I millennial tra consulenza e pianificazione finanziaria

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
16.9.2021
Tempo di lettura: 3'
Tra passaggio generazionale, futuro incerto, mancanza di educazione finanziaria ecco perché i millennial hanno bisogno dei consulenti. E i consulenti di loro

Andrea Baron, Managing Director di MFS Investment Management e Assunta Siviero, Sales Director, hanno presentato giovedì al Salone. del Risparmio un sondaggio circa il rapporto tra millennial e consulenza finanziaria

Dal sondaggio emerge come il 60% dei millennial italiani ha ricevuto o si aspetta di ricevere a breve un’eredità, ma al contempo non sanno bene come gestire questo denaro

I millennial sono una generazione che per troppo tempo è stata fuori dai radar dei consulenti finanziari. Tuttavia, numeri alla mano, sono proprio a loro coloro che i professionisti degli investimenti dovrebbero guardare. I motivi sono principalmente due: sono i beneficiari imminenti del trasferimento generazionale di un enorme volume di ricchezza e chiedono a gran voce un aiuto a gestire le proprie finanze. A dirlo è Andrea Baron managing director di MFS, società d'investimento americana, alla presentazione di un sondaggio condotto tra 500 millennial e 250 consulenti finanziar, tenutasi giovedì al Salone del Risparmio.
Negli Stati Uniti si calcola che la gen y riceverà dai propri padri, i baby boomer, 60 mila miliardi di dollari nei prossimi 25 anni. Il fenomeno, mutatis mutandis, interesserà naturalmente anche l'Italia. Il 60% dei millennial italiani infatti dichiara di aver ricevuto o di aspettarsi a breve un'eredità. Di fronte a questo ingente passaggio di ricchezza tuttavia i giovani si dicono impreparati: il 24% di essi afferma che il loro bisogno di consulenza è aumentato negli ultimi 12 mesi, mentre il 75% ha poca fiducia nella propria capacità di affrontare i problemi finanziari. La montagna di informazione a cui i giovani d'oggi hanno accesso non basta: il 30% di loro alla domanda su che cosa investirerebbero non sanno cosa rispondere. Risultato il 61% dei millennial italiani che hanno ricevuto o prevedono di ricevere un'eredità dichiara di voler trasferire il denaro presso un'altra società, di volerlo spendere immediatamente o di non saper cosa fare, con il rischio dunque che la montagna parcheggiata sui conti correnti (ad oggi più di 2 mila miliardi di euro) aumenti ancor di più.

Al contempo molti giovani – in Italia il 70% - stanno posticipando molte scelte importanti della vita, con il risultato che probabilmente rispetto ai loro padri ci sarà un ritardo di almeno dieci anni su temi, ad esempio, quali l'acquisto di una casa. Tra le differite più frequenti ci sono l'acquisto della macchina (27%), traslocare (20%), l'acquisto della prima casa (16%), avviare una nuova impresa (14%), risparmiare per l'istruzione dei figli (12%), iniziare una nuova carriera (10%), avere/adottare figli (10%), sposarsi (9%).
Ai consulenti dunque spetta l'onere di intercettare queste esigenze dei millennial e accompagnarli nelle loro scelte d'investimento, aiutandoli a definire quali sono i loro reali obiettivi d'investimento. Non sempre ben chiari. Dal sondaggio emerge infatti una discrepanza, questa a livello intergenerazionale, tra obiettivi del cliente e quella che è la percezione di questi da parte del consulente. Per il 36% dei clienti millennial, complice forse anche la paura della disoccupazione, l'obiettivo primario è quello di generare reddito da investimenti, cosa che invece ritiene marginale il consulente (12%) rispetto all'obiettivo di accrescere il proprio patrimonio (49%). Si pone dunque un tema anche educazionale: il consulente per instaurare un rapporto di fiducia reciproca con il cliente deve per prima cosa riuscire ad accrescerne la comprensione del mondo finanziario. A partire dai concetti base quali ad esempio: il beneficio della diversificazione, l'importanza di avere un lungo orizzonte di investimento, la matematica dell'interesse composto, il pericolo delle emozioni.

Tuttavia dal sondaggio emerge infine come i consulenti fatichino ad arrivare ai millennial. Il 9% afferma di non occuparsi di questo segmento a cui si aggiunge un 56% che dice di non riuscire ad attrarli. Tra i primi, i motivi principali indicati per il loro disinteresse sono: non hanno un patrimonio sufficiente (75%), non ho un modello di business appropriato per i clienti più giovani (24%), i millennial non sono interessati ad investire (18%). Tra i secondi invece pesa il disinteresse verso quella che è la famiglia e i rapporti più stretti del cliente: il 55% dei consulenti intervistati non ha mai incontrato i figli del cliente, il 32% solo una volta e solo il 14% dichiara di avere un rapporto anche con i figli.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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