La patrimoniale? Rischia di aumentare il sommerso

Emanuela Notari
16.2.2021
Tempo di lettura: 3'
La proposta di introdurre in Legge di Bilancio un'imposta sostitutiva sui patrimoni è stata respinta alla Camera per mancanza di coperture. Ma non è una buona idea secondo l'avvocato patrimonialista Roberto Lenzi. “Manovre di questo tipo riducono i capitali disponibili nell'economia e hanno sempre avuto effetti recessivi"

Manovre di questo tipo non riducono il divario di ricchezza, bensì i capitali disponibili nell'economia (anche investimenti stranieri in Italia), danneggiando nel medio-lungo termine la crescita

Bisognerebbe intervenire piuttosto sull'evasione per ricreare equità ed equilibrio sociale, anziché ricorrere ad ulteriori gabelli destinati a portare altro denaro per finanziare il “buco nero” della spesa pubblica

Non sono da trascurare anche possibili effetti distorsivi sull'economia, come quelli prodotti della patrimoniale sugli immobili che con la crisi immobiliare ha generato un terremoto su risparmio, consumi, imprese e lavoro. E costretto anche a liberarsi della casa i contribuenti che possiedono come bene l'unica casa e nessun denaro liquido per pagare l'imposta

È stata respinta alla Camera, per mancanza di copertura, la proposta di emendamento alla manovra per introdurre un''imposta sostitutiva sui patrimoni”. Ma con l'arrivo del governo tecnico di Mario Draghi non è improbabile che possa essere riproposta. L'emendamento avrebbe previsto, a fronte dell'abolizione dell'Imu e dell'imposta di bollo sui conti correnti e deposito titoli, un'imposta ordinaria sulla ricchezza superiore a 500mila euro, come somma delle attività mobiliari e immobiliari, al netto delle passività finanziarie possedute in Italia o all'estero da persone fisiche, da tassare con un'aliquota, tra lo 0,20% e il 2%. In particolare, l'aliquota varia dallo 0,2% per patrimoni da 500 mila euro fino a 1 milione di euro; allo 0,5% per quelli tra 1 milione e 5 milioni di euro; per arrivare all'1% per i patrimoni tra 5 milioni e 50 milioni di euro e al 2% per quelli superiori. È inoltre prevista una tassa del 3% una tantum solo per l'anno 2021 per i patrimoni superiori a 1 miliardo di euro.

Le voci contro non sono poche, anche per l'incertezza di fondo delle entrate della nuova imposta sostitutiva a fronte del gettito certo dato finora da Imu e imposte di bollo, pari a circa 25 miliardi di euro. E se per sfuggire alla nuova imposta si diluissero i patrimoni tra familiari (per rientrare nella franchigia di 500 mila euro) o si facessero confluire in Trust e Spa, per il momento, pare, esenti, aumentando così il sommerso? Abbiamo chiesto cosa ne pensa all'avvocato patrimonialista Roberto Lenzi.

Avvocato, al di là della convenienza e della trasparenza, cosa pensa di questa proposta?


Premesso che in Italia di imposte patrimoniali ne esistono già parecchie, sono totalmente contrario a prelievi di natura patrimoniale su beni di qualsiasi natura, sui quali siano state già pagate imposte. Manovre di questo tipo coinvolgono aspetti non solo tecnici (di natura giuridica e tributaria), ma anche etico-sociali. Sotto quest'ultimo profilo, la questione si presenta scottante soprattutto se affrontata in un contesto di manifesta crisi economica ed emergenziale dovuta al Covid 19, nonché dal deterioramento del rapporto di fiducia e lealtà tra Stato e cittadino contribuente.

Alcuni hanno fatto notare che anche in altri Paesi la patrimoniale esiste…


Senza, però, precisare che in quei Paesi il rapporto tra cittadino e Stato non è conflittuale come da noi e che la misura patrimoniale è inserita in un contesto tributario globale meno oneroso, meno complicato e soprattutto con differente destinazione delle risorse, in altre parole, allocato nel più generale ambito della fiscalità complessiva del contribuente.

Ci spieghi meglio perché è così nettamente contrario all'idea di una patrimoniale.


Per una serie di fattori. Primo, proporre un'altra patrimoniale in Italia, anche qualora fosse connotata dal requisito della straordinarietà, non può prescindere dalla sua “accettabilità sul piano sociale”. Una parte non indifferente di contribuenti potrebbe dubitare, vista l'area politica da cui provengono queste proposte, che il presupposto di una tale manovra non sia di natura tecnico-emergenziale, bensì di carattere tecnico-punitivo nei confronti delle classi più agiate. Secondo, pare anche lecito dubitare dell'accettazione di una ulteriore patrimoniale finalizzata a ragioni di spese pubblica non produttiva e finalizzata a mantenere inutili sacche assistenziali anziché favorire investimenti e posti di lavoro; il tutto, di fronte a un'economia sommersa ancora molto rilevante. Terzo, in Italia una grande maggioranza di persone le imposte non le paga o lo fa in maniera ridotta, perché fortemente assistita. Ed è qui che bisognerebbe intervenire per ricreare equità ed equilibrio sociale, anziché ricorrere ad ulteriori gabelli destinati a portare altro denaro per finanziare il “buco nero” della spesa pubblica.

Manovre di questo tipo non riducono il divario di ricchezza, bensì i capitali disponibili nell'economia (anche investimenti stranieri in Italia), danneggiando nel medio-lungo termine la crescita e hanno sempre avuto effetti recessivi.

Ci fa un esempio di questi effetti distorsivi?


La tassazione patrimoniale sugli immobili ha contribuito in maniera importante a creare effetti distorsivi sull'economia a partire dalla crisi immobiliare, che hanno riguardato risparmio, consumi, imprese e lavoro. Né tantomeno si possono sottacere le problematiche in cui incorrerebbe un contribuente che possiede come bene l'unica casa. Non possedendo denaro liquido per pagare l'imposta che farebbe? Dovrebbe venderebbe il terrazzo? Si indebiterebbe?

(articolo comparso sul magazine We Wealth di febbraio 2021)

 

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