L'interposizione non blocca il credito d'imposta del veicolo estero

Giancarlo Marzo
Giancarlo Marzo
30.6.2022
Tempo di lettura: '
I chiarimenti dell'Agenzia delle entrate nella risposta a interpello n. 282 del 20 maggio 2022 sull'interposizione fittizia di un veicolo estero. In pratica, l'intestazione formale dell'attività svolta da un soggetto residente in una società estera non basta ad aggirare l'imposizione in Italia
La contestazione dell'interposizione fittizia di un veicolo societario estero ne determina l'inesistenza dal punto di vista fiscale. I proventi derivanti dall'attività formalmente intestata a tale soggetto giuridico devono essere attribuiti all'effettivo titolare del reddito residente e tassati in Italia secondo il cosiddetto worldwide taxation principle. Venendosi a trovare nella stessa posizione del residente che ha conseguito redditi esteri, tuttavia, l'interponente conserva anche il diritto al riconoscimento della rilevanza dei costi sostenuti dalla società interposta ai fini del credito estero. Queste, in sintesi, i chiarimenti resi dall'Agenzia delle entrate nella risposta a interpello n. 282 del 20 maggio 2022.

L'interpello


L'istante, soggetto fiscalmente residente in Italia a decorrere dal 2020, ha interpellato l'Agenzia dell'entrate per avere conferma in ordine alla valida esistenza fiscale di una società estera, al fine di scongiurare contestazioni di interposizione ai sensi dell'articolo 37, comma 3, del dpr 29 settembre 1973, n. 600. In particolare, ha rappresentato all'Agenzia delle entrate di essere titolare della partecipazione totalitaria di tale società detentrice, a sua volta, dei diritti di sfruttamento economico e di sponsorizzazione della propria immagine. Tale società, costituita nel Regno Unito nel 2012, e attualmente amministrata dalla madre dell'istante, era anche titolare di partecipazione del 50% in un'altra società con sede nel Regno Unito e di taluni crediti derivanti da finanziamenti erogati nei confronti di diversi soggetti giuridici.

La risposta n. 274/2022


In considerazione di tali caratteristiche, l'Agenzia delle entrate ha giudicato tale società alla stregua di un soggetto meramente interposto ai sensi dell'art. 37, comma 3, del dpr n. 600/1973 e, in quanto tale, inesistente ai fini fiscali. A tal riguardo, l'Agenzia ha osservato che, seppur formalmente dotata di un'autonoma gestione, il veicolo societario può facilmente essere ricondotto all'istante in quanto interamente partecipato da quest'ultimo e gestita da un soggetto appartenente alla sua sfera familiare. La stessa, inoltre, sebbene formalmente costituita per svolgere diverse attività non risultava aver operato alcun investimento rilevante, né risultavano documentati contratti in divenire, attività o proposte di business rilevanti.
Pertanto, non risultando definita con chiarezza l'attività d'investimento e stante l'assenza di una struttura organizzativa-gestionale, il fisco ha concluso per l'imputazione di tutti i proventi incassati dalla società in capo socio residente in Italia.

Conclusioni


L'intestazione formale dell'attività svolta da un soggetto residente in una società estera non basta ad aggirare l'imposizione in Italia. A prescindere dallo strumentale utilizzo di un veicolo societario il centro di imputazione dei redditi deve identificarsi nel soggetto che ha svolto l'attività produttiva degli stessi, realizzando il presupposto impositivo. La soluzione prospettata si pone, sostanzialmente, in linea con le posizioni già espresse nella recente risposta ad interpello n. 274/2022 (che, di contro, ha riconosciuto le ragioni dell'istante contribuente), nonché con diverse pronunce della Corte di Cassazione (tra cui l'ordinanza n. 27625/2018) che, chiamata a pronunciarsi sul tema, ha più volte affermato l'applicabilità del citato art. 37 nelle ipotesi di interposizione (sia fittizia che reale), per mezzo delle quali la tassazione avviene in capo a un soggetto differente rispetto al reale percettore del reddito.
Opinione personale dell’autore
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.
WeWealth esercita sugli articoli presenti sul Sito un controllo esclusivamente formale; pertanto, WeWealth non garantisce in alcun modo la loro veridicità e/o accuratezza, e non potrà in alcun modo essere ritenuta responsabile delle opinioni e/o dei contenuti espressi negli articoli dagli Autori e/o delle conseguenze che potrebbero derivare dall’osservare le indicazioni ivi rappresentate.
Fondatore dello studio Marzo Associati, classe ’82, esperto di fiscalità e, in particolare, di wealth
management. Dopo la laurea con lode presso l’Università degli studi di Bari e il master in Diritto tributario d’impresa alla Bocconi, ha conseguito l’abilitazione professionale nel 2012. È autore di numerosi contributi in manuali, quotidiani e riviste specialistiche, oltre che relatore in svariati
convegni di settore.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti