora, producendo reddito, prescindendo dalla presenza fisica e sfruttando, invece, i collegamenti internet. Si pensi a coloro che lavorano su internet, come gli influencers o gli youtubers.

Detta tipologia di prestazione, che consente al nomade digitale di spostarsi continuamente, ha inevitabili conseguenze anche sul piano fiscale. Senza dubbio, almeno, sul fronte della residenza.

Per un verso, il nomade fiscale ha la possibilità di trasferire la propria residenza, ad esempio, in giurisdizioni che offrono un regime fiscale favorevole sulle rendite e i redditi esteri con aliquote fisse e agevolate; detta circostanza offre al professionista l'occasione di ridurre la pressione fiscale e ottimizzare dal punto di vista tributario la propria attività, abbattendo le uscite legate al costo della vita in un certo paese, piuttosto che in un altro, e svincolandosi, altresì, da costi legati ad attrezzature, locali, auto ecc.

Per un altro verso, tuttavia, il freelance o il professionista nomade digitale, va incontro a possibili criticità con il fisco, legate al permanere degli obblighi fiscali verso lo Stato di provenienza.

Per tale ragione, poiché il concetto di residenza fiscale segue criteri non direttamente legati a quelli della residenza civilistica, il nomade fiscale deve considerare l'opportunità di rivolgersi ad un professionista esperto, per individuare in che termini si corre il rischio della doppia imposizione sul medesimo reddito, quando è necessario iscriversi all'Aire, l'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero, e per quali Stati esteri la mera iscrizione non è sufficiente per superare la presunzione di residenza fiscale italiana.
Occorre avere riguardo al fatto che il fisco italiano procede a controlli fiscali mirati alla verifica della residenza fiscale degli italiani che si classificano come contribuenti espatriati. Questi controlli, che avvengono anche sulla base di scambi di informazioni tra Stati, sono volti a identificare i soggetti che si trasferiscono solo fittiziamente per il mero scopo di conseguire vantaggi fiscali altrimenti non raggiungibili.

Per questa ragione, per non andare incontro a criticità legate alle verifiche sull'esterovestizione delle persone fisiche portate avanti dall'Agenzia delle entrate, il professionista deve farsi supportare da un consulente esperto, che indichi quando si configura un centro vitale di interessi, quali sono i presupposti di fatto che consentono al fisco italiano di considerare il contribuente ancora residente nel territorio dello Stato (soprattutto se lo Stato estero verso cui ci si dirige è ritenuto un paradiso fiscale) e in che modo è possibile sviluppare un'accurata pianificazione fiscale, idonea a valorizzare gli interessi del contribuente e scongiurare possibili problematiche con il fisco.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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