Dollaro digitale, il tiepido abbraccio della Fed

Contributors We Wealth
Contributors We Wealth, Kenneth Rogoff
2.3.2022
Tempo di lettura: 3'
È abbastanza semplice spiegare perché la banca centrale degli Stati Uniti sia riluttante verso qualsiasi cambiamento quantico nel sistema finanziario esistente, che vede il dollaro in posizione di chiaro predominio e privilegio

I governi di molti paesi, in particolare quello cinese, stanno spingendo sulla sperimentazione delle Cbdc, central bank digital currency.
È il denaro 3.0 che si muove a tutta velocità: la Fed arriva buona ultima nell'arena con il white paper "The US Dollar in the Age of Digital Transformation".
Un ritardo determinato da cautela comprensibile, ma forse eccessiva.

La Fed fissa paletti molto stringenti per l'introduzione di un dollaro digitale al dettaglio. Per cominciare, scrive che la nuova forma di denaro deve fornire vantaggi in modo più efficace rispetto ad altri metodi esistenti (come le stablecoin digitali legate al dollaro).

La valuta digitale deve garantire anche la protezione della privacy e non deve facilitare l'attività criminale, il che è ironico vista la popolarità della banconota da 100 dollari nell'economia sommersa globale.

Il requisito più impegnativo è che i guadagni attesi dall'introduzione di un dollaro digitale superino i rischi che esso potrebbe generare.

Nonostante tutti i difetti dell'infrastruttura finanziaria esistente, il suo funzionamento interno è rimasto sostanzialmente intatto per decenni. Sarebbe da incubo lo scenario in cui un dollaro digitale mal progettato lasci aperta una "porta sul retro" che permetta a una potenza straniera ostile di chiudere con un click l'intero sistema finanziario globale basato sul dollaro.

Rischi a parte, non è difficile capire perché la Fed sia particolarmente resistente a qualsiasi cambiamento quantico nel sistema finanziario esistente.

Dopotutto, il predominio internazionale del dollaro porta agli Stati Uniti una miriade di vantaggi. Abbassa i tassi di interesse che i cittadini e le imprese Usa devono pagare, per non parlare di quelli per il più grande mutuatario del mondo, il governo degli Stati Uniti.

Il predominio del dollaro offre inoltre alle autorità statunitensi un privilegio in termini di accesso alle informazioni sulle transazioni in dollari in tutto il mondo. Inoltre, consente al Paese di imporre sanzioni finanziarie significative.

La Russia ne è stata oggetto dai tempi dall'annessione della Crimea nel 2014, e l'amministrazione del presidente Joe Biden sta ora minacciando misure molto più forti in caso di invasione russa dell'Ucraina.

Così mentre le altre principali banche centrali lavorano alacremente all'introduzione della propria e-coin, il timore è che la Fed possa trovarsi nella posizione di Eastman Kodak quando è arrivata la fotografia digitale. Ma c'è un'altra ragione più sottile per spiegare la riluttanza della Fed rispetto al dollaro digitale: gli Stati Uniti sono ancora fondamentalmente una democrazia e un'economia di mercato. Sebbene il governo abbia un notevole potere normativo e legale per imporre l'adozione della sua valuta digitale, ciò si applica solo fino a un certo punto.

Il pubblico americano non può essere costretto ad accettare una transizione che non vuole. È già avvenuto, quando il Tesoro Usa ha cercato di diffondere le banconote da 2 dollari perché avrebbe risparmiato sulla stampa.
Quindi, quando gli Stati Uniti cercheranno di introdurre un dollaro digitale al dettaglio, come alla fine accadrà, potrebbero non avere la strada spianata. Infine, una questione evidentemente assente dal white paper della Fed è come essa intenda regolamentare le tecnologie finanziarie decentralizzate del Web 3.0.

Un tema sul quale siamo molto indietro: il regolatore Usa dovrebbe fare molto di più per guidare e frenare la crescita delle criptovalute private e dei loro numerosi derivati. Come ha affermato la senatrice degli Stati Uniti Elizabeth Warren, "la crittografia è il nuovo shadow banking".

L'opinione comune secondo cui le criptovalute siano fondamentalmente utilizzate solo per gli investimenti e non per le transazioni e i flussi di capitale - un'opinione a cui aderisce il paper della Fed - è un pio desiderio, come ha dimostrato una recente ricerca. Il presidente della Fed Jerome Powell ha affermato che l'introduzione di un Cbdc statunitense taglierebbe la domanda di criptovalute.

Ma non quella domanda che proviene dall'economia sommersa globale, che si tratti di acquisti illegali di droga sul dark web, evasione delle sanzioni da parte di oligarchi russi, fuga di capitali, riciclaggio di denaro o evasione fiscale. Dunque non è possibile aggirare la necessità di una regolamentazione rigorosa dell'uso della criptovaluta nelle economie avanzate e delle Cbdc di altri paesi quando entrano nell'uso internazionale. La riluttanza della Fed nel lanciare un dollaro digitale è comprensibile, ma questa non può essere la giustificazione per l'inspiegabile e dannosa lentezza della riforma normativa.


Articolo tratto dal Magazine We Wealth di febbraio 2022, a cura di Kenneth Rogoff, Professore di Economics and Public Policy della Harvard University
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